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Casa Italia è il Dipartimento della Presidenza dei Consiglio dei Ministri che ha visto luce ad inizio agosto 2017 per promuovere la sicurezza del Paese in caso di rischi naturali nato da una Legge e non da un Decreto Presidenziale dei Consiglio dei Ministri (DPCM). A pochi giorni dall’insediamento di una nuova legislatura, Tribuna Economica ha incontrato 

Roberto Giovanni Marino, Capo Dipartimento, già Capo Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria, con carriera istituzionale che vede il suo inizio nel Ministero dei Beni Culturali più di 30 anni fa: “Il compito di Casa Italia è quello di sviluppare, ottimizzare ed integrare strumenti destinati alla cura e alla valorizzazione del territorio, delle aree urbane e del patrimonio abitativo”, dice Marino a Tribuna Economica. 

“Il Dipartimento non è un Ministero e non ha portafoglio (ha una dotazione interna inserita nella Legge di Bilancio 2017 pari a 157,5 milioni di euro, ndr). Certo, ci sono stati assegnati alcuni compiti operativi e le risorse in dotazione servono per verificare la vulnerabilità sismica delle scuole e di edifici privati della Zona 1 (zona a più alto rischio sismico, ndr) e per l’avvio di 10 progetti pilota che consentano di sperimentare soluzioni tecniche innovative per la messa in sicurezza degli edifici. Ma la funzione propria di Casa Italia – prosegue Roberto Giovanni Marino – è quella di creare le condizioni affinché i cittadini e i decisori politici possano avere gli strumenti necessari per valutare come porsi nei confronti del tema sicurezza abitativa”. 

Da una parte il cittadino: “Far crescere la consapevolezza dei rischi dei luoghi in cui si abita, coinvolgere i cittadini nell’adozione di strategie a livello locale, informare su quanto è possibile fare per migliorare la sicurezza delle abitazioni”. Per la parte politica: “Dare il miglior supporto possibile alle decisioni, legislative e amministrative: migliorare i presupposti conoscitivi delle decisioni, suggerire soluzioni, creare sinergie tra competenze e attività dei diversi soggetti pubblici. Poi, naturalmente, spetta alla politica decidere”.  “A singoli cittadini e  decisori politici è rivolta la Mappa dei rischi dei comuni italiani (visibile sul sito www.casaitalia.governo.it), realizzata grazie alla collaborazione di diversi Enti”.

In continuità con quanto indicato dalla Struttura di missione a suo tempo istituita presso la Presidenza del Consiglio, cui si deve ilRapporto sulla promozione della sicurezza dai rischi naturali del patrimonio abitativo” che fornisce un quadro sistematico sul tema del miglioramento della sicurezza del patrimonio abitativo e individua il fabbisogno di dati e informazioni rilevanti, promuovendo il coordinamento delle fonti informative esistenti e la loro accessibilità, “si sono naturalmente operate delle scelte di campo che costituiscono le basi fondative del progetto”, continua Marino. Da un lato, “si è scelto di agire in modo sistematico su tutte e tre le componenti del rischio, privilegiando interventi che non obblighino persone e comunità a modificare le proprie condizioni di vita”; dall’altro, “di affrontare in modo integrato i diversi rischi naturali”.

Come in tutti gli avvii, ci sono anche delle difficoltà: “In tutti i progetti, e sottolineo: progetti, c’è una fase di avviamento. Il Rapporto offre già una analisi solida e valide indicazioni di metodo. Il vero senso dell’istituzione del Dipartimento non è la creazione dell’ennesimo soggetto chiamato  a intervenire e a spendere: non vogliamo e non dobbiamo sostituirci o sovrapporci alla Protezione Civile o alle altre Amministrazioni ed Enti Pubblici competenti in questa materia. Dobbiamo piuttosto creare le condizioni perché ciascuno eserciti le proprie competenze, e utilizzi le risorse che gli sono attribuite, nella maniera più efficace e più rispondente all’obiettivo”.

Ma ci sono anche obiettivi. “Obiettivi di lungo periodo: il nostro Paese è fragile ed esposto ai rischi naturali; se si pensa alle caratteristiche del nostro patrimonio abitativo e al nostro patrimonio culturale, è evidente che serve l’impegno di tutti e un orizzonte temporale di venti-trent’anni”. “Altro obiettivo è quello di capovolgere il tema della discussione: è vero che servono tanti soldi (e ci sono, ndr), ma è altrettanto vero che investire in sicurezza significa risparmiare, in prospettiva, sui costi ingenti della ricostruzione. Il problema è avere un disegno complessivo, fissare priorità, rendere più efficiente la spesa pubblica in questo settore. (In tema di risorse, tra le misure disponibili, l’incentivo fiscale “Casa Sicura” utilizzabile fino al 31 dicembre 2021. Rivolto a proprietari di edifici nelle zone a rischio 1, 2 e 3 può essere utilizzato per effettuare interventi di messa in sicurezza migliorando la classe di rischio dell'immobile e prevede un fondo pari  a circa 5mld di euro, ndr)”.

Conclude Roberto Giovanni Marino nell’intervista rilasciata a Tribuna Economica: “Va migliorata la comunicazione verso i cittadini per far conoscer meglio le varie iniziative e siamo anche consapevoli che l’agevolazione fiscale “Casa Sicura”  non è sempre facilmente accessibile se manca la liquidità necessaria per anticipare i costi dei lavori di ristrutturazione o non si possiede la capienza per poter effettivamente fruire della detrazione Irpef. Siamo impegnati a migliorare le possibilità di accesso alla misura, per renderla pienamente efficace (oggi, infatti, è possibile detrarre fino ad un massimo di 16mila euro circa l’anno per 5 anni, ma se l’interessato deve pagare un’imposta inferiore, la differenza va persa. Ndr).

 

Francesco Bartolini Caccia

Direttore, Tribuna Economica

(© Riproduzione riservata)