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La Commissione per la protezione dei consumatori ha approvato martedì 22 gennaio il progetto di relazione per una “Migliore applicazione e aggiornamento delle norme europee per la protezione dei consumatori”. Il progetto rientra nella revisione delle quattro direttive europee nota come “New Deal (corso) per i consumatori”.

Lo scopo è di contrastare le differenze esistenti tra i paesi europei. Questo “Nuovo corso per i consumatori” è un passo importante verso l’eguaglianza dei diritti dei cittadini dei vari stati membri.

L’aggiornamento mira anche a rafforzare la protezione dei consumatori grazie all’introduzione di indennizzi collettivi e all’imposizione di sanzioni più dissuasive per le imprese che adottano comportamenti sleali. Inoltre risponde al vuoto legislativo nel caso in cui non esista una legge a livello europeo, specialmente per il mondo online, nonché per quanto riguarda il doppio standard qualitativo dei prodotti in commercio.

Maggiore protezione quando si compra online.  Quando comprano da un negozio online i consumatori devono essere informati in modo chiaro sul soggetto che sta vendendo quel prodotto o servizio e se questi è un commerciante oppure un altro consumatore. In questo modo è chiaro fin dall’inizio dove far ricadere la responsabilità e quali sono le leggi che devono essere applicate.

Il “New Deal per i consumatori” assicura inoltre ulteriore trasparenza sui risultati delle ricerche online. Gli utenti riceveranno infatti informazioni precise rispetto al posizionamento di un prodotto o servizio nei risultati di ricerca e sapranno con chiarezza se l’ordine con cui vengono mostrati i prodotti o i servizi è dovuto a una campagna a pagamento.

Sono stati anche ampliati i diritti dei consumatori che utilizzano i servizi digitali “gratuiti”, come quei contratti per cui non è richiesto il pagamento di un corrispettivo in denaro ma che permettono agli esercenti di usare i dati personali dei consumatori. Questi ultimi potranno cancellare i contratti basati sull’uso dei dati personali avvalendosi dello stesso diritto di chi sottoscrive un contratto online per i servizi digitali a pagamento, ossia quello di recedere dal contratto stesso entro 14 giorni dalla sottoscrizione. Questo diritto si applicherebbe ad esempio ai servizi di archiviazione online, cosiddetticloud, ai social media e alle email.

Introduzione degli indennizzi collettivi in tutti i paesi europei.  Se un gruppo di consumatori riceve dallo stesso commerciante un disservizio o un danno, in tutti gli stati membri sarà possibile essere rappresentati da un’organizzazione no profit (diversa da paese a paese e designata dai singoli stati membri) che agirà a nome del gruppo di consumatori e richiederà un indennizzo, come un rimborso, una sostituzione o una riparazione. Sarà inoltre possibile creare un’azione transfrontaliera nel caso in cui si decidesse di organizzare un’unica rappresentanza per conto dei consumatori dei diversi paesi europei.

Inoltre, il diritto di richiedere un indennizzo monetario o di terminare un contratto in caso di pratiche commerciali sleali, come azioni di marketing disoneste o aggressive, sarà unificato e reso uguale in tutta l’UE e non varierà più da paese a paese come accade oggi.

Sanzioni più dissuasive.  Le autorità per i consumatori europee non sono sempre ben preparate a sanzionare le “situazioni nocive di massa”, cioè quelle situazioni in cui le vittime corrispondono a un largo numero di consumatori in Europa. Il livello delle sanzioni non è lo stesso nell’UE e solitamente non sono sufficientemente elevate da avere un vero effetto deterrente.

L’aggiornamento dovrebbe dare alle autorità nazionali per i consumatori il potere di imporre in modo coordinato delle sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive.

Contrastare il doppio standard qualitativo dei prodotti.  Una delle pratiche commerciali disoneste riguarda il marketing di prodotti che hanno lo stesso marchio e confezionamento, ma la cui composizione è significativamente diversa, e delle cui differenze il consumatore non viene propriamente informato. Le ricerche nel settore hanno dimostrato esempi di queste pratiche nell’industria alimentare.

Così facendo si inganna il consumatore facendogli credere che ciò che sta acquistando è lo stesso prodotto, benché in verità non lo sia. Secondo quanto prescritto dalle linee guida della Commissione nel settembre 2017, il “Nuovo corso per i consumatori” aggiornerà la “Direttiva sulle pratiche commerciali sleali”.

 

 

 

 

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