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L’indice di fiducia della manifattura cinese ha fatto meglio delle attese registrando un rialzo inatteso da 49,9 a 50,8 punti a marzo. Gli analisti si attendevano una lettura a 50,1. Si tratta del primo aumento da novembre ed è frutto in parte del recupero dei nuovi ordini all'export, tornati nel ciclo espansivo,

della produzione e dei nuovi ordini. La notizia, secondo il Sole24Ore, ha dato la spinta alle piazze asiatiche tutte in forte rialzo trainate dagli indici di Shanghai e Shenzen che hanno chiuso con un rialzo del 2,58% e del 3,51% rispettivamente. Da inizio anno le Borse cinesi sono tra quelle che hanno corso di più in assoluto. Il saldo per l’indice Shanghai Composite è positivo per il 28% mentre quello della piazza di Shenzen risulta in rialzo addirittura del 40 per cento. Notevole anche la performance dell’indice CSI 300 che monitora le maggiori società quotate sulla Borsa cinese che ha guadagnato oltre il 33 per cento. Questo rally sorprendente delle piazze cinesi è in parte frutto della rinnovata propensione al rischio sui mercati favorita dalle politiche espansive delle banche centrali che ha spinto i mercati a privilegiare classi di investimento come i mercati emergenti (per quanto la seconda economia mondiale possa considerarsi ancora tale...). Ha giocato anche a favore la scommessa sulla chiusura della controversia commerciale con gli Stati Uniti e la prospettiva di una ripresa dell’economia per via degli stimoli del governo. Non bisogna infine dimenticare infine un fattore chiave: il mercato cinese si sta progressivamente aprendo ai capitali internazionali per via delle riforme fatte in questi anni. Un percorso che è andato di pari passo con il maggior preso che Cina sta avendo sempre più peso negli indici azionari internazionali come Msci che una fetta importante dell’industria finanziaria prende come riferimento. Non è da escludere che questo rialzo del mercato cinese sia in parte correlato alla scommessa su un maggiore afflusso di capitali nel Paese per effetto delle aperture al mercato internazionale. Non è solo il segmento azionario peraltro ad essere interessato dal fenomeno. Oggi infatti Bloomberg ha comunicato la decisione di includere i titoli di Stato cinesi e altri titoli pubblici nel suo indice Bloomberg Barclays Global Aggregate.  (Il Sole 24 Ore - ICE SHANGHAI)