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Lo scorso mese di aprile è stata condotta dalla Banca d’Italia la consueta indagine triennale sul volume delle transazioni effettuate dalle principali banche residenti sui mercati dei cambi e dei derivati OTC (Over-The-Counter) su valute e tassi di interesse.

L’indagine è stata effettuata da 53 banche centrali e autorità monetarie con il coordinamento della Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI).

Riportando all’intero sistema bancario i dati ottenuti dalla rilevazione campionaria, il volume complessivo delle negoziazioni in cambi e in derivati su valute effettutate nello scorso mese di aprile è stato di 390 miliardi di dollari, di cui 361 miliardi di dollari relativi alle negoziazioni nel mercato dei cambi. Il volume delle negoziazioni in derivati su tassi d’interesse è stato pari a 242 miliardi di dollari. Secondo i dati riportati dalle banche partecipanti all’indagine, lo swap è lo strumento più diffuso tra quelli inclusi nella rilevazione, con una quota pari al 78 per cento nel mercato delle valute e all’86 per cento nel mercato dei tassi. L’attività in overnight indexed swaps (OIS) ha rappresentato circa il 40 per cento del turnover in swaps su tassi di interesse. Il volume delle opzioni e dei contratti forward rappresenta una quota contenuta del totale in entrambi i mercati. Nel mercato dei cambi la quota dei contratti denominati in dollari è stata superiore a quella dei contratti denominati in euro (pari rispettivamente a 81 e 77 per cento). Le transazioni euro/dollaro hanno rappresentato il 76 per cento di tutte le operazioni contro euro. Nel mercato dei tassi di interesse la quota di contratti denominati in euro è stata pari all’87 per cento del totale; i contratti denominati in dollari hanno rappresentato il 12 per cento, mentre assai modesto è stato il contributo delle restanti valute. Nel mercato dei cambi e dei derivati su tassi d’interesse continuano a essere preponderanti le transazioni effettuate con banche non residenti (61 per cento).

L’indagine sul mercato italiano ha riguardato un campione di 16 intermediari (14 banche italiane e 2 filiali di banche estere). Sulla base delle informazioni disponibili nelle segnalazioni di vigilanza trasmesse alla Banca d’Italia, si stima che a queste banche sia riconducibile circa il 96 per cento del valore delle transazioni sui mercati dei cambi e dei prodotti derivati effettuate dal sistema bancario italiano, una quota analoga a quella del 2016.