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Secondo una nuova relazione della Corte dei conti europea, le autorità responsabili dei controlli alle frontiere dovrebbero prestare maggiore attenzione ad inserire tempestivamente dati completi nei sistemi di informazione

dell’UE a supporto di una sorveglianza efficace delle frontiere esterne dello spazio Schengen. I sistemi di informazione Schengen costituiscono uno strumento potente e sempre più usato dalle guardie di frontiera durante le verifiche di frontiera. Attualmente però alcuni dati non sono registrati nei sistemi, mentre altri dati sono incompleti o non sono inseriti tempestivamente. Secondo la Corte, ciò riduce l’efficienza di alcune verifiche di frontiera.

La creazione dello spazio Schengen, che ha abolito le verifiche di frontiera tra 22 Stati membri e altri quattro paesi europei partecipanti, ha accresciuto l’importanza di controlli e una sorveglianza efficaci delle frontiere esterne di tale spazio per prevenire la criminalità ed il terrorismo e controllare la migrazione. Secondo le stime, il bilancio dell’UE ha stanziato oltre 600 milioni di euro per creare sistemi di informazione volti a facilitare il lavoro delle guardie di frontiera.

La Corte ha valutato in che misura i principali sistemi di informazione per il controllo delle frontiere abbiano consentito alle guardie di frontiera di verificare l’ingresso di singoli individui nello spazio Schengen attraverso i posti di frontiera autorizzati (valichi di frontiera terrestri, porti marittimi e aeroporti). I sistemi di informazione in causa consentono di verificare persone e oggetti, visti e asilo, impronte digitali e informazioni sui passeggeri. Gli auditor hanno effettuato visite in Finlandia, Francia, Italia, Lussemburgo e Polonia.

Le guardie di frontiera utilizzano i dati registrati nei sistemi di informazione per decidere se lasciare entrare una persona, ma talvolta le informazioni che ottengono non sono adeguate per prendere tale decisioneha dichiarato Bettina Jakobsen, il Membro della Corte dei conti europea responsabile della relazione. “Il nostro audit ha inteso individuare alcuni aspetti dell’impostazione e dell’utilizzo dei sistemi sopra indicati che possono aiutare le guardie di frontiera a svolgere in modo più efficiente il proprio lavoro.

I sistemi di informazione Schengen sono generalmente ben concepiti per facilitare le verifiche di frontiera e gli Stati membri visitati rispettano generalmente la normativa, sostiene la Corte. Tuttavia, alcuni paesi facilitano l’esecuzione di verifiche di frontiera in modo più efficiente di altri e gli Stati membri potrebbero utilizzare più sistematicamente i sistemi di informazione.

Oltre metà delle guardie di frontiera consultate dalla Corte aveva permesso ad alcune persone di varcare le frontiere senza consultare i sistemi. In particolare, la Corte ha rilevato discrepanze tra il numero di visti Schengen rilasciati e il numero di quelli verificati, il che potrebbe indicare che i visti non vengono sistematicamente controllati a tutti i posti di frontiera.

Le guardie di frontiera non ottengono sempre dati completi ed aggiornati dai sistemi. Quando verificano un nominativo, possono ricevere centinaia di risultati (per lo più falsi positivi) che sono tenuti a verificare manualmente. A giudizio della Corte, ciò non solo rende meno efficienti le verifiche di frontiera, ma aumenta anche il rischio di non individuare i “veri” riscontri positivi.

I tempi lunghi per l’introduzione di soluzioni informatiche per la sorveglianza e la registrazione dei dati dei passeggeri hanno impedito lo scambio di informazioni importanti tra le autorità di frontiera. I ritardi hanno anche influito sullo scambio di informazioni sulla situazione alle frontiere e di dati dattiloscopici. La Corte avverte che un ritardo nella trasmissione dei dati sulle impronte digitali può far sì che la competenza per l’esame della domanda di asilo venga attribuita allo Stato membro sbagliato. Inoltre, gli Stati membri impiegano molto tempo per ovviare alle debolezze individuate durante le valutazioni dei sistemi, che la Corte ha comunque giudicato “approfondite e metodiche”.

La Corte raccomanda alla Commissione europea di promuovere maggiormente la formazione sui sistemi d’informazione, migliorare le procedure per il controllo della qualità dei dati, analizzare le discrepanze relative alle verifiche dei visti, ridurre i tempi per registrare i dati e per porre rimedio alle debolezze individuate.