La presente informativa è resa, anche ai sensi dell’art. 13 del D. Lgs. 196/2003 “Codice in materia di protezione dei dati personali” (“Codice Privacy”) 
e degli artt. 13 e 14 del Regolamento (UE) 2016/679 (“GDPR”), a coloro che si collegano alla presente edizione online del giornale Tribuna Economica di proprietà di AFC Editore Soc. Coop. 

Leggi di più

Nei primi nove mesi del 2019 l'attività economica in Campania si è ulteriormente indebolita rispetto all'anno precedente, nel quale l'economia campana aveva già subito un significativo rallentamento. Nel comparto industriale, gli investimenti,

frenati dall'incertezza ancora elevata, hanno rallentato; sebbene ancora positivo, si è ridotto il saldo tra le imprese che, nel recente sondaggio congiunturale, hanno indicato un aumento del fatturato e quelle che hanno invece riportato una flessione. Nel comparto delle costruzioni, i cui livelli di attività sono ancora ampiamente distanti da quelli pre-crisi, si sono registrati alcuni segnali di recupero.

La domanda estera ha attutito l'indebolimento del tono congiunturale. Le esportazioni sono aumentate in misura sostenuta, interessando pressoché tutti i principali settori di specializzazione regionale, ed è proseguita la crescita del turismo internazionale. Ne hanno beneficiato le imprese dei servizi dei trasporti. Il traffico container è aumentato nei porti campani e quello passeggeri, sia portuale sia aeroportuale, è cresciuto a ritmi sostenuti.

Tali andamenti non sono stati tuttavia sufficienti a contrastare la flessione dei livelli occupazionali, ampliatasi in misura significativa nel primo semestre dell'anno. Con riferimento al lavoro dipendente nel settore privato, le assunzioni nette a tempo indeterminato sono aumentate, trainate dalle trasformazioni di rapporti a termine. Oltre all'occupazione, si è ridotta anche l'intensità di utilizzo del fattore lavoro: le ore autorizzate di Cassa integrazione guadagni sono aumentate in misura marcata. Anche l'offerta di lavoro è diminuita, riflettendosi in una riduzione sia del tasso di disoccupazione sia del tasso di attività.

Il credito alle imprese si è ridotto, arrestando la crescita in atto dalla metà del 2015. La contrazione ha interessato il comparto delle costruzioni e quello dei servizi. In quello manifatturiero il ritmo di espansione si è dimezzato. A tali andamenti ha contribuito principalmente la debole domanda di credito, specie quella finalizzata a investimenti produttivi, in presenza di condizioni di offerta generalmente distese. Il tasso di deterioramento del credito alle imprese è aumentato e si mantiene ancora relativamente elevato, specie per le società di costruzioni. La tenuta dei margini reddituali delle imprese e la limitata attività di investimento hanno contribuito a migliorare ulteriormente il grado di liquidità delle imprese.

L'espansione delle compravendite di immobili residenziali è proseguita, sostenendo la domanda di mutui per acquisto di abitazioni, accompagnata da tassi d'interesse sostanzialmente stabili su livelli contenuti. Il credito al consumo ha continuato a espandersi a ritmi particolarmente vivaci. È proseguita l'espansione dei depositi bancari delle famiglie, a fronte di un aumento più contenuto del valore dei titoli a custodia detenuti dalle famiglie presso le banche.