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Secondo una nuova relazione della Corte dei conti europea, il Comitato di risoluzione unico (SRB) e la Commissione europea non hanno indicato – conformemente alle norme contabili – alcuna passività potenziale derivante da procedimenti

giudiziari pendenti intentati contro il ruolo da essi svolto nella risoluzione di banche in dissesto della zona euro. Al contempo, l’SRB ha indicato passività potenziali per 90 milioni di euro in relazione a procedimenti giudiziari pendenti a livello UE e nazionale, tramite i quali le banche contestano i contributi da versare anticipatamente (“contributi ex ante”) al Fondo di risoluzione unico (SRF).

Quando una banca della zona euro è in dissesto, il meccanismo di risoluzione unico (SRM) mira a gestire il processo di risoluzione in modo che abbia il minimo impatto negativo sull’economia reale e sui contribuenti. L’SRB è l’attore principale nell’ambito di questo meccanismo (insieme alla Commissione europea ed al Consiglio) e sovraintende all’SRF, che può sostenere la risoluzione delle banche.

A fine 2018, vi erano oltre 100 procedimenti giudiziari pendenti di fronte ai giudici dell’UE contro l’SRB e contro la Commissione in merito ai rispettivi compiti di risoluzione bancaria; detti procedimenti concernevano principalmente la risoluzione del Banco Popular Español S.A. Secondo le norme contabili applicabili, nei rispettivi conti l’SRB e la Commissione dovrebbero rilevare passività o accantonamenti, oppure indicare passività potenziali in relazione a detti procedimenti giudiziari se hanno valutato come certa, probabile o possibile l’eventualità di un “flusso di risorse economiche in uscita”. Tuttavia, non è questo il caso, e sia l’SRB che la Commissione hanno giudicato “remota” l’eventualità che si verifichi un tale evento. La Corte non ha riscontrato alcun elemento probatorio che contraddica la valutazione operata da questi ultimi, ma raccomanda un ulteriore rafforzamento delle procedure seguite dall’SRB.

La Commissione ha affermato che nessun ricorrente può aver subìto perdite, dato che l’alternativa sarebbe stata la procedura di insolvenza della banca. Ha inoltre sottolineato che qualunque azionista o creditore che avrebbe ricevuto un trattamento migliore in una procedura di insolvenza nazionale verrà risarcito dall’SRF. L’SRB sta attualmente verificando se vi siano casi di questo tipo.

Le passività potenziali e gli accantonamenti riflettono il rischio finanziario al quale l’SRB, il Consiglio e la Commissione sono esposti”, ha affermato Ildikó Gáll-Pelcz, il Membro della Corte responsabile della relazione. “Ma, in questa fase, è difficile prevedere l’esito dei procedimenti giudiziari concernenti le risoluzioni bancarie, principalmente a causa di una situazione complessa e senza precedenti”.

Per quanto riguarda i contributi ex ante versati dalle banche per l’SRF, la Corte conclude che l’SRB si è adoperato in giusta misura per indicare i casi legati a procedimenti giudiziari come passività potenziali. Ciononostante, permangono carenze, dato che varie autorità nazionali di risoluzione hanno dichiarato di non essere in grado di appurare l’esistenza di passività potenziali.