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La Banca centrale europea (BCE) ha pubblicato i risultati del processo di revisione e valutazione prudenziale (Supervisory Review and Evaluation Process, SREP) condotto nel 2019. I requisiti e gli orientamenti

complessivi SREP in termini di capitale primario di classe 1 (Common Equity Tier 1, CET1) sono rimasti nel 2019 stabili al 10,6%, lo stesso livello registrato nel 2018.

Il CET1 rappresenta il capitale di qualità più elevata di una banca, costituito soprattutto da azioni ordinarie. I requisiti patrimoniali di secondo pilastro, fissati dall’autorità di vigilanza per ogni banca, e gli orientamenti non vincolanti di secondo pilastro sono stati pari in media rispettivamente al 2,1% e all’1,5%, entrambi invariati rispetto all’anno precedente. Lo SREP è un esercizio annuale con cui l’autorità di vigilanza esamina i rischi delle banche e determina di conseguenza i requisiti e gli orientamenti patrimoniali a livello di singolo ente, in aggiunta al requisito minimo regolamentare.

Per la prima volta la BCE, allo scopo di migliorare la trasparenza, pubblica anche i dati aggregati per modello imprenditoriale e le informazioni per singola banca sui requisiti patrimoniali di secondo pilastro. In relazione al ciclo SREP in questione, 108 banche hanno acconsentito a tale comunicazione oppure hanno già divulgato i requisiti di secondo pilastro sui propri siti Internet. “Siamo sostanzialmente soddisfatti del livello complessivo di adeguatezza patrimoniale degli enti significativi sottoposti alla nostra vigilanza” ha dichiarato Andrea Enria, Presidente del Consiglio di vigilanza della BCE. “La nostra valutazione ha rilevato che permangono preoccupazioni, in particolare per quanto riguarda i modelli imprenditoriali, la governance interna e i rischi operativi delle banche. È su questi aspetti che si concentrerà maggiormente la nostra azione di vigilanza”.

I livelli complessivi di CET1 richiesti da altre autorità e non determinati dalla Vigilanza bancaria della BCE, incluse la riserva di capitale anticiclica e le riserve a fronte del rischio sistemico, sono aumentati di 20 punti base, collocandosi all’11,7%. Tale incremento è riconducibile all’aumento di 10 punti base della riserva di capitale anticiclica e delle riserve di capitale a fronte del rischio sistemico. La maggior parte degli enti significativi detiene livelli di CET1 superiori ai requisiti e agli orientamenti patrimoniali complessivi. Sei delle 109 banche comprese nel ciclo SREP 2019 hanno mostrato livelli di CET1 inferiori agli orientamenti di secondo pilastro. Agli enti che non hanno adottato misure soddisfacenti nell’ultimo trimestre del 2019 sono state richieste azioni correttive da attuare entro tempistiche precise.

Lo SREP si compone di quattro elementi principali: realizzabilità e sostenibilità del modello imprenditoriale, adeguatezza della governance interna e della gestione dei rischi, rischi di capitale (costituiti dalle componenti rischio di credito, rischio di mercato, rischio di tasso di interesse sul portafoglio bancario e rischio operativo) e rischi di liquidità e di provvista. Dalla valutazione di ciascun elemento deriva un punteggio specifico espresso per ogni banca su una scala da 1 a 4 (dove 1 è pari al punteggio migliore e 4 a quello peggiore) e successivamente integrato in un punteggio complessivo da 1 a 4, conformemente agli orientamenti dell’Autorità bancaria europea in materia di SREP.

 a quota di banche cui è stato assegnato un punteggio complessivo pari a 3 è aumentata dal 38% nel 2018 al 43% nel 2019. Le banche che hanno ottenuto i risultati peggiori e a cui è stato assegnato il punteggio 4 sono invece diminuite dal 10% all’8%. Allo stesso tempo, la percentuale di enti con punteggio pari a 2 si è ridotta dal 52% al 49%. A nessun ente significativo è stato assegnato il punteggio 1.

I punteggi SREP evidenziano le seguenti aree di notevole deterioramento. Una valutazione dei modelli imprenditoriali ha mostrato che gli utili della maggior parte degli enti creditizi significativi sono inferiori al costo del capitale. Ciò ostacola la loro capacità di generare capitale in modo organico e di emettere nuovo capitale di rischio. Alla luce dei timori per la bassa redditività, gli esperti di vigilanza stanno concentrando maggiormente la propria attenzione sulla capacità di tenuta futura delle banche e sulla sostenibilità dei loro modelli imprenditoriali.

La governance interna si rivela un elemento di preoccupazione dal punto di vista della vigilanza: i punteggi assegnati a tale profilo sono complessivamente peggiorati negli ultimi anni. A tre banche su quattro (il 76% del totale, rispetto al 67% nel 2018) è stato assegnato un punteggio pari a 3. Soltanto il 18% delle banche ha ottenuto un punteggio pari a 2, un valore inferiore rispetto al 25% registrato nel 2018. I risultati mostrano un numero significativo di casi di gestione inefficace da parte degli organi di amministrazione e di lacune nei controlli interni.

Inoltre, alcune banche hanno riportato perdite rilevanti causate principalmente da eventi relativi al rischio di condotta. A riprova di ciò, le analisi hanno evidenziato un numero crescente di banche cui è stato assegnato il punteggio 3 per il rischio operativo, passate dal 63% nel 2018 al 77% nel 2019. Anche i rischi informatici e cibernetici hanno costituito una fonte principale di rischio operativo.

In risposta al deterioramento dei punteggi gli esperti di vigilanza intensificheranno la valutazione della sostenibilità dei modelli imprenditoriali e continueranno a richiedere alle banche di accrescere l’efficacia dei loro organi di amministrazione nonché di rafforzare i controlli interni e la gestione dei rischi. Da questo ciclo SREP è emerso che gli enti con livelli elevati di crediti deteriorati (non-performing loans, NPL) stanno sostanzialmente raggiungendo gli obiettivi stabiliti per il risanamento dei loro bilanci. A tali enti si raccomanda di mantenere un’elevata attenzione nei confronti del continuo miglioramento dei loro profili di rischio di credito.

Quando la BCE ha assunto le proprie competenze di vigilanza cinque anni fa, il volume degli NPL detenuto dagli enti significativi si collocava intorno a 1.000 miliardi di euro (pari a un’incidenza dell’8%).

A fine settembre 2019 era sceso a 543 miliardi di euro (pari a un’incidenza del 3,4%). Riguardo ai rischi di liquidità i punteggi complessivi mostrano che gli enti detengono una buona posizione di liquidità. In questa categoria, il 76% delle banche ha ottenuto un punteggio pari a 2 (70% nel 2018) e solo a quattro banche è stato assegnato il punteggio 1 (nel 2018 tale punteggio era stato assegnato a 12 banche). Molti enti significativi non hanno raggiunto gli obiettivi fissati per il 2018 nei propri piani di finanziamento, anche a seguito delle loro mutate aspettative per le condizioni monetarie.