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I mezzi d’informazione devono far fronte a un calo significativo dei ricavi pubblicitari a causa della crisi. Il Parlamento europeo teme che il peggioramento della situazione finanziaria possa compromettere la capacità di agenzie d’informazione e

testate giornalistiche di fornire informazioni chiare e accurate e contrastare la disinformazione sul coronavirus.

In una risoluzione votata il 17 aprile gli eurodeputati hanno detto che la disinformazione legata a COVID-19 rappresenta un grave problema per la sanità pubblica. Hanno poi aggiunto che tutti i cittadini devono avere accesso a informazioni accurate e verificate e che una stampa indipendente e con finanziamenti adeguati a disposizione è necessaria per la democrazia.

Libertà di espressione, libertà di stampa e pluralismo sono sanciti nella Carta dei diritti fondamentali dell’UE e nella Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Fondo di sostegno d’emergenza per i media.  Per far fronte alla situazione critica in cui versano i mezzi d’informazione, gli eurodeputati della Commissione per la cultura e l’istruzione hanno chiesto alla Commissione europea di valutare l’istituzione di un fondo di emergenza per i media e la stampa.

L’UE ha già preso alcune misure per sostenere la libertà di stampa e proteggere i giornalisti. A marzo 2020 l’Unione europea ha messo a disposizione 5,1 milioni di euro per finanziare progetti mirati a identificare e prevenire violazioni alla libertà di stampa, individuare rischi al pluralismo e sostenere inchieste transfrontaliere.

L’Europa si conferma come zona più sicura per i giornalisti.  Secondo la classifica del 2020 l’Europa rimane il continente che meglio tutela la libertà di stampa. Nei paesi dell’UE la libertà di stampa è considerata per lo più “positiva” o “soddisfacente”. Finlandia, Danimarca, Svezia e Paesi Bassi continuano a registrare i punteggi migliori.

L’UE rimane quindi il posto più sicuro per la stampa, ma RSF avverte che anche in Europa sono aumentati i casi di attacchi e minacce verso i giornalisti.

Aumentano i rischi per i giornalisti nel mondo.   Le misure di emergenza prese da alcuni governi in risposta alla pandemia di COVID-19 hanno influenzato la posizione in classifica di certi paesi come Cina (confermata al 177simo posto), Iran (sceso di 3 posizioni, al 173simo posto) e Iraq (sceso di 6 posizioni al 162simo posto).

Il Medio Oriente e il Nord Africa continuano ad essere le regioni del mondo più pericolose per i giornalisti, mentre la regione Asia-Pacifico ha registrato il più grande aumento di violazioni alla libertà di stampa con un incremento dei casi pari all’1,7%.

Al momento RSF riporta l’uccisione di 11 giornalisti dall’inizio del 2020. Sono stati 49 i giornalisti uccisi nel mondo nel 2019, 44% in meno rispetto all’anno precedente. Si tratta del numero più basso degli ultimi 16 anni, in parte dovuto alla riduzione del numero di giornalisti morti nei conflitti armati.

Nonostante ci siano alcuni dati positivi, la situazione generale della libertà di stampa nel mondo è peggiorata, mentre è cresciuta l’ostilità nei confronti dei giornalisti. Il numero di paesi considerati sicuri continua a scendere: solo il 24% tra 180 paesi ha registrato un livello di libertà di stampa positivo o soddisfacente nel 2019 e 2020 rispetto al 26% del 2018 e 27% del 2017.

Al momento sono 360 i giornalisti che risultano detenuti, numero in calo rispetto ai 389 casi riportati alla fine del 2019. Circa un terzo dei giornalisti si trova in Cina, mentre il resto è detenuto in Egitto, Arabia Saudita, Siria, Turchia, Vietnam, Iran, Bahrain e Yemen. Il numero di giornalisti tenuti in ostaggio è rimasto stabile nel 2019. I sequestri interessano quattro paesi: Siria, Yemen, Iraq e Ucraina. I dati sui giornalisti presi in ostaggio nel 2020 non sono ancora disponibili.