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Matematica e proprietà di linguaggio sono fortissimi alleati per comunicare e vendere. E' semplice in matematica ma borderline, sulla linea di confine per i due concetti sopra citati. Sta a chi comunica e/o vende, individuare la strategia migliore di come portare a casa il risultato e, la cosa, è

parecchio soggettiva, nonché “furba“.

In quanti modi passiamo comunicare un dato, una strategia, una visione, un prodotto/servizio? Infiniti. Il tutto sta a percepire la visione che la collettività ha della cosa in sé (se parliamo di massa); viceversa, se parliamo di qualità: la “ciliegina sulla torta“, il particolare, la dolcezza del peccato o della massima efficienza in quel determinato segmento. Poi sia assolutamente o circa vero, è un filo sottile. 

Tutto, o qualsiasi, si basa su punti di vista, su quello stato di equilibrio tra il “dico“ e “non dico“, tra “il positivo“, “negativo“, “neutro“ o esasperato/ponderato; doppio senso, giochi di parole. In caso diverso: flop, bruciato, svanito. La bellezza della comunicazione.

Ma anche la vendita si avvale di fondamentali simili: posso vendere un ghiacciolo ad un eschimese; posso barattare; posso dirti ciò che credo sia più opportuno ed escludere i punti deboli o escludere ed ammorbidire ciò che un cliente non cerca. Posso fornire dettagli a gusto e piacimento: eticamente corretti e/o “su filo del rasoio”). Quel che importa, è dare, fornire al cliente/acquirente, quello che si attende privilegiando qualità ed “omettendo“,  in parte, difetti o disattese dando, “en passant”, dettagli più o meno positivi/negativi: senza inganno ma soddisfacendo. In caso diverso: flop, bruciato, svanito. Ciao.

La bellezza della vendita.

 

Francesco Bartolini Caccia

Direttore Tribuna Economica