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Riempire. Questo è l’imperativo. Ma c’è modo e modo di riempire pagine cartacee o web. Ci rendiamo conto di che cosa leggiamo quotidianamente? Non ho un sondaggio alla mano, ma, dopo vent’anni di esperienza, mi sento di dire che,

almeno il 25/35% di ciò che si legge, scrive e viene divulgato all’opinione pubblica, sono parole, ipotesi e concetti astratti e di basso profilo che lasciano il tempo che trovano.

Non mi sono ancora fatto un’idea se è più “perverso” chi scrive o chi legge. Quello che è certo è che abbiamo raggiunto livelli talmente bassi che fanno ribrezzo.

Il voyeurismo fa ancora danni: ai più non piace sapere quello che può essere a vantaggio dell’interesse reciproco e/o individuale (troppo difficile anche se abbiamo molti laureati), ma, viceversa, conoscere e giudicare il vicino di casa e come vive o una persona nota a noi sconosciuta.

I maggiori danni ce li procuriamo da soli facendo in modo di leggere e dare autorevolezza (soprattutto online) a fonti di dubbia provenienza nonché senza controllo dettate da marketing ed indicizzazione dei contenuti offerti da società terze che poco hanno a che vedere con il giornalismo o l’etica che esso sviluppa. O anche alla fantasticherie di media più che rispettabili ma che devono “riempire”.

L’importante è saper cucinare e/o dire la propria su qualsiasi argomento. Così non andiamo lontani.

 

Francesco Bartolini Caccia

Direttore Tribuna Economica