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Perplesso. Questo è quello che mi risuona in testa e per diversi motivi. Fino a ieri che già molte persone lavoravano in smart working (personalmente lo svolgo e applico da oltre 15 anni) non erano nemmeno considerate così come non è considerato e tutelato un lavoratore autonomo, i

contratti a tempo determinato o le Partite Iva che professano per un’azienda senza tutele ma come liberi professionisti.

Oggi, tutto ad un tratto, il leader del principale sindacato italiano (Cgil) Maurizio Landini (nato nel 1961 e che credo non abbia mai lavorato in smart working), se ne esce bello e fresco impugnando un argomento che, probabilmente, nemmeno conosce e che i sindacati stessi non conoscono.

Siamo sicuri della competenza in materia? Qualche forte e ragionevole dubbio ce l’ho.

Occupiamoci prima di chi per anni non è stato tutelato e non di un argomento che forse può mettere, chi lavora, nelle condizioni di avere libertà di movimento, tempo per sé stesso, meno soggetto a stress in quanto non trascorre ore di spostamento e, magari, può anche avere qualche minuto in più per la famiglia. Per smart working, infine, non si deve solo pensare al solo lavoro dallo studio di casa, ma un’alternanza con ufficio, clienti, colleghi, ecc. in modo tale da non perdere di vista il lato umano e concreto delle relazioni. 

Anziché andare subito all’attacco chiamandolo “lavoro fondista” (attenzione ai termini), iniziamo prima a capire quali sono i vantaggi. Grazie.

 

Francesco Bartolini Caccia

Direttore Tribuna Economica