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Che l’Europa - Europa in quanto insieme di Paesi facenti parte dell’Unione europea come Istituzione - sia qualcosa di particolare e alle volte asettica è abbastanza risaputo in quanto esiste ma, troppo spesso, ogni Stato ha voluto, più che altro, proteggere

i propri interessi anziché la collettività che, ovviamente, nel gioco delle parti è naturale. Come è naturale trattare. Ciò non è peccato in quanto nessuno di noi vive nel mondo delle favole. Ma per costruire bisogna lasciare qualcosa, tutti. Italia compresa.

Ora i fatti o le conseguenze saranno pesanti e amare.

Probabilmente questa volta potremmo esserci, perché? Non tanto per una questione economica riguardante l’Italia che ha un peso storico e culturale nonché politico, economico, sociale e di prestigio riconosciuto ovunque e, non in ultimo, tra gli Stati fondatori dell’Istituzione europea, ma in quanto si è sotto uno stesso tetto, sulla stessa barca e bisogna remare insieme. Punto. Il viceversa non esiste; esiste la rottura.

Qui non si tratta di muovere lo scacchiere economico, politico e bilaterale per salvare un Paese o salvarne un altro. Se vuoi salvaguardare i tuoi interessi, oggi per il domani, prima devi salvaguardare la collettività. Ora. 

In questa situazione di crisi pandemica dove ci sono di mezzo: sul fronte sanitario, vite umane; lavoro e futuro riguardanti persone di qualsiasi nazionalità europea e non; economico, chi più chi meno ha le “ossa rotte”; politico, l’Europa, chiunque cada o chiunque rimanga indietro è un disastro socioeconomico e geopolitico, tutti escono o usciranno battuti. Ideologie comprese.

Nessuno può permettersi il lusso di andare da solo o imporre diktat in momento come l’attuale. Certo potrebbe anche farlo, ma a quale prezzo se tutti non si risollevano? Per questo tutti devono e dobbiamo essere coordinati. Per gli eventuali interessi personali, c’è tempo. Ora no.

Chiunque abbia la presunzione di “uscirne vivo” da solo, in piccolo gruppo o come già detto, imporsi con diktat commette un grave errore. Le cose si fanno insieme, trattando, ma con  responsabilità non con eccessiva forza e/o presunzione. Anche perché, la ruota della vita, gira. Attenzione. E’ come in una casa. Si dividono gioie, dolori, responsabilità, costi, benefici, modi e stili di vita (anche se poi, giustamente, ognuno ha il proprio spazio), entrate/uscite economiche e quant’altro vogliamo dire. In questo momento, la saggezza fa da padrona per il bene comune. Se cade uno cade anche l’altro e, come un domino, tutti.

Un esempio oltre pandemia? Vedremo che cosa accadrà con Brexit. Oramai ci siamo.

Il Regno Unito ha deciso di staccarsi, “bene”. Nonostante sia un Paese singolo molto forte che al di fuori del’Unione europea ha molti Stati al proprio fianco (come tutti), ha sottovalutato molti aspetti e “peccato di presunzione”. Vedremo se la singola forza di uno Stato riuscirà ad emergere  - ed eventualmente quando e a quale prezzo -, contro l’insieme delle forze e in un contesto imprevedibile come l’attuale. In un momento dove si stanno ancora gettando delle basi per un’Europa unita (anche se eccessivamente lungo e problematico), lasciare a metà i lavori non è del tutto lusinghiero e, gli ex “alleati”, non ti fanno sconti. Se te li fanno, è perché, sotto, ci sono interessi.

Prima metti la mano e poi la ritrai. No, ci pensavi prima come, esempio, la Svizzera che ha da sempre deciso di essere imparziale. E tutti la rispettano.

 

Articolo/editoriale pubblicato nell’edizione cartacea/digitale di Tribuna Economica di oggi, 25 maggio 2020.  (Riproduzione riservata)