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Alcuni sostengono che nel bel mezzo della pandemia, nessuno noterebbe l'ulteriore interruzione imposta da un no-deal. Ovviamente questa affermazione fa storcere il naso a molti che ricordano la campagna dei Leave dove veniva ripetutamente affermato che

sarebbe stato facile ottenere un eccellente accordo di libero scambio. In secondo luogo, l'idea di alcuni economisti secondo cui la Brexit porterebbe al libero scambio unilaterale si è rivelata affermazione non veritiera. Il Regno Unito ha infatti pubblicato pochi giorni fa un nuovo programma tariffario. Inoltre, il Regno Unito sembra voler andar contro quanto firmato, lo scorso anno, nell’accordo di recesso, dove lo stesso Johnson aveva concordato che l'Irlanda del Nord rimanesse nell'area doganale e nel mercato unico dell'UE. In quarto luogo, la dichiarazione politica che accompagnava l'accordo di uscita affermava che: "Data la vicinanza geografica dell'Unione europea e la vicinanza geografica e l'interdipendenza economica del Regno Unito, le relazioni future devono garantire una concorrenza aperta ed equa, includendo solidi impegni per garantire condizioni di parità. Nel fare ciò, dovrebbero fare affidamento su norme dell'Unione e internazionali appropriate e pertinenti e includere meccanismi adeguati per garantire un'efficace attuazione a livello nazionale, l'applicazione e la risoluzione delle controversie”.

Pertanto, le richieste dell'UE, in merito alle condizioni di parità, erano conosciute e già precedentemente accettate dal Regno Unito. In più, il mondo intero è in preda depressione data dalla pandemia e dalla durata sconosciuta. Per tale motivo, non sarebbe un buon momento per il Regno Unito aggiungere shock all'economia.

Infine, i risultati a lungo termine della pandemia includeranno probabilmente una produzione costantemente più bassa, come è accaduto dopo la crisi finanziaria e le opportunità commerciali perse per colpa di una hard Brexit porterebbero a sostanziali riduzioni a lungo termine dei livelli di produttività e produzione. Al momento, dati i fatti, la cosa migliore da fare per entrambe le parti coinvolte nei negoziati, sarebbe quella di raggiungere un accordo di libero scambio globale, alle migliori condizioni disponibili. Inoltre sarebbe opportuno in caso di assoluta necessità chiedere un'estensione della transizione fino alla fine di questa crisi. (ICE LONDRA - The Financial Times)