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Le misure di distanziamento sociale e la chiusura parziale delle attività nei mesi di marzo e aprile hanno avuto pesanti ripercussioni sull'attività economica nazionale e regionale; la crisi pandemica, tra l'altro, ha colpito la Sicilia in una fase di sostanziale

stagnazione, come confermato dalle stime di Prometeia relative al 2019. Le analisi di medio-lungo periodo evidenziano una performance economica regionale deludente nel confronto europeo, soprattutto in ragione di una peggiore dinamica della produttività e dell'occupazione, anche nei periodi precedente e successivo alla doppia recessione avvenuta tra il 2008 e il 2014.

Le imprese.   Nella prima parte del 2020 l'attività produttiva ha subìto una contrazione significativa a causa del diffondersi della pandemia. Le imprese hanno fronteggiato un drastico calo della domanda interna, che ha determinato una marcata riduzione dei ricavi attesi, soprattutto nel comparto dei servizi privati non finanziari. Le vendite all'estero, che nel primo trimestre dell'anno sono moderatamente cresciute, si sono ridotte per il complesso del non oil. In un contesto di incertezza circa l'evoluzione dell'emergenza sanitaria, le imprese che stimano una riduzione della spesa per investimenti per l'anno in corso prevalgono nettamente su quelle che ne prefigurano un aumento. Tra i principali comparti di specializzazione regionale, quello turistico, che negli ultimi anni ha sostenuto la dinamica dei servizi, è uno dei più esposti alla crisi, anche in ragione della dipendenza dalla domanda estera e dei tempi necessari a ripristinare la fiducia dei viaggiatori, che amplificheranno le difficoltà delle imprese per la stagione estiva 2020.

La congiuntura dei settori produttivi era stata debole nel 2019, in particolare nell'industria e nelle costruzioni. Tuttavia il sistema produttivo si è trovato ad affrontare la crisi attuale in condizioni finanziarie più favorevoli rispetto al passato. Nell'ultimo decennio è progressivamente migliorata la redditività delle imprese, sono aumentate le disponibilità liquide e si è ridotto il grado di indebitamento; tali dinamiche, che hanno beneficiato anche dell'uscita dal mercato delle aziende meno profittevoli e più indebitate a seguito della lunga crisi, hanno determinato una riduzione della quota di quelle finanziariamente vulnerabili. I provvedimenti di blocco delle attività hanno tuttavia aumentato il fabbisogno di liquidità delle imprese: non tenendo conto delle misure introdotte dal Governo che hanno consentito di accedere a nuovi prestiti garantiti dallo Stato, le aziende a rischio di illiquidità nei settori sottoposti a chiusura nei mesi di marzo e aprile del 2020 erano circa un quarto, prevalentemente concentrate nei servizi di alloggio e ristorazione.

I prestiti bancari al settore produttivo si sono ridotti nel 2019 in connessione con l'indebolimento della domanda di credito delle imprese; la contrazione è proseguita nel primo trimestre del 2020. In prospettiva, gli interventi di sostegno alle imprese previsti dai provvedimenti del Governo e la politica monetaria espansiva adottata dalla Banca centrale europea potrebbero facilitare l'accesso al credito, limitando in particolare le difficoltà delle imprese la cui attività è stata temporaneamente sospesa.

Il mercato del lavoro.    I livelli occupazionali nel 2019 sono rimasti sostanzialmente stabili rispetto all'anno precedente, su valori ampiamente inferiori a quelli osservati prima della crisi finanziaria. Nella prima parte del 2020 il mercato del lavoro ha risentito del progressivo rallentamento dell'attività economica e della sospensione di alcune attività non essenziali disposta per il contenimento della pandemia: i dati amministrativi sulle comunicazioni obbligatorie evidenziano un forte calo delle assunzioni nei mesi di marzo e aprile. Le ricadute dell'emergenza sanitaria sull'andamento dell'occupazione sono state mitigate dall'ampio ricorso alla Cassa integrazione guadagni (CIG) e dal blocco dei licenziamenti. Effetti rilevanti sull'occupazione potrebbero emergere nei prossimi mesi; in Sicilia la componente a tempo determinato era fortemente cresciuta negli ultimi anni e ha un'incidenza maggiore rispetto alla media nazionale.

Le famiglie.   La regione continua a caratterizzarsi per un livello di reddito inferiore alla media italiana e per una più ampia disparità nella sua distribuzione. La disuguaglianza dei redditi da lavoro, aumentata a seguito delle precedenti crisi, rimane elevata a causa del persistere di una maggiore incidenza di nuclei attivi senza reddito da lavoro. A questa si accompagnano ampi divari rispetto al resto del Paese in ambito sociale e ambientale, non colmati negli ultimi dieci anni. La quota di famiglie in povertà assoluta, maggiore rispetto alla media italiana, rischia di aumentare ulteriormente a seguito degli impatti dell'emergenza sanitaria; sono state comunque attivate misure di contrasto alla povertà e di sostegno al reddito e ai consumi delle famiglie.

Dal punto di vista finanziario le famiglie siciliane risulterebbero più resistenti alla congiuntura sfavorevole rispetto ai precedenti episodi di crisi. Dal 2008 tra le attività finanziarie, il cui valore è aumentato, si è assistito a una ricomposizione verso quelle più facilmente liquidabili. Alla fine del primo trimestre del 2020 i depositi bancari, che rappresentano la parte prevalente del risparmio, sono ancora cresciuti mentre si è registrato un forte calo del valore dei titoli a custodia detenuti dai risparmiatori, per le tensioni sui mercati innescate dal diffondersi della pandemia. La vulnerabilità finanziaria delle famiglie, misurata dal rapporto tra debiti e reddito disponibile, si è ridotta nell'ultimo decennio, portandosi su livelli inferiori a quelli medi nazionali. È inoltre proseguita la ricomposizione della struttura dell'indebitamento delle famiglie: l'incremento della quota di mutui a tasso fisso riduce i rischi legati a un eventuale rialzo dei tassi d'interesse. Nel primo trimestre del 2020 i flussi di nuovi mutui sono risultati equivalenti a quelli osservati nello stesso periodo dello scorso anno, mentre le nuove erogazioni di credito al consumo hanno segnato una notevole flessione.

Il mercato del credito.    Nel 2019 i finanziamenti bancari all'economia siciliana sono aumentati, seppure in misura meno accentuata rispetto all'anno precedente. La crescita si è interrotta con l'insorgere della pandemia, riflettendo il rallentamento dei prestiti alle famiglie e la prosecuzione del calo del credito alle imprese.

Nonostante il lieve aumento, il flusso dei nuovi prestiti deteriorati in rapporto ai finanziamenti è rimasto contenuto e inferiore al livello precedente la crisi finanziaria globale. I tassi di copertura dei prestiti deteriorati e in sofferenza hanno raggiunto nel 2019 livelli molto elevati, permettendo agli istituti di credito di affrontare la crisi in atto in condizioni significativamente rafforzate rispetto al passato. In prospettiva, la ricomposizione qualitativa degli affidamenti, che nell'ultimo decennio ha determinato un maggiore peso dei prestiti alle imprese caratterizzate da bilanci più solidi, potrebbe contribuire ad attenuare le ricadute della pandemia sulla qualità del credito; queste ultime dipenderanno anche dalla durata della recessione, dalla rapidità della ripresa e dagli interventi pubblici di sostegno.

La finanza pubblica decentrata.    Nel 2019 la spesa degli enti territoriali è aumentata. Tra le spese correnti, sono cresciuti gli acquisti di beni e servizi, mentre la spesa per il personale, che negli ultimi anni ha risentito dei vincoli normativi alle assunzioni, ha continuato a ridursi. Anche le entrate sono cresciute, in particolare le componenti extratributarie; sono invece diminuite le entrate tributarie dei Comuni, che inoltre nel 2020 risentiranno della perdita di gettito che si è determinata a causa del lockdown.

Nel complesso la situazione finanziaria degli enti territoriali in Sicilia si connota per la presenza di elevati disavanzi dovuti prevalentemente agli accantonamenti per le anticipazioni ricevute in passato dallo Stato e alla presenza di elevati crediti di dubbia e difficile esazione. Un terzo della popolazione regionale risiede in Comuni in dissesto o che hanno adottato piani di riequilibrio finanziario.

Per effetto dei provvedimenti governativi adottati negli ultimi mesi per fare fronte all'emergenza sanitaria sono aumentate, in Sicilia come nelle altre regioni, le risorse a disposizione dei sistemi sanitari, che sono state utilizzate per ampliare la dotazione sia di posti letto in terapia intensiva sia di personale.