La presente informativa è resa, anche ai sensi dell’art. 13 del D. Lgs. 196/2003 “Codice in materia di protezione dei dati personali” (“Codice Privacy”) 
e degli artt. 13 e 14 del Regolamento (UE) 2016/679 (“GDPR”), a coloro che si collegano alla presente edizione online del giornale Tribuna Economica di proprietà di AFC Editore Soc. Coop. 

Leggi di più

La proposta della Commissione REACT-EU di integrare i finanziamenti per la coesione per i paesi dell’UE con 58 miliardi di euro nei primi e decisivi anni della ripresa post COVID-19 mira a mobilitare investimenti

e anticipare il sostegno finanziario. In un nuovo parere pubblicato in data odierna, la Corte dei conti europea sottolinea la tensione tra l’obiettivo della proposta di fornire finanziamenti aggiuntivi il più celermente possibile e l’obiettivo di renderli disponibili là dove sono più necessari e avranno il massimo effetto. La Corte avverte inoltre che i meccanismi di risposta alla crisi che la Commissione propone per la dotazione finanziaria dei prossimi sette anni non contengono disposizioni sufficienti a garantire la sana gestione finanziaria dei fondi UE.

L’UE ha presentato un pacchetto da 750 miliardi noto come “Next generation UE” per sostenere gli Stati membri nello sforzo di ridurre al minimo l’impatto socio-economico della pandemia e riprendere la via della crescita sostenibile. Il pacchetto include l’assistenza alla ripresa per la coesione e i territori d’Europa (REACT-EU), come parte del periodo di bilancio 2014‑2020, per gettare le basi per la ripresa dell’UE nel 2020‑2022. Inoltre, la Commissione ha proposto nuove norme per i Fondi strutturali e di investimento europei (fondi SIE) nel periodo di programmazione 2021‑2027, per fornire meccanismi che possano essere rapidamente attivati nei prossimi anni in caso di ulteriori shock. La Corte ha esaminato entrambe queste proposte.

In risposta alla pandemia di COVID-19, la Commissione è intervenuta su numerosi fronti, anche mobilitando fondi aggiuntivi e proponendo nuove norme di finanziamentoha dichiarato Iliana Ivanova, il Membro della Corte responsabile per il parere. “La Corte giudica positivamente queste misure: perché siano efficaci, però, è necessario un buon coordinamento a livello nazionale e dell’UE”.

La Corte accoglie con favore la proposta della Commissione di gestire i finanziamenti REACT-EU nell’ambito delle strutture esistenti negli Stati membri per la gestione dei fondi SIE, che definisce un’“idea pragmatica e di buon senso”. Tuttavia, la proposta lascia agli Stati membri la piena discrezionalità nell’utilizzo dei finanziamenti aggiuntivi e non è sufficientemente dettagliata riguardo alle modalità con cui tale utilizzo verrà coordinato con quello di altri strumenti dell’UE e di altri regimi nazionali. Vi è quindi il rischio che il sostegno dell’UE sia frammentato o si sovrapponga o duplichi altri tipi di sostegno. Inoltre, gli Stati membri dovrebbero impegnare questi finanziamenti aggiuntivi (cioè stanziarli per finalità specifiche) entro il 2022, per cui è messa ulteriormente sotto pressione la loro capacità di spendere tali fondi in modo corretto e finanziariamente sano. Vi è così il rischio di eseguire spese affrettate, privilegiando l’assorbimento dei fondi rispetto al buon rapporto costi-benefici (“use it or lose it”, utilizzare cioè i fondi, per evitare di perderli), nonché un maggior rischio di irregolarità e frode. Questo rischio concerne in particolare gli Stati membri che saranno probabilmente i più colpiti dalla pandemia, che registrano tassi di assorbimento più bassi. Infine, la Corte sottolinea che il nuovo metodo per assegnare i finanziamenti agli Stati membri potrebbe essere distorto dalla sottovalutazione dei dati sulla disoccupazione.

Le modifiche proposte alle disposizioni comuni che disciplinano l’uso dei fondi SIE nel periodo 2021‑2027 mirano a rafforzare la capacità dell’UE di rispondere a circostanze eccezionali e inusuali. Si applicherebbero a qualsiasi situazione giudicata come “crisi” dal Consiglio e consentirebbero temporaneamente alla Commissione di reagire più rapidamente ricorrendo a “decisioni di esecuzione”. La proposta della Commissione non specifica però quando avrebbe fine questo potere conferito a titolo temporaneo né stabilisce una serie di aspetti che garantirebbero una sana gestione finanziaria, come la mitigazione del rischio di “effetto inerziale” (ossia finanziare progetti che sarebbe stati comunque completati) dovuto all’approvazione retroattiva dei progetti. La Commissione potrebbe quindi aver bisogno di stabilire ulteriori norme relative alle situazioni di crisi nel momento in cui queste dovessero emergere. Tra gli aspetti positivi, la proposta contiene disposizioni migliorate per seguire i finanziamenti di emergenza, un primo passo verso una maggiore trasparenza.