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A partire dall’ultima settimana di marzo, l’attività economica ha subito pesanti ripercussioni per le misure di distanziamento e di sospensione delle attività dei settori non essenziali, prese per contrastare la diffusione dell’epidemia di Covid-19.

In base a nostre elaborazioni, nel Lazio la quota di valore aggiunto dei settori sospesi sul totale è pari al 23 per cento (27 in Italia); tale stima tiene conto delle esenzioni dalla sospensione per le attività a supporto di quelle essenziali e del ricorso al lavoro agile.

In regione, tra i settori più colpiti dalla crisi ci sono quelli collegati al turismo, soprattutto internazionale, che ha un’incidenza sul PIL regionale maggiore di quello interno e per il quale si prevede una ripresa più lenta. Tra questi, il comparto degli alloggi, la ristorazione, il commercio e i trasporti assorbono una quota consistente dell’occupazione regionale, pari a circa un quinto.

La crisi pandemica ha colpito l’economia del Lazio in una fase di ristagno dell’attività: secondo le stime di Prometeia, nel 2019 il PIL è aumentato appena dello 0,2 per cento e non ha ancora recuperato il livello del 2007, anno che ha preceduto la crisi finanziaria globale. Lo scorso anno il valore aggiunto è cresciuto lievemente nei servizi e, in misura più intensa, nelle costruzioni, mentre è diminuito nell’industria in senso stretto. Le stime più recenti della Banca d’Italia (ITER), disponibili solo a livello di macroarea, nel primo trimestre del 2020 indicano un calo per il Centro lievemente inferiore alla media italiana (circa il 4 per cento). Valutazioni qualitative – basate sulla minor quota di valore aggiunto delle attività sospese rispetto all’Italia e sulle previsioni formulate dalle imprese –inducono a ritenere che, in assenza di sensibili variazioni del quadro pandemico, nel 2020 la caduta del PIL in regione sarà significativa, ma inferiore a quella media nazionale.

L’emergenza economica ha investito un’economia regionale che mostra segnali di debolezza. Negli ultimi due decenni il PIL pro capite è cresciuto meno sia nel confronto con le regioni europee, che presentano caratteristiche simili, sia rispetto alla media nazionale. Vi ha contribuito una performance relativamente peggiore della produttività, favorita dall’espansione dei servizi a bassa intensità di conoscenza.

Le imprese.    Le misure di contenimento della pandemia hanno avuto rilevanti ripercussioni sull’economia regionale. La domanda interna è prevista in forte calo e gli effetti della crisi hanno già avuto riflessi negativi sulle vendite all’estero nel primo trimestre dell’anno. Per il primo semestre del 2020, le imprese intervistate dalla Banca d’Italia nell’ambito dell’Indagine straordinaria sugli effetti del coronavirus prevedono un calo del fatturato di circa un quinto. La caduta è moderatamente inferiore a quella delle imprese del Centro e della media italiana. Le aziende hanno programmato una significativa revisione al ribasso della spesa per investimenti, già debole negli ultimi anni, che potrebbe ulteriormente risentire dell’elevata incertezza che circonda l’evoluzione della pandemia.

Il sistema produttivo regionale, tuttavia, sta affrontando la crisi attuale in condizioni finanziarie migliori rispetto al passato: nell’ultimo decennio è migliorata la redditività e la patrimonializzazione, il debito è calato e c’è stata una ricomposizione delle passività a favore della componente a più lungo termine; è complessivamente diminuita la percentuale di aziende finanziariamente vulnerabili. I provvedimenti di blocco delle attività hanno aumentato il fabbisogno di liquidità delle imprese: circa il 42 per cento di quelle intervistate a maggio ha segnalato problemi di liquidità. Tra le misure di sostegno alle aziende, le garanzie concesse dal Fondo centrale di garanzia, tra la metà di marzo e la fine di maggio, hanno riguardato finanziamenti per oltre 1,2 miliardi di euro (circa il 9 per cento del totale nazionale); poco meno del 50 per cento del valore di questi prestiti ha riguardato linee di credito per importi fino a 25.000 euro, con copertura del 100 per cento da parte del Fondo.

Nei primi mesi del 2020 l’indebitamento delle imprese è notevolmente aumentato, risentendo di alcune operazioni straordinarie di grandi gruppi; al netto di queste è proseguito, anche se più moderatamente, il calo dei finanziamenti in atto dall’ultimo trimestre del 2019, che riflette la debolezza della spesa per investimenti.

Il mercato del lavoro e le famiglie.    Le ricadute della pandemia sul mercato del lavoro sono state considerevoli, in un contesto già caratterizzato da una debole dinamica dell’occupazione negli ultimi due anni; tra marzo e aprile 2020 il numero di assunzioni nel settore privato è diminuito bruscamente. Nel primo quadrimestre del 2020, le ore autorizzate di Cassa integrazione guadagni sono aumentate di circa tre volte rispetto agli stessi mesi dell’anno precedente (di otto volte a livello nazionale). Il tasso di disoccupazione, in calo nel 2019, nel primo trimestre dell’anno in corso è ulteriormente diminuito, in seguito alla riduzione del tasso di attività favorita dal fenomeno dello scoraggiamento.

Nel primo quadrimestre del 2020 è aumentato il numero delle famiglie beneficiarie del Reddito o Pensione di cittadinanza rispetto al 2019; l’incidenza sul numero delle famiglie residenti resta tuttavia inferiore a quella italiana, analogamente alla quota di famiglie povere.

Le condizioni finanziarie delle famiglie del Lazio rimangono solide. La ricchezza delle famiglie è pari a 9,3 volte il reddito disponibile, un dato superiore alla media italiana. Rispetto al 2008 la ricchezza è tuttavia diminuita, per il calo delle quotazioni immobiliari che dal 2012 ha ridimensionato il valore della ricchezza reale, non compensato dalla crescita della componente finanziaria. Per quest’ultima, negli anni più recenti vi è stata anche una ricomposizione del portafoglio a favore delle attività più liquide o più diversificate; ciò potrebbe contribuire ad attenuare l’impatto negativo della crisi economica in essere.

Nel primo trimestre del 2020 il flusso di nuovi mutui si è ridotto rispetto alla fine del 2019, per la diminuzione delle compravendite immobiliari innescato dal lockdown introdotto a marzo. Anche il credito al consumo, dopo una significativa espansione nell’ultimo quadriennio, ha registrato un rallentamento nei primi tre mesi del corrente anno, in connessione con il deterioramento delle condizioni del mercato del lavoro e con il significativo calo dei consumi di beni durevoli. La fragilità finanziaria delle famiglie resta contenuta: nell’ultimo decennio il rapporto tra debiti e reddito disponibile è rimasto sostanzialmente stabile e la quota di famiglie considerate finanziariamente vulnerabili permane su livelli bassi, analoghi a quelli precedenti la crisi del 2008. Nell’ultimo quinquennio vi è stata inoltre una ricomposizione dei mutui a favore di quelli a tasso fisso, che ha ridotto l’esposizione delle famiglie laziali al rischio di oscillazione dei tassi d’interesse.

Il mercato del credito.   Nel primo trimestre del 2020 i prestiti al settore privato non finanziario (famiglie e imprese) sono cresciuti, trainati dal consistente ricorso al credito di alcuni grandi gruppi con sede in regione; le misure relative alle moratorie hanno contenuto i rimborsi dei prestiti per famiglie e imprese. Nell’ultimo quinquennio la qualità del credito delle imprese regionali è migliorata e il tasso di deterioramento si è collocato su livelli prossimi alla media nazionale e contenuti nel confronto storico. Vi ha contribuito un mutamento della composizione degli affidati verso imprese con bilanci più solidi. I tassi di copertura dei prestiti deteriorati hanno raggiunto livelli molto elevati, permettendo agli istituti di credito di affrontare la crisi in atto in condizioni significativamente rafforzate rispetto al passato.

La finanza pubblica decentrata.   Nel corso dell’emergenza epidemiologica, le Regioni hanno potenziato i posti letto e la dotazione di personale sanitario utilizzando risorse aggiuntive trasferite dal Governo. Nel Lazio sono stati incrementati i posti in terapia intensiva e sub-intensiva e quelli di degenza ordinaria in misura significativa. Si è fatto ricorso a un consistente piano di assunzioni di medici, infermieri e operatori sanitari. Per fronteggiare l’emergenza economica e sostenere le famiglie e le imprese, ai provvedimenti nazionali si sono aggiunti quelli della Regione finalizzati al sostegno delle famiglie in stato di indigenza, di alcune categorie di lavoratori (come tirocinanti e collaboratori domestici), delle microimprese, delle partite Iva e delle aziende danneggiate dall’epidemia. Inoltre, è stata disposta una “moratoria regionale straordinaria” per gli strumenti di agevolazione creditizia attivati dalla Regione, con sospensione delle rate fino a 12 mesi. Nel complesso, le risorse stanziate dalla Regione per tali interventi ammontano a circa 365 milioni di euro; per il 60 per cento finanziate con risorse regionali e per il 40 per cento con la rimodulazione dei fondi strutturali europei.

Nel 2019 la spesa corrente degli enti territoriali è ulteriormente diminuita, grazie al calo di quella relativa all’acquisto di beni e servizi, mentre quella per il personale è rimasta stabile; anche quella per la sanità si è ridotta, ma in maniera più accentuata, in controtendenza rispetto agli aumenti registrati nella media delle Regioni a Statuto Ordinario (RSO). Nello stesso periodo la spesa in conto capitale ha mostrato un forte incremento, trainato da quella effettuata dal Comune di Roma, che lo scorso anno ha raddoppiato le spese per investimenti, dopo il calo in atto dal 2014. La crisi economica influenzerà negativamente l’andamento delle entrate correnti tributarie ed extra-tributarie dei Comuni; i provvedimenti governativi adottati negli ultimi mesi hanno disposto alcuni interventi destinati ad attenuarne l’impatto sui bilanci dei Comuni. Nel 2019 il debito delle Amministrazioni locali del Lazio si è ridotto, pur rimanendo in termini pro capite sensibilmente superiore a quello medio nazionale e delle altre RSO.