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Gli accordi commerciali sono un volano per la crescita economica e sono quindi molto importanti per l'Unione europea. Secondo i dati del 2018, l'Unione europea è il secondo maggiore esportatore al mondo di beni (15,5%), dopo la Cina (15,8%) e davanti agli Stati Uniti (10,6%).

L'UE è anche il secondo maggiore importatore di servizi (13,7%), dopo gli Stati Uniti (15,8%) e davanti alla Cina (13,0%).

Stipulare nuovi accordi commerciali significa creare nuove opportunità per le aziende europee e quindi creare nuovi posti di lavoro, ampliare la scelta per i consumatori e abbassare i prezzi.

Fra i lavoratori europei esiste la preoccupazione che gli accordi commerciali possano portare alla perdita di posti di lavoro a causa della competizione, ma nei fatti questi accordi creano più posti di lavoro di quelli che eliminano. Un'altra preoccupazione riguarda il mantenimento degli alti standard di produzione, ad esempio di quella alimentare. Ma proprio perché l'Unione europea è un mercato tanto esteso, è nella migliore posizione per imporre i propri standard alle industrie straniere. Inoltre per gli eurodeputati gli standard di qualità sono un punto fermo in tutti gli accordi commerciali e tentativi di abbassarli condurrebbero a un probabile rifiuto dell'accordo da parte del Parlamento. I negoziatori europei spesso includono clausole sui diritti umani e sui diritti dei lavoratori che contribuiscono a migliorare le condizioni di vita e di lavoro nei paesi oggetto dell'accordo.

Diverse tipologie di accordi.    L'Unione europea ha accordi commerciali diversi a seconda dei paesi. In alcuni casi vengono ridotti o eliminati i dazi doganali, in altri è stata creata una vera e propria unione commerciale, che ha eliminato le tasse di frontiera o stabilito un’imposta doganale standard per le importazioni provenienti da quei paesi.

Non si tratta soltanto di dazi. L’attenzione è focalizzata anche sugli investimenti e sulla possibilità di risolvere le eventuali controversie in materia. Ad esempio: cosa potrebbe succedere se la decisione di un governo compromettesse gli investimenti di un’azienda in quel paese? In più, i confini sono fondamentali per far rispettare le regole sui prodotti. Per citare un caso, l’Europa ha vietato certe tipologie di ormoni somministrati ai bovini nelle aziende biologiche per la possibilità che siano pericolosi per la salute ed è fondamentale impedire che queste carni entrino nel continente da paesi in cui sono autorizzati.

Europa.   I negoziati con il Regno Unito dovrebbero concludersi entro la fine del 2020.

Nord-America.   L'accordo di libero cambio col Canada, noto anche come Accordo economico e commerciale globale (CETA), è entrato in vigore a titolo provvisorio il 21 settembre 2017. Entrerà in validità a pieno titolo solo dopo che tutti gli stati membri avranno ratificato l'accordo.

I negoziati sull'accordo doganale con gli Stati Uniti (TTIP - Partenariato trans-atlantico per il commercio e gli investimenti), sono stati sospesi fino a nuovo avviso dalla fine del 2016. Il 15 aprile 2019 il Consiglio dell'UE ha approvato dei mandati di negoziazione per un accordo sull'eliminazione delle tariffe sui beni industriali e la reciproca riconoscimento. Le prossime tappe non sono ancora state definite.

Accordi con paesi asiatici.   Gli accordi commerciali sono una componente chiave della politica commerciale dell'UE.

Il 13 febbraio 2019 gli eurodeputati hanno votato a favore dell'accordo commerciale e di protezione degli investimenti tra l'UE e Singapore, che eliminerà quasi tutte le tariffe doganali tra le due parti entro cinque anni. Un traguardo raggiunto dopo soli due mesi dalla chiusura dell'accordo commerciale e di partenariato strategico con il Giappone. L'accordo di libero scambio fra l'UE e il Giappone è stato approvato durante la plenaria di dicembre 2018 ed è entrato in vigore il 1° febbraio 2019.
Il 12 febbraio 2020 il Parlamento ha approvato gli accordi di libero scambio e di protezione degli investimenti con il Vietnam. L'8 giugno il Vietnam ha ratificato l'accordo che entrerà in vigore entro la fine dell'estate 2020. L'accordo commerciale UE-Vietnam eliminerà praticamente tutti i dazi doganali tra le due parti nei prossimi dieci anni.

Non ci sono negoziati su accordi di libero scambio con la Cina, ma sono in corso altri tipi di negoziati, come quello per un accordo UE-Cina sugli investimenti. Questo negoziato è iniziato a novembre 2013 e il dialogo più recente ha avuto luogo a gennaio 2020.

Sono in corso negoziati anche con altri paesi asiatici: Malesia (il governo in Malesia deve ancora prendere posizione sulla ripresa dei negoziati); Indonesia (il decimo ciclo di negoziati ha avuto luogo a marzo 2020); Thailandia (l'UE è pronta a riprendere i negoziati); Filippine (non sono ancora note le date per i prossimi negoziati); Birmania/Myanmar (negoziati sospesi dal 2017); India (ci sono contatti regolari tra le due parti).

Oceania.   I negoziati per un accordo commerciale completo con l'Australia sono iniziati il 18 giugno 2018. I negoziati per un accordo con la Nuova Zelanda sono invece iniziati il 21 giugno 2018. Dal giugno 2018, ci sono stati ulteriori incontri per i negoziati con entrambi i paesi.

America latina.   A giugno 2019 è stato raggiunto un accordo con i paesi che fanno parte del mercato comune dell’America meridionale, Mercosur, cioè Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. L'accordo deve essere approvato dal Consiglio e dal Parlamento europeo.

I negoziati con il Messico, per aggiornare l'accordo globale fra il Messico e l'UE, sono iniziati nel giugno del 2016. È stato trovato un accordo politico il 21 aprile 2018, ma occorre l'approvazione di Consiglio e Parlamento affinché possa entrare in vigore.

Gli ultimi negoziati con il Cile hanno avuto luogo a maggio 2020 in videoconferenza.

Mediterraneo e Medio Oriente.   Ci sono diversi accordi, in particolare per aumentare i flussi di merci. Sul tavolo c'è anche l’espansione delle intese in altri settori come l’agricoltura e l’industria, da stabilire con trattative diverse per ciascun paese.

Commercio di servizi.   Infine, si sta discutendo anche sul TISA, l’accordo sugli scambi di servizi tra i 23 membri dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC), di cui fa parte anche l’UE. Gli stati aderenti all’organizzazione rappresentano il 70% del commercio mondiale nel settore dei servizi. I negoziati sono fermi da autunno 2016 e i prossimi passi da compiere devono ancora essere determinati.

Il ruolo del Parlamento europeo.   Dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona nel 2009, gli accordi commerciali hanno bisogno di approvazione da parte del Parlamento prima di entrare in vigore. La legislazione prevede, inoltre, che i deputati vengano regolarmente aggiornati sui progressi in corso durante i negoziati.

Il Parlamento si riserva di utilizzare il diritto di veto per questioni su cui ci siano preoccupazioni rilevanti, come ha già dimostrato in passato con il respingimento dell’accordo commerciale anticontraffazione (ACTA) del 2012.