La presente informativa è resa, anche ai sensi dell’art. 13 del D. Lgs. 196/2003 “Codice in materia di protezione dei dati personali” (“Codice Privacy”) 
e degli artt. 13 e 14 del Regolamento (UE) 2016/679 (“GDPR”), a coloro che si collegano alla presente edizione online del giornale Tribuna Economica di proprietà di AFC Editore Soc. Coop. 

Leggi di più

In una nuova analisi pubblicata in data odierna, la Corte dei conti europea esamina i molteplici rischi, prevalentemente di natura economica e politica, che la strategia cinese di investimenti guidati dallo Stato comporta per l’UE, nonché le opportunità

che questa offre. La Corte segnala le diverse sfide che l’UE, nel gestire la propria risposta, si trova ad affrontare, tra cui quelle che consistono nel definire, attuare e monitorare meglio la strategia dell’UE nei confronti della Cina e nel coordinare gli interventi delle istituzioni e dei singoli Stati membri dell’UE nelle loro relazioni bilaterali con la Cina. Sottolinea inoltre che i dati sugli investimenti cinesi nell’UE sono incompleti e che occorre una mappatura accurata dei rischi e delle opportunità.

Sin dagli anni ottanta, la Cina attua una strategia di investimento che incentiva le imprese cinesi di proprietà dello Stato e le imprese private a investire all’estero in settori strategici. I due pilastri fondamentali di tale strategia sono l’Iniziativa per una nuova via della seta sulla connettività e la strategia industriale Made in China 2025, miranti entrambe ad assicurare la crescita economica e l’influenza del paese. Le istituzioni dell’UE hanno intrapreso diverse iniziative. La più recente, la Prospettiva strategica UE-Cina del 2019, ha segnato un cambiamento di tono nelle relazioni tra l’UE e la Cina che è considerata allo stesso tempo un partner e un rivale sistemico. Inoltre, gli Stati membri cooperano con la Cina su base bilaterale, spesso in funzione di interessi nazionali e senza informare la Commissione, nonostante esista un obbligo in tale senso. Questo approccio frammentato non favorisce il potere economico di un’UE che agisce collettivamente. In tale contesto, la Corte sottolinea le sfide particolari che l’UE si trova ad affrontare quando si tratta di agire in maniera tempestiva e coordinata in settori in cui un approccio concertato dell’UE potrebbe costituire un vantaggio, come nel caso della sicurezza della rete 5G.

La Cina è divenuta un importante attore economico sulla scena internazionale e negli anni a venire le relazioni tra l’UE e la Cina incideranno sulla vita e sulla situazione economica di tutti i cittadini dell’UEha dichiarato Annemie Turtelboom, il Membro della Corte dei conti europea responsabile dell’analisi. “Per rispondere efficacemente a tale cambiamento geopolitico, l’UE dovrebbe rafforzare la propria strategia nei confronti della Cina e gli Stati membri dovrebbero agire insieme alle istituzioni dell’UE come una Unione”.

Gli investimenti cinesi nell’UE sono aumentati negli ultimi due decenni e possono produrre effetti positivi sulle economie dell’Europa e del mondo, come favorire la crescita e l’occupazione. Tali investimenti riguardano però settori strategicamente importanti, quali l’energia, le telecomunicazioni, i porti e le ferrovie. Per di più, oltre la metà di essi è realizzata da imprese cinesi di proprietà dello Stato. Ai sensi della normativa UE, i sussidi concessi dalla Cina, se forniti da uno Stato membro, sarebbero considerati aiuti di Stato. Questa differenza di trattamento può falsare la concorrenza nel mercato interno dell’UE e rende difficile per l’UE garantire parità di condizioni per le proprie imprese e i propri investimenti.

La Corte individua diversi elementi che impediscono all’UE di definire sulla base di dati certi le proprie politiche nei confronti della Cina. Per l’UE è infatti difficile riuscire ad ottenere una visione d’insieme degli investimenti realizzati nell’ambito della strategia d’investimento nell’UE attuata dallo Stato cinese, in parte a causa di dati incompleti e frammentari. Inoltre, le istituzioni dell’UE non hanno ancora eseguito alcuna analisi completa e formalizzata dei rischi e delle opportunità che la strategia d’investimento cinese comporta.

L’elenco dei rischi e delle opportunità stilato dalla Corte, primo nel suo genere, individua 18 rischi di natura politica, economica, sociale, giuridica e ambientale, come il fatto che gli Stati membri accumulino un debito eccessivo nei confronti della Cina o che le imprese siano costrette a trasferire tecnologie a tale paese. Se tali rischi si concretizzassero, avrebbero un impatto negativo sulla reciprocità e sulla parità di condizioni sul mercato. Inoltre, tre di questi rischi (lacune o sovrapposizioni nelle infrastrutture di connettività, shock alle catene di approvvigionamento dell’UE e trasmissione di malattie) non sono stati ancora affrontati da nessuna delle azioni attualmente intraprese dalla Commissione o dal Servizio europeo per l’azione esterna. L’elenco illustra anche le 13 opportunità che si prospettano per l’UE in campo politico ed economico.

La Corte segnala sei future sfide che la risposta dell’UE alla strategia cinese di investimenti guidati dallo Stato racchiude, riguardanti in particolare come: fornire dati più completi e aggiornati sugli investimenti cinesi nell’UE; condurre una analisi ufficiale dei rischi e delle opportunità; migliorare l’attuazione della strategia dell’UE nei confronti della Cina, in particolare delle azioni che promuovono la reciprocità e impediscono gli effetti distorsivi sul mercato interno dell’UE, e affrontare i rischi esistenti; valutare i finanziamenti necessari e monitorare le spese; rafforzare il monitoraggio, la rendicontazione e la valutazione; coordinare meglio la risposta delle istituzioni e degli Stati membri dell’UE.