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Nella TriState area e nelle aree di competenza dell’ufficio permangono limitazioni agli assembramenti (con limiti variabili dalle 10 alle 25 persone massimo), restrizioni a ristoranti e bar in base a varie differenziazioni territoriali. Nella città di New York si

mantiene una forte cautela nel consentire alle attività non essenziali di riaprire, con ristoranti e bar sottoposti a limitazioni di capacità e per la sola consumazione all’esterno (si stima che oltre il 60% degli esercizi abbia preferito rimanere chiuso piuttosto che aderire a tali limitazioni). L’amministrazione cittadina sta sperimentando dalla giornata del 2 settembre la riapertura dei centri fitness con postazioni individuali, forti restrizioni ad orari e capacità, importanti requisiti di disinfezione e social distancing. La riapertura delle scuole, al centro di importanti attriti tra le autorità cittadine, statale e le rappresentanze di lavoratori e cittadini, è ancora in dubbio ed è stata rinviata al 21 settembre prossimo.

Si registra un incremento delle vendite di immobili nei suburbs (+41%) e conseguente spostamento da NYC di numerosi nuclei famigliari considerando che oltre il 90% dei lavoratori white collar con impieghi da ufficio è attualmente in remote working. Il mercato degli affitti corporate (office spaces) vede una frequente rinegoziazione dei contratti, l’incremento dei subaffitti sul mercato secondario, il crollo delle superfici rispetto all’anno precedente. Molte aziende sono in attesa e solo il 50% stima di far rientrare la propria forza lavoro in ufficio prima del 2021 con molte proiezioni alla primavera del prossimo anno (fonte Cushman and Wakefield – New York Times).

Il lockdown, le misure successive e la crisi hanno determinato un peggioramento significativo delle finanze della città di New York. Il sindaco De Blasio, a fine mandato, stima in oltre 5 miliardi di dollari i fondi necessari ad evitare tagli importanti alla spesa pubblica, compreso il furlough o licenziamento di oltre ventimila impiegati della città.

Il settore della ristorazione dovrebbe diminuire fino al 30% dal 2019-2020. Si prevede che le vendite totali del mercato ritorneranno ai livelli pre-pandemia entro il 2023, con ristoranti a servizio limitato, inclusi fast food e fast casual, che riprenderanno più rapidamente e rappresenteranno una quota notevolmente maggiore del mercato. (Mintel) Un recente studio della Coresight Research ha stimato che almeno il 25% dei circa 1.000 mall negli USA chiuderà nei prossimi 3-5 anni, con la pandemia che ha accelerato un processo di declino già iniziato da tempo. I centri commerciali più a rischio sono quelli che hanno un rapporto vendite/spazio non elevato. La maggior parte dei centri (circa il 90%) è occupata da cinema, department store e negozi di abbigliamento, ossia sono le tipologie di business maggiormente colpite dalla pandemia. Tale assetto dei centri commerciali li rende molto piu’ vulnerabili dei cosiddetti "strip center", i quali comprendono invece grandi supermercati, prodotti per la casa e outlet che offrono prodotti a basso costo.

Come risulta dall'analisi realizzata dalla piattaforma e-commerce Rewards Shopkick, dei 17.000 consumatori americani intervistati, il 67% ha dichiarato che effettuerà online tutti gli acquisti per le feste (+16% rispetto al 2019). Di questi, il 65% ha riferito che utilizzerà solamente Amazon, il quale risulta essere il marketplace più popolare tra i consumatori online (72%), seguito da Etsy (56%), eBay (43%) e Wayfair (39%). (ICE NEW YORK)