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Il passaggio a un’economia climaticamente neutrale comporta grandi cambiamenti per le regioni più dipendenti dal carbone. Ecco come il Fondo per una transizione giusta le aiuterà L’UE si è impegnata a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 e ha applicato questo

obiettivo a tutte le sue politiche nel quadro del Green deal europeo per contrastare i cambiamenti climatici.

Questo obiettivo ambizioso richiede un’economia a basso tasso di carbone. Questo può essere difficile per i territori che ancora oggi si reggono sui combustibili fossili e le industrie ad alto tasso di consumo di carbone.

Per affrontare l’impatto sociale, economico e ambientale della transizione, la Commissione europea ha proposto a gennaio 2020 il Fondo per una transizione giusta, come parte del piano di finanziamento da mille miliardi del Green deal europeo.

Durante la plenaria del 23 luglio 2020 il Parlamento ha chiesto al Consiglio di giustificare i tagli massicci al bilancio per il Fondo per la transizione e a InvestEU nel contesto del Green deal - una priorità a lungo termine dell’UE che non deve essere messa in pericolo.

Chi riceve i fondi?    Tutti gli stati membri hanno accesso ai fondi, ma le risorse verranno concentrate su quelle regioni che sono più in difficoltà perché fanno ancora affidamento sui combustibili fossili (carbone, lignite, torba, olio di scisto). Il grado di prosperità del paese membro verrà comunque tenuto in considerazione.

Un’era più verde che non lasci indietro nessuno.   In una riunione di luglio 2020, la commissione Sviluppo regionale ha chiesto un bilancio più consistente per il Fondo per la transizione giusta e anche una portata più estesa.

La commissione parlamentare chiede investimenti sostenibili per microimprese e piccole e medie imprese, incluse start-up e operatori del turismo sostenibile.

Sono richiesti investimenti anche per: mobilità intelligente e sostenibile e infrastrutture rispettose dell’ambiente; progetti contro la povertà energetica, in particolare edilizia sociale e promozione di un approccio climaticamente neutrale e di riscaldamento a basse emissioni; infrastrutture ecologiche; rinnovamento e de-contaminazione dei siti di costruzioni esistenti e riconversione dei progetti, nel caso in cui il principio del “chi inquina paga” non possa essere applicato.

Gli eurodeputati hanno chiesto una deroga per gli investimenti legati al gas naturale nelle regioni che fanno ancora affidamento sull’estrazione e la combustione di carbone, lignite, torba e olio di scisto. Hanno chiesto anche: un considerevole aumento del bilancio; il co-finanziamento fino al 85% dei costi per i progetti selezionati di cui beneficiano le comunità più vulnerabili in ciascuna regione; l’1% del totale per le isole e l’1% per le regioni più periferiche; un sistema di ricompense per i paesi che riducono più velocemente le proprie emissioni.