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Con l’attuale informazione generalista sicuramente siamo tutti più “informati e/o consapevoli” (di che cosa, no so) ma diciamo che potremmo esserlo.  Mi pongo una sola domanda: con tutte le parole che “i generalisti” (Tv, radio, giornali) scrivono, dicono, auspicano, ipotizzano, cantano e decantano,

che cosa abbiamo risolto se non che “riempire”? Parole senza fornire un contributo importante alla società civile. Troppi media e giornalisti, con inchieste, articoli, copia e incolla, frasi al vento o anche serie, giuste e condivisibili pensano di risolvere i problemi del Paese o, in generale, fornire un contributo importante alla società civile, quando, la società civile, legge, ascolta e guarda (o pensa di farlo), ma ignora e prosegue con la propria vita e i propri interessi personali o voyeuristici.

Certo, il dovere di un giornalista non è risolvere ma informare: ma a che cosa serve informare senza risolvere? Qui sta il potere tra un “semplice” giornalista generalista i il giornalista di settore o un responsabile delle relazioni esterne, istituzionali, pubbliche relazioni, un portavoce o uno “spin doctor” (espressione creata per la comunicazione politica ma che può essere messa a disposizione per aziende, persone, altro) capace di offrire soluzioni e non parole.

Ciò non vuol dire che un bravo giornalista sia un “parolaro”, ma che di parole ce ne sono troppe. Alle parole servono fatti e soluzioni.

Oggi, il giornalismo dovrebbe adoperarsi non solo per informare ma, anche e sopratutto, creare condizioni per aiutare e risolvere. Dare risposte e/o offrire proposte e soluzioni: replicare con e idee concrete.  

Viceversa, è solo un nulla di fatto.  Una “chiacchiera da bar (culturale)” che lascia il tempo che trova.

 

Francesco Bartolini Caccia

Direttore, Tribuna Economica