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Il tema dei tassi negativi in Svizzera rimane al centro dell’attualità economica. Proprio il vicepresidente della Banca nazionale svizzera (BNS) Fritz Zurbrügg ha affermato che anche in futuro sarà possibile che l’istituto persegua una politica monetaria basata su tassi d’interesse negativi.

Tuttavia l’istituto è consapevole dei problemi che si verificano quando i tassi scendono aldi sotto di una certa soglia. In dichiarazioni rilasciate lunedì e riportate dalla Reuters, Zurbrügg ha anche ricordato come la BNS stia impiegando quest’anno più denaro per interventi volti ad evitare un rafforzamento delfranco. L'ammontare di questi interventi ha raggiunto livelli elevati: nel solo primo semestre dell’anno sono stati spesi a questo scopo 90 miliardi di franchi, molto di più che nei quattro anni precedenti.

«Tuttavia - ha sottolineato Zurbrügg - se il franco si fosse apprezzato maggiormente l’impatto negativo della COVID sull’economia elvetica sarebbe stato ancora più elevato». L’uscita dai tassi diinteresse negativa non è per il momento da prendere in considerazione, ha concluso.Come valutare la posizione della BNS?  «Per l’istituto - spiega Maxime Botteron, economista del Credit Suisse – oggi l’alternativa di aumentare i tassi di interesse sarebbe peggiore del mantenimento al livello attuale. Come dice la stessa BNS, ci troviamo in un ambiente globale di tassi bassi, ossia attorno o sotto lo zero, e non è possibile fare altrimenti. Ma questo crea problemi,per esempio alle casse pensioni. Tuttavia, sui tassi che riguardano maggiormente queste ultime, ossia quelli a lungo termine, la BNS ha poca influenza, visto che seguono tendenze globali».

«Comunque noi riteniamo - nota - che anche i tassi a zero in questo momento sarebbero troppo alti per l’economia svizzera. Non abbiamo calcolato quale potrebbe essere di preciso il tasso di equilibrio, visto che è difficile farlo per un Paese, come la Svizzera, che ha un mercato dei capitali aperto.  (ICE BERNA - Corriere del Ticino)