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Nel primo semestre del 2020 le principali variabili economiche della regione hanno registrato un brusco calo a seguito dell'epidemia di Covid-19 e delle restrizioni alle attività disposte dai decreti governativi per contenere la diffusione del contagio. Secondo le

stime basate sull'indicatore trimestrale dell'economia regionale (ITER) della Banca d'Italia, in Lombardia il prodotto sarebbe diminuito di circa il 12 per cento nei primi sei mesi del 2020, in linea con la media italiana. L'indicatore coincidente Regiocoin-Lombardia della Banca d'Italia evidenzia la forte riduzione delle componenti di fondo dell'economia regionale nel primo e nel secondo trimestre. Il recupero registrato nel terzo trimestre non ha compensato i cali della prima parte dell'anno e l'attività economica è rimasta su livelli significativamente inferiori a quelli precedenti alla crisi sanitaria.

Nell'industria la produzione manifatturiera è diminuita in misura marcata nel primo semestre dell'anno, con un calo più accentuato nel secondo trimestre; nel terzo è tornata a crescere sul trimestre precedente, attenuando la riduzione complessiva nei primi nove mesi dell'anno. L'evoluzione della domanda rivolta alle imprese è stata analoga a quella della produzione e le esportazioni hanno frenato bruscamente nel primo semestre, risentendo della contrazione dell'attività mondiale causata dalla pandemia. I risultati del sondaggio della Banca d'Italia rilevano una riduzione generalizzata del fatturato nei primi tre trimestri dell'anno e una diminuzione della spesa per investimenti rispetto al 2019, superiore a quella formulata nei piani a inizio anno. Per il 2021 i programmi d'investimento sono improntati alla stabilità, condizionati dall'incertezza, in particolare riguardo all'andamento della domanda. Nelle costruzioni, la ripresa dell'attività dopo il blocco dei cantieri tra marzo e aprile non sarebbe stata sufficiente a compensare i cali registrati nella prima parte dell'anno e le imprese intervistate si attendono una diminuzione della produzione nella media del 2020. Le compravendite nel mercato immobiliare, residenziale e non, sono anch'esse fortemente diminuite nella prima parte dell'anno. Nei servizi, il fatturato ha registrato cali generalizzati, particolarmente intensi nel commercio non alimentare e nel comparto dell'alloggio e della ristorazione, che ha risentito anche del sostanziale blocco dei flussi turistici; in controtendenza, gli esercizi non specializzati (che includono la grande distribuzione) hanno registrato un aumento del fatturato. Nel turismo il calo di presenze si è ridimensionato nel terzo trimestre, in particolare per i visitatori nazionali.

Gli effetti recessivi della crisi pandemica hanno influito in misura marcata sulla redditività delle imprese lombarde. I finanziamenti bancari al settore produttivo sono tornati a espandersi, per l'effetto congiunto, da un lato, delle esigenze di liquidità manifestate dalle imprese in seguito alle restrizioni alle attività e, dall'altro, dell'orientamento fortemente espansivo della politica monetaria e degli interventi governativi a sostegno dell'accesso al credito. L'accelerazione ha riguardato tutte le categorie dimensionali e tutti i settori produttivi. Si è invece attenuato il processo di diversificazione delle fonti finanziarie: il flusso di nuove emissioni obbligazionarie è calato nel primo semestre e la raccolta netta è stata negativa.

Le condizioni del mercato del lavoro sono progressivamente peggiorate ed è diminuita la partecipazione. L'occupazione si è ridotta soprattutto nel secondo trimestre tra i lavoratori autonomi e tra i dipendenti con contratti diversi dal tempo indeterminato. La contrazione dell'occupazione è stata significativamente inferiore al calo di attività grazie all'eccezionale espansione del ricorso a diverse forme di integrazione salariale e al blocco dei licenziamenti decretato dal Governo. Nella prima parte dell'anno è fortemente aumentata anche la platea dei beneficiari di interventi di contrasto alla povertà e di tutela nei confronti dei lavoratori non coperti dagli ammortizzatori sociali tradizionali.

I prestiti alle famiglie hanno rallentato a partire dal mese di marzo del 2020, risentendo dei minori consumi durante il periodo di confinamento, del calo delle compravendite immobiliari e del clima di incertezza. Una lieve decelerazione è stata registrata anche nei depositi detenuti presso il sistema bancario. Il valore dei portafogli finanziari delle famiglie si è invece ridotto, riflettendo il generalizzato calo dei corsi azionari ed obbligazionari seguito allo scoppio della crisi pandemica.

Gli indicatori della qualità del credito hanno mostrato segnali di sostanziale stabilità, sia per le famiglie, sia per il settore produttivo, beneficiando anche delle misure governative di sostegno al credito (moratorie e garanzie sui nuovi prestiti). Tra le imprese si sono registrati tuttavia lievi incrementi nelle posizioni che presentano segnali di deterioramento nei settori della manifattura e dei servizi.