La presente informativa è resa, anche ai sensi dell’art. 13 del D. Lgs. 196/2003 “Codice in materia di protezione dei dati personali” (“Codice Privacy”) 
e degli artt. 13 e 14 del Regolamento (UE) 2016/679 (“GDPR”), a coloro che si collegano alla presente edizione online del giornale Tribuna Economica di proprietà di AFC Editore Soc. Coop. 

Leggi di più

I TWEET

#Italia . La #poverta assoluta torna a crescere e tocca il valore più elevato dal 2005. @istat_it https://t.co/1OEMnN97sW
530 investitori e una domanda complessiva pari a oltre 80mld di euro per la prima tranche #BTPGreen https://t.co/NJDqEgS6ed
@DeloitteItalia European CFO Survey dopo lo stop del 2020, rilancio da record nelle operazioni di fusione e acquis… https://t.co/I8cF3TwNJH
Nuovo portale di @ItalyMFA “Italiana. Lingua, cultura, creatività nel mondo” per valorizzare all’estero la nostra… https://t.co/pKVSaQCx0C

Lo scambio di informazioni fiscali tra gli Stati membri dell’UE è ancora insufficiente a garantire un’imposizione equa ed efficace in tutto il mercato unico, secondo una nuova relazione speciale pubblicata dalla Corte dei conti europea. I problemi

riguardano non solo il quadro legislativo dell’UE, ma anche la sua applicazione ed il relativo monitoraggio. In particolare, la Corte ha rilevato che spesso le informazioni scambiate sono di qualità limitata o sottoutilizzate.

Il numero sempre crescente di operazioni transfrontaliere rende difficile il corretto accertamento, da parte degli Stati membri, delle imposte dovute e incoraggia l’elusione e l’evasione e fiscali. In base alle stime, il mancato gettito fiscale dovuto all’elusione delle sole imposte sulle società nell’UE è compreso tra 50 e 70 miliardi di euro all’anno; raggiunge circa 190 miliardi di euro, se si considerano anche i regimi fiscali speciali e le inefficienze della riscossione delle imposte. La cooperazione tra Stati membri è quindi essenziale per garantire che le imposte siano riscosse nella loro totalità e nel paese in cui sono dovute.

Il quadro normativo istituito dalla Commissione per lo scambio di informazioni fiscali è trasparente e logico. A giudizio della Corte, però, presenta numerose lacune. Innanzitutto, il sistema è tuttora incompleto in materia di lotta all’elusione e all’evasione fiscali. Le criptovalute, ma anche altre forme di reddito, non sono ad esempio oggetto di rendicontazione obbligatoria, per cui sfuggono per lo più alla tassazione. In secondo luogo, il sostegno fornito agli Stati membri è limitato. In particolare, la Commissione si occupa appena della scarsa qualità dei dati e non valuta in che misura le sanzioni previste in caso di inadempienza siano efficaci e dissuasive. Infine, la Commissione dovrebbe fornire maggiori istruzioni agli Stati membri, per assisterli soprattutto nell’analisi e nell’uso dei dati.

Benché sia fondamentale che le autorità fiscali abbiano una visione più chiara dei settori maggiormente colpiti dall’evasione e dall’elusione fiscali e siano in grado di adottare adeguate misure correttive, non esiste un quadro UE per monitorare i conseguimenti del sistema. La Corte sottolinea che, in pratica, manca un insieme di indicatori di performance uniforme per tutta l’UE, in grado di misurare l’efficacia delle informazioni fiscali scambiate dagli Stati membri.

Il sistema per lo scambio di informazioni fiscali può funzionare bene, a condizione che i dati siano esatti e completi e che siano forniti tempestivamente. Purtroppo non è sempre così, critica la Corte. Inoltre, le informazioni scambiate sono in genere sottoutilizzate, determinando una perdita di gettito fiscale. La Corte ha però osservato che gli scambi su richiesta e gli scambi spontanei funzionano efficacemente. Analogamente, i controlli simultanei svolti da due o più Stati membri su contribuenti che presentano per loro un interesse comune o complementare si sono rilevati un efficace strumento per accertare l’imposizione fiscale delle operazioni transfrontaliere.