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L’industria svizzera degli orologi ha archiviato un 2020 segnato dagli effetti del coronavirus e cerca ora la strada della ripresa. Il polo elvetico dei segnatempo rappresenta oltre il 50% del fatturato mondiale del settore ed esporta oltre

il 90% della sua produzione. La leadership rossocrociata non è nel numero di pezzi prodotti, ma nel giro d’affari. Se i produttori asiatici hanno il predominio nelle quantità, i produttori svizzeri sono leader nei ricavi. Il che fa ben capire come la prevalenza elvetica sia soprattutto nelle fasce di prezzo alta e medio-alta (sopra i 3 mila franchi e tra 500 e 3 mila franchi). I dati sulle esportazioni di orologi rossocrociati, forniti dalla Federazione dell’industria orologiera svizzera (FH), sono un termometro di rilievo.  Nel 2020 l’export di orologi svizzeri si è fermato a 16,9 miliardi di franchi, il 21,8% in meno rispetto al 2019.

L’impatto della pandemia è stato forte, ma l’industria elvetica è quantomeno riuscita a limitare i danni. La botta c’è stata, ma a conti fatti è stata meno pesante rispetto alle previsioni. A far da traino è stata la Cina, unico tra i grandi mercati a chiudere con il segno positivo (un rotondo +20%). Tutti gli altri mercati principali hanno registrato segni negativi, compresi gli USA (-17,5%), Hong Kong (-36,9%), Giappone (- 26,1%), Regno Unito (-24,6%); l’Italia è riuscita a mantenere il decimo posto, registrando però un chiaro arretramento (-33,3%). Nella seconda parte del 2020 le contrazioni dell’export sono diminuite: nel mese di giugno il calo è stato del 35% rispetto a un anno prima, nel mese di dicembre la flessione è stata solo del 2,5%. Gli operatori del settore ora puntano chiaramente su una risalita nel corso di quest’anno, virus permettendo. Se la FH preferisce per ora non mettere in cifre le previsioni, Vontobel il mese scorso ha indicato la possibilità che l’export annuo di orologi svizzeri risalga a 19,5 miliardi nel 2021 e a 20,7 miliardi nel 2022. Se così fosse, le esportazioni tra quest’anno e il prossimo tornerebbero a un 29 livello vicino alla media del periodo 2011-2019. Naturalmente, per arrivare a questo occorre che la Cina continui a fare da traino e che nel contempo una parte non secondaria degli altri mercati principali inverta la tendenza negativa del 2020. I due maggiori gruppi svizzeri del settore quotati in Borsa sono Swatch Group e Richemont. L’altro attore principale, Rolex, non è quotato.

Quasi interamente centrato sugli orologi Swatch, attivo ampiamente anche nei gioielli e negli accessori di lusso Richemont. Swatch Group ha reso noti i dati dell’esercizio 2020, che ha chiuso in rosso per la prima volta da 37 anni; il gruppo di Bienne, che con i suoi marchi è presente in tutte le gamme, da quella di base a quella alta, ha registrato una perdita netta di 53 milioni di franchi, contro un utile netto di 748 milioni del 2019. Il fatturato netto di Swatch Group nel 2020 è stato di 5,59 miliardi, in calo del 32,1%. Il bilancio di Richemont è in euro e viene chiuso in marzo; gli ultimi dati disponibili del gruppo ginevrino riguardano le vendite nei primi nove mesi dell’esercizio 2020-21 (aprile-dicembre). Il fatturato di Richemont nel periodo è stato di 9,66 miliardi di euro (-16% su un anno prima); la sola divisione orologiera Specialist Watchmakers ha registrato ricavi per 1,72 miliardi (-28%). Per i due big l’impatto del coronavirus si è fatto chiaramente sentire, ma ora entrambi puntano sulla graduale ripresa degli acquisti di orologi nel mondo già nel corso di quest’anno. (ICE BERNA - Corriere del Ticino)