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I risultati di una cultura basata sull’uso e sullo spreco degli oggetti di plastica monouso sono ben visibili ovunque, sia lungo le coste che negli oceani. Secondo quanto confermato da una recente stima, i rifiuti di plastica inquinano

sempre più gli oceani: basti pensare che entro il 2050 il peso delle plastiche presenti nei mari sarà superiore a quello dei pesci.

La plastica è una delle sette aree chiave ed è, secondo la Commissione europea, uno degli elementi cruciali per raggiungere un'economia circolare nell'UE entro il 2050. Oltre alla Strategia europea per la plastica nell'economia circolare, che eliminerebbe gradualmente l'uso delle microplastiche, inoltre, nel corso del 2021, la Commissione dovrebbe presentare altre proposte utili per affrontare il problema dei rifiuti di plastica, comprese le microplastiche.

Le nuove norme dell'UE, adottate dagli eurodeputati il 27 marzo 2019, riguardano gli attrezzi da pesca perduti e i 10 prodotti di plastica monouso più diffusi sulle coste europee.Queste due categorie di prodotti prese insieme rappresentano il 70% dei rifiuti marini. Le nuove norme sono state approvate anche dal Consiglio nel maggio 2019.

I problemi creati dai rifiuti marini.    Non è solo una questione di disordine e sporcizia, i rifiuti di plastica feriscono gli animali che possono restare intrappolati nei pezzi più grandi o addirittura possono scambiarne le parti più piccole per cibo. L’ingestione di particelle di plastica impedisce la digestione degli alimenti normali e può favorire la presenza di inquinanti chimici tossici nel loro organismo;

Inoltre, tramite la catena alimentare gli esseri umani mangiano la plastica ingerita dai pesci. Gli effetti che questo passaggio ha sulla salute umana sono ancora ignoti.
I rifiuti di plastica causano inoltre una perdita economica per quei settori e quelle comunità che dipendono dai prodotti ricavati dal mare, inclusa l’attività manifatturiera: solo il 5% del valore degli imballaggi di plastica resta nell’economia - il resto viene letteralmente gettato via, rendendo ancora più evidente la necessità di un approccio incentrato sul riciclaggio e sul riuso.

Il divieto d'uso della plastica usa e getta.   Il modo più efficiente per affrontare il problema è quello di impedire che ulteriori quantità di plastica finiscano in mare. Gli oggetti di plastica monouso costituiscono il gruppo più numeroso di rifiuti trovati lungo le coste marine: prodotti come posate di plastica, bottiglie, mozziconi di sigaretta o cotton fioc costituiscono, tutti insieme, più della metà dei rifiuti marini totali.

Per far fronte a questo problema, l'UE ha adottato il divieto totale per gli oggetti di plastica monouso di cui esiste una versione alternativa già disponibile sul mercato: cotton fioc, posate, piatti, cannucce, bastoncini mescola bevande e bastoncini da palloncino. Gli eurodeputati hanno aggiunto alla lista dei prodotti da vietare anche i contenitori per cibo da fast-food in polistirene.

Sono state approvate anche altre misure, come l'estensione della responsabilità per alcune aziende, in particolare per le multinazionali del tabacco, secondo il principio del "chi inquina, paga". Tale modello si applica anche ai produttori di attrezzatura da pesca, in questo modo si evita che siano i pescatori a dover affrontare i costi della raccolta delle reti da pesca perse in mare.

Fra le altre proposte approvate, l’obiettivo di raggiungere entro il 2029 la raccolta del 90% delle bottiglie di plastica (per esempio attraverso il sistema dei vuoti a rendere) e l’obbligo di etichettatura per i prodotti di tabacco con filtri, i bicchieri di plastica, gli assorbenti igienici e le salviettine umidificate, in modo che gli utenti sappiano come smaltirli correttamente, il tutto corredato da un’attività di sensibilizzazione.

Infine, è stato stabilito che una parte del materiale utilizzato per produrre le bottiglie di plastica debba provenire dalla plastica riciclata in percentuali pari al 25% entro il 2025 e al 30% entro il 2030.

Dopo essere stato firmato dal Presidente del Parlamento europeo e dal Presidente del Consiglio, l'atto legislativo sarà pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

L'impatto dei rifiuti marini sulla pesca.     Con una risoluzione adottata il 25 marzo, il Parlamento europeo ha evidenziato la necessità dell'introduzione di misure utili a ridurre urgentemente i rifiuti marini, in cui siano incluse anche maggiori restrizioni sulla plastica monouso a favore dell'uso di materiali sostenibili utilizzabili anche per l'attrezzatura da pesca.

I deputati del Parlamento europeo hanno sottolineato come i rifiuti marini danneggino gli ecosistemi e i consumatori, così come le attività ittiche e i pescatori.

I rifiuti della pesca e dell'acquacoltura rappresentano il 27% dei rifiuti marini. Per affrontare il fenomeno degli "attrezzi fantasma" (attrezzi da pesca persi o abbandonati in mare), gli eurodeputati chiedono che vengano effettuate mappature, segnalazioni e tracciature, nonché investimenti in ricerca e innovazione al fine di sviluppare attrezzature da pesca ecocompatibili. Segnalano, inoltre, alla Commissione la necessità di proporre l'eliminazione graduale non solo dei contenitori e degli imballaggi in polistirolo espanso dai prodotti per la pesca, ma anche di tutta la plastica e degli imballaggi inutili in generale.

I deputati del Parlamento europeo insistono anche per un rafforzamento della strategia marittima nel Green Deal europeo, nella Strategia sulla biodiversità e nella Strategia "dai campi alla tavola" e chiedono alla Commissione di accelerare lo sviluppo di un'economia circolare nel settore della pesca e dell'acquacoltura.