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L’Unione europea non ha fatto il possibile per sfruttare al massimo le potenzialità dei propri programmi spaziali, secondo una relazione speciale pubblicata oggi dalla Corte dei conti europea. Anche se i programmi satellitari, in particolare Galileo e Copernicus, forniscono

servizi e dati preziosi, occorre fare di più per capitalizzare i significativi investimenti realizzati (ad oggi circa 18 miliardi di euro) ed ottimizzare i benefici per i cittadini e l’economia. La Corte raccomanda di elaborare una strategia complessiva, intraprendere azioni più mirate e utilizzare meglio il quadro normativo per sostenere in modo più efficiente l’utilizzo dei servizi.

L’UE è attualmente impegnata in tre programmi spaziali, due dei quali assorbono la maggior parte degli investimenti: Copernicus, che fornisce i dati rilevati dai satelliti di osservazione della Terra, e Galileo, un sistema globale di navigazione e posizionamento via satellite. Fino alla fine del 2020, l’UE ha speso 18,3 miliardi di euro per i propri programmi spaziali. Per il periodo 2021‑2027, ha stanziato oltre 14 miliardi di euro. Nella strategia spaziale del 2016, la Commissione europea si è impegnata a massimizzare i benefici forniti dai programmi spaziali europei all’economia e alla società. Non ha definito però di quali benefici si trattasse né ha stabilito obiettivi e tempi ben definiti, spiegando che si dovesse raggiungere e entro quando.

Da un punto di vista tecnologico, l’UE è riuscita a diventare protagonista, a livello mondiale, per i servizi di osservazione della Terra dallo spazio e i servizi di navigazione via satellite. L’UE non dispone però di una strategia complessiva per sostenere la diffusione dei servizi spaziali e capitalizzare così i significativi investimenti pubblici realizzati”, ha dichiarato Mihails Kozlovs, il Membro della Corte dei conti europea responsabile della relazione. “Poiché la maggior parte delle misure per il periodo 2021‑2027 è ancora sulla rampa di lancio, speriamo che il nostro audit farà partire il conto alla rovescia per una nuova serie di azioni in grado di aiutare l’UE a raccogliere in modo efficiente i benefici di questi preziosi investimenti”.

La Corte ha constatato che l’approccio adottato dalla Commissione per valutare la portata dei potenziali benefici presentava una serie di lacune. Non si conoscono quindi l’impatto economico sulla crescita e l’occupazione né i benefici dei programmi, che potrebbero essere stati sovra o sottostimati.

La Corte nota che il programma Galileo ha già accumulato un ritardo di otto anni rispetto ai piani originari, quando il sistema ha iniziato a funzionare nel 2016. Nonostante ciò, di recente sono stati compiuti lodevoli progressi nell’introduzione di ricevitori compatibili con Galileo, consentendo così l’utilizzo dei suoi servizi in segmenti di mercato importanti, come gli smartphone o le applicazioni automobilistiche. Tuttavia, il GPS statunitense, primo sistema globale di navigazione via satellite al mondo, gode ancora di una forte penetrazione sul mercato e ci vorrà tempo prima che gli utenti optino per un più ampio utilizzo di Galileo. Tale situazione è esacerbata dai ricorrenti ritardi: anche se Galileo offre funzionalità che gli altri sistemi non sono in grado di fornire, queste non sono ancora pienamente disponibili.

La Corte ha rilevato inoltre che molte delle azioni fondamentali volte a promuovere l’utilizzo dei dati di Copernicus in tutta l’UE non erano sufficientemente mirate, o non avevano condotto all’utilizzo dei servizi inizialmente sperato. Affinché le applicazioni possano produrre appieno gli effetti attesi, devono essere utilizzate di più anche al di fuori del settore spaziale, mentre attualmente il loro uso resta per lo più limitato ad esperti e scienziati. L’accesso ai dati di Copernicus è stato migliorato, ma viene ancora fornito da troppe piattaforme diverse, e non esiste ancora una visione a lungo termine per un accesso efficiente ai dati.

Nella strategia spaziale per l’Europa del 2016, la Commissione si è impegnata anche ad adottare misure di regolamentazione che incoraggiassero la diffusione di soluzioni spaziali. Le iniziative intraprese per individuare le barriere normative o amministrative che potrebbero ostacolare l’uso dei servizi spaziali sono state però limitate. La Commissione ha sfruttato solo in parte la possibilità di promuovere tali servizi attraverso interventi normativi e legislativi a livello dell’UE e, rileva la Corte, si constatano ancora significative carenze nel promuovere la diffusione dei programmi spaziali dell’UE nella legislazione UE o nelle norme internazionali. Nei settori interessati, ad esempio il trasporto stradale e la logistica, le automobili a guida autonoma o i droni, la normativa è nel migliore dei casi incompleta o, nel peggiore, del tutto assente.