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Più di 1 000 strumenti finanziari sono stati utilizzati nei vari Stati Membri nell’ambito della politica di coesione dell’UE per il periodo 2007‑2013. Da una nuova relazione speciale della Corte dei conti emerge che sono state adottate le misure necessarie a verificare l’ammissibilità

delle spese alla chiusura. I controlli hanno prodotto risultati tangibili, sebbene alcuni errori (di cui uno importante) non siano stati rilevati. Nel complesso, la Corte constata che la maggior parte dei problemi riscontrati nel periodo 2007‑2013 è stata risolta.

Nel periodo di programmazione 2007‑2013, gli strumenti finanziari soggetti a gestione concorrente (financial instruments under shared management, FISM) hanno rappresentato un metodo relativamente nuovo, ma comunque importante, di finanziamento della politica di coesione dell’UE. Tali strumenti hanno beneficiato di contributi per un importo di 16,4 miliardi di euro, di cui 11,3 miliardi di cofinanziamento dell’UE mediante il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e il Fondo sociale europeo (FSE). Le verifiche di ammissibilità alla chiusura dovrebbero ovviare agli errori e alle debolezze rilevati in fase di attuazione. Si tratta tuttavia di un processo che richiede molto tempo: a sette anni dalla conclusione del periodo di programmazione 2007‑2013, alcune operazioni di convalida sono ancora in corso.

Gli orientamenti forniti dalla Commissione si sono rivelati tempestivi ed adeguati, il che è stato di particolare aiuto, considerata la brevità delle disposizioni in materia di FISM per il periodo 2007‑2013 previste dalla normativa. Inoltre, le autorità di audit hanno realizzato controlli generalmente efficaci, sebbene le limitazioni al loro mandato in relazione agli strumenti gestiti dal Gruppo BEI hanno fatto sì che spesso dovessero fare interamente affidamento sulle (limitate) relazioni del valutatore esterno del Gruppo BEI.

Oltre l’80 % dei programmi operativi nel settore della coesione comprendenti FISM era del tutto chiuso a fine 2020. La Commissione li ha sottoposti ad attento esame e, in esito all’attività di chiusura, avrebbe potuto applicare rettifiche per oltre 270 milioni di euro. La Corte ha tuttavia constatato che non è stata apportata alcuna rettifica in relazione all’errore più importante rilevato. La Commissione ha considerato ammissibile una spesa di 139 milioni connessa ai FISM a sostegno delle PMI in Spagna, sebbene l’80 % dei finanziamenti fosse stato erogato a favore di grandi imprese (di cui alcune quotate in borsa).

La maggior parte delle carenze individuate nel periodo 2007‑2013 è stata corretta per il periodo 2014‑2020. Gli orientamenti sono stati ulteriormente ampliati, e il numero delle disposizioni nella normativa disciplinante la politica di coesione è aumentato di dieci volte. Sono state anche adottate misure per far fronte alle restrizioni dei poteri delle autorità di audit riguardo agli strumenti finanziari gestiti dalla BEI. Inoltre, grazie all’introduzione di fondi dedicati, è meno probabile che nel periodo di programmazione 2014‑2020 emergano problemi legati all’ammissibilità degli strumenti per le PMI.

Ciononostante, la Corte segnala che persistono problemi e incertezze, che potrebbero ostacolare l’efficace chiusura degli strumenti finanziari utilizzati nel periodo 2014‑2020. Raccomanda pertanto che la Commissione europea fornisca consulenza sugli errori più frequenti rilevati nel corso degli audit e la invita a diramare alle autorità nazionali di audit indicazioni chiare circa l’ottenimento di una garanzia sull’ammissibilità della spesa connessa agli strumenti finanziari alla chiusura.