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Questo quanto sottolineato durante il webinar “Dubai: una straordinaria opportunità per il Made in Italy”, dedicato a tutte le imprese italiane interessate ad approfondire la conoscenza del mercato degli Emirati Arabi Uniti, in particolare di Dubai, e ad intercettarne le opportunità di

business. L’evento, organizzato da EFG CONSULTING, referente esclusivo della Dubai Chamber of Commerce and Industry, ha visto la partecipazione Mohammed bin Sulaiman, Senior Manager Business Relations della Dubai Chamber of Commerce and Industry, e si inserisce nella scia di iniziative che precederanno EXPO 2020 – di cui la Dubai Chamber è partner unico per la realizzazione degli incontri B2B.

Non dimentichiamo che EXPO, che sarà ospitato dal prossimo 1° ottobre a Dubai, sarà il primo mega evento globale dopo la pandemia e rappresenterà una vetrina imperdibile per le aziende italiane.

In un momento che si prospetta molto favorevole per le aziende italiane, che escono da un periodo di grande crisi, il Medio Oriente, e nello specifico Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Kuwait, rappresentano un’opportunità unica.  Tra questi, gli Emirati sono il Paese principe, sicuramente diverso sotto molti aspetti.

Da sempre guidati da una wise leadership, fortemente orientata ai bisogni dei cittadini e alle tradizioni, e da hanno costruito un sistema che si basa sul rispetto, sulla sicurezza reale e percepita, e sull’accoglienza degli investitori esteri, grazie ad un business clima molto positivo. I dazi di importazione bassi, con una serie di accordi bilaterali che ne prevedono l’esenzione per le riesportazioni, un’economia aperta, un sistema bancario efficiente, una burocrazia snella e l’assoluta mancanza di corruzione, ne fanno un luogo ideale dove insediarsi.

È importante sottolineare la grande passione che gli emiratini dimostrano per tutto ciò che riguarda il “Made in Italy”, dalla moda al food, e la spiccata propensione all’acquisto di un prodotto italiano, oltre che l’apprezzamento in generale del nostro Paese. Ma non solo: la cultura italiana e quella emiratina sono, per molti aspetti, vicine e simili. Negli Emirati si prova, infatti, molta “sintonia” a lavorare con le aziende italiane, che sono per la maggior parte a struttura famigliare, esattamente come accade, ad esempio, a Dubai. La famiglia, infatti, è fondamentale per gli emiratini così come per gli italiani e il valore umano è imprescindibile anche per rapporti di lavoro.

Perché gli Emirati Arabi? È ormai superata la concezione che gli Emirati siano legati solo al settore oil. Si tratta certamente di un punto fondamentale, ma non unico. Negli EAU vi sono grandissime opportunità in campo education (settore in grande crescita), energie rinnovabili, logistica, trade & commerce, sanità (con l’obiettivo di diventare il nuovo polo sanitario del Middle East), manifattura (con rilevanti incentivi per le aziende che desiderano creare nuove attività produttive), sicurezza, infrastrutture, moda e gioielleria, turismo, arte e cultura e real estate (settore in crescita inarrestabile, che ha registrato un + 43% nei primi quattro mesi del 2021), con tutto ciò che comporta dai materiali di costruzione, agli impianti elettrici ed idraulici, al design di interni ed arredi, settori in cui il Made in Italy eccelle.

Gli EAU, inoltre, sono da sempre un crocevia e grande snodo commerciale. Rappresentano, quindi, non solo un territorio favorevole per le operazioni in loco, ma anche un valido “trampolino” per raggiungere altri Paesi del Middle East, le regioni del Sud Est Asiatico, le Ex Repubbliche Sovietiche ed i paesi africani.

Durante il webinar, sono stati presentati alcuni dati dalla Dubai Chamber Annual Presentation. Nel settore turismo e hospitality, a Dubai sono stati registrati 16.7 milioni di turisti nel 2019 (epoca pre-Covid 19). Durante la pandemia, il settore ha mantenuto buoni livelli, registrando 1.1 milioni di turisti nel periodo luglio – novembre 2020. Parlando, invece, della presenza italiana nel settore dell’hospitality, si nota una bassissima partecipazione, a differenza di Paesi come Svizzera, Inghilterra, Francia, Thailandia, Usa (ad esempio con la catena Hilton). La presenza italiana è più forte nel settore crociere, con realtà come Costa e Msc.

L'Aeroporto Internazionale di Dubai ha registrato 88.3 milioni di passeggeri nel 2017, 89.1 nel 2018 e 86.4 nel 2019, e ha mantenuto ottimi livelli anche in piena pandemia Covid-19, facilitando il traffico passeggeri.

Riguardo il commercio e gli scambi, l’impatto del commercio sul PIL di Dubai è 30%, con 373 $ miliardi nel 2019 e 150 $ miliardi nel 2020. Per la strategia industriale di Dubai 2030, le previsioni riguardano: 160 miliardi/AED di aumento del PIL globale, 18 miliardi/AED di aumento del PIL nel settore industriale, 16 miliardi/AED di aumento delle esportazioni, 700 milioni di aumento delle spese R&S. I sotto-settori industriali target comprendono: settore aerospaziale, settore marittimo, settore farmaceutico e attrezzature mediche, macchinari e attrezzature, beni di largo consumo, alluminio e metalli.