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La pandemia di Covid-19, delineatasi in Italia dai primi mesi del 2020, si è diffusa rapidamente anche in Abruzzo, determinando forti ripercussioni sul sistema economico regionale. Le stime elaborate da Prometeia indicano una flessione del PIL dell'8,6 per cento nel 2020, un calo di

entità sostanzialmente in linea rispetto a quanto registrato per il complesso del Paese.

Le imprese.     L'intensità con cui le restrizioni hanno colpito l'economia dei territori è stata eterogenea in funzione delle loro diverse specializzazioni produttive.

In Abruzzo, come nel resto del Paese, la caduta del prodotto è stata ampia nell'industria. La contrazione delle vendite, estesa sia alle imprese esportatrici sia a quelle operanti sul mercato interno, è stata particolarmente diffusa tra le aziende di piccola dimensione. Il calo dei ricavi e il peggioramento del clima di fiducia hanno frenato l'accumulazione di capitale. Le attese per l'anno in corso prospettano tuttavia una ripresa delle vendite e degli investimenti.

Le esportazioni si sono significativamente ridotte, in particolare verso i paesi della UE. Vi ha contribuito principalmente il calo delle vendite di mezzi di trasporto, mentre un impulso positivo è provenuto dai comparti farmaceutico e alimentare.

Nelle costruzioni la contrazione del prodotto è stata meno accentuata della media dei settori. Dopo la caduta registrata nel primo semestre, a partire dall'estate l'attività produttiva è tornata a collocarsi su livelli prossimi a quelli dell'anno precedente. Anche nel mercato immobiliare il recupero osservato nel secondo semestre ha contenuto l'intensità della flessione delle compravendite.

I servizi, in particolare il turismo, il commercio e i trasporti, sono stati pesantemente colpiti dalla pandemia. Al temporaneo recupero registrato nel corso dell'estate ha fatto seguito una nuova contrazione dei livelli di attività in autunno, in coincidenza con l'avvio della seconda fase di diffusione del virus.

La redditività delle imprese è stimata in forte calo nel 2020 e tornerebbe a collocarsi su livelli prossimi al minimo toccato nel 2012, all'apice della precedente fase recessiva. Le accresciute esigenze di liquidità, anche per finalità precauzionali connesse con l'elevata incertezza sulle prospettive future, si sono riflesse in un aumento della domanda di credito. Le misure straordinarie di sostegno disposte dal Governo hanno favorito il soddisfacimento delle richieste di finanziamento delle imprese; i prestiti bancari, in calo all'inizio dell'anno, hanno progressivamente accelerato, con un'espansione più pronunciata per le aziende di piccola dimensione.

Il mercato del lavoro e le famiglie.    La pandemia ha determinato anche in Abruzzo un netto peggioramento del quadro occupazionale; la partecipazione al mercato del lavoro ha risentito delle maggiori difficoltà nella ricerca di un impiego a causa dalle misure per il contenimento dei contagi. Le assunzioni (al netto delle cessazioni) sono diminuite, in particolare nel comparto dei servizi e per le forme contrattuali meno stabili; ne hanno risentito soprattutto i giovani e le donne. Il ricorso agli strumenti di integrazione salariale è stato eccezionalmente elevato, soprattutto nei primi mesi dell'emergenza sanitaria. I redditi delle famiglie sono stimati in calo di oltre il 3 per cento, una flessione lievemente più accentuata rispetto al dato medio nazionale.

Il calo è stato limitato dall'accresciuto ricorso alle diverse forme di sostegno del reddito. La marcata riduzione dei consumi, più intensa del calo del reddito, da ricondurre anche a motivazioni di tipo precauzionale, ha determinato un significativo aumento delle disponibilità liquide delle famiglie. I prestiti al settore hanno ristagnato, prevalentemente per il minor ricorso al credito al consumo. Il calo degli acquisti di abitazioni ha determinato una diminuzione delle nuove erogazioni di mutui.

Il mercato del credito.    Nel 2020 i prestiti all'economia abruzzese sono tornati a crescere in misura sostenuta, sospinti dall'incremento dei finanziamenti alle imprese. Pur in presenza di un forte peggioramento della congiuntura, il flusso di nuovi crediti deteriorati è rimasto pressoché invariato, anche grazie alle misure governative di sostegno ai redditi, alle garanzie pubbliche e alle moratorie sui prestiti; le banche hanno tuttavia aumentato in modo marcato la quota di finanziamenti in bonis classificati come rischiosi. La raccolta bancaria da famiglie e imprese residenti è cresciuta, in particolare nelle forme più liquide, come i depositi in conto corrente. Il numero delle banche operanti in Abruzzo è rimasto invariato, mentre si è ulteriormente ridotto il numero di sportelli operativi; al ridimensionamento della rete distributiva tradizionale ha fatto seguito un ulteriore ampliamento dell'offerta online dei servizi finanziari.

La finanza pubblica decentrata.    Nel 2020 le entrate degli enti territoriali abruzzesi sono significativamente aumentate, in ragione dei maggiori trasferimenti statali destinati a fronteggiare gli effetti della pandemia. La spesa primaria è lievemente cresciuta, riflettendo l'espansione delle uscite correnti dovuta alle maggiori prestazioni sanitarie; si è invece significativamente contratta la spesa in conto capitale, su cui hanno inciso i minori pagamenti effettuati dai Comuni per le opere di ricostruzione post-sisma del 2009. Il debito delle amministrazioni locali si è ulteriormente ridotto, sebbene in rapporto alla popolazione rimanga ancora superiore al dato medio nazionale.

La digitalizzazione dell'economia nel contesto della pandemia.    Il grado di digitalizzazione di un territorio, indispensabile per sostenerne la competitività e per promuovere l'inclusione sociale nel lungo periodo, è risultato cruciale anche nel contesto della pandemia di Covid-19. Alla vigilia dell'emergenza sanitaria, l'indicatore della digitalizzazione dell'economia e della società abruzzese risultava inferiore alla media nazionale. Durante la pandemia l'utilizzo delle forme di lavoro agile si è rivelato più diffuso tra le aziende che maggiormente avevano investito in digitalizzazione, contribuendo a facilitare la riorganizzazione dei processi produttivi imposta dalla pandemia. Il ricorso alla didattica a distanza ha determinato anche in Abruzzo una spinta alla digitalizzazione delle scuole e al potenziamento delle dotazioni informatiche degli studenti, sostenuta dagli stanziamenti governativi a favore delle scuole e delle famiglie.