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La pandemia di Covid-19, delineatasi in Italia dai primi mesi del 2020, ha determinato forti ripercussioni sul sistema economico regionale. Dalla fine di febbraio del 2020 l'epidemia di Covid-19, la cui diffusione è stata accertata per la prima volta in Cina alla fine del 2019, ha iniziato a

propagarsi anche in Italia. Fino a settembre 2020 il contagio è rimasto circoscritto prevalentemente in alcune regioni del Nord, dove si erano sviluppati i primi focolai, mentre la diffusione nel resto d'Italia è stata limitata, anche per effetto delle severe misure restrittive messe in atto a livello nazionale. Da ottobre 2020 la diffusione del contagio ha interessato in misura più uniforme il territorio nazionale, pur continuando a colpire maggiormente le regioni settentrionali. In Puglia le zone più colpite sono state le province di Foggia e Bari.

A livello nazionale l'epidemia si è sviluppata su tre ondate. Durante la prima (febbraio - maggio 2020) e la seconda (ottobre 2020 - gennaio 2021) i casi accertati e i decessi attribuiti al Covid-19 in Puglia sono aumentati meno rapidamente che nella media nazionale e hanno raggiunto un livello massimo inferiore. Da febbraio 2021 si è verificata una recrudescenza dei casi accertati, inizialmente con tassi di crescita analoghi in Puglia e Italia, ma che in regione si è protratta più a lungo raggiungendo un picco maggiore. Durante la terza ondata l'incidenza dei decessi è stata superiore in regione rispetto alla media nazionale.

Come in molti paesi colpiti dalla pandemia, in Italia sono state adottate stringenti misure di distanziamento sociale e di limitazione della mobilità dei cittadini volte al contenimento del contagio. Durante la prima ondata della diffusione del virus, gli interventi, adottati in modo uniforme a livello nazionale, hanno previsto sia restrizioni alla mobilità sia il blocco delle attività produttive considerate non essenziali, cui è seguito un graduale allentamento nei mesi estivi con la progressiva riduzione delle infezioni e dei decessi. Con la recrudescenza dei contagi dall'ottobre scorso sono state nuovamente reintrodotte misure restrittive alla mobilità volte a garantire il distanziamento sociale. A differenza della prima ondata in questo caso le restrizioni sono state graduate sui territori in base a livelli crescenti di contagiosità del virus e alla resilienza delle strutture sanitarie. Dal  6 novembre 2020, data di entrata in vigore delle nuove restrizioni, al 6 marzo 2021, data di entrata in vigore del primo decreto del nuovo Governo che ha in parte ridefinito le misure di contenimento che si applicano nelle aree di rischio, la Puglia è stata sottoposta per quasi due mesi a vincoli di mobilità e di chiusura delle attività commerciali  e ricettive mediamente stringenti (zona "arancione"). Inoltre, come nel resto del Paese, in concomitanza con le festività natalizie, in regione sono state in vigore misure più stringenti (zona "rossa"). In connessione con la dinamica particolarmente negativa della terza ondata, le restrizioni previste per le zone "rosse" sono state adottate in Puglia per un periodo più lungo rispetto a tutte le altre regioni (da metà marzo e per quasi tutto il mese di aprile di quest'anno).

A fine dicembre 2020 ha avuto inizio la campagna vaccinale, dal cui progresso dipendono anche le prospettive economiche dell'anno in corso. In base agli ultimi dati disponibili, riferiti al 30 maggio, il 47 per cento della popolazione con più di 16 anni aveva ricevuto almeno la prima dose di vaccino, e il 23 per cento aveva completato il ciclo vaccinale.

Il quadro macroeconomico.     La crisi generata dall'epidemia ha avuto pesanti ripercussioni sull'economia regionale. Secondo quanto stimato dall'indicatore trimestrale delle economie regionali (ITER) sviluppato dalla Banca d'Italia, l'attività economica si sarebbe contratta di circa l'8 per cento nel 2020, in misura lievemente più contenuta rispetto alla media nazionale. Il calo, iniziato nel primo trimestre, è stato particolarmente pronunciato nel secondo, in corrispondenza delle restrizioni più stringenti, per poi ridursi in quello successivo, e tornare nuovamente ad ampliarsi nel quarto.

Le imprese.    Le conseguenze della pandemia sui settori produttivi sono state eterogenee, riflettendo anche la diversa intensità delle restrizioni. Le imprese industriali della Puglia hanno registrato nel 2020 un forte calo delle vendite in Italia e all'estero, che ha interessato tutti i comparti tranne l'alimentare e le utilities. Anche nel terziario la diminuzione del fatturato è stata molto marcata, soprattutto per il commercio non alimentare, i trasporti e i servizi connessi al turismo. Da marzo 2020 le presenze e gli arrivi dei visitatori sono diminuiti sensibilmente; il calo è proseguito per tutti i restanti mesi del 2020, ma l'allentamento delle misure restrittive e il miglioramento del quadro epidemiologico in estate hanno consentito di attutire la caduta nel terzo trimestre, soprattutto grazie a un andamento meno sfavorevole delle presenze di turisti italiani. Anche nel settore delle costruzioni l'attività si è contratta, sebbene in misura meno marcata rispetto all'industria e ai servizi, beneficiando soprattutto della ripresa degli investimenti in opere pubbliche; le compravendite immobiliari, complessivamente in calo nell'anno, nel secondo semestre hanno recuperato, superando i livelli precedenti la pandemia. Nell'agricoltura il valore aggiunto è diminuito, risentendo anche  della  ciclicità della produzione olearia e dell'impatto della crisi sanitaria sulle attività secondarie, fra cui quelle legate al turismo.

I risultati economici delle imprese pugliesi nel 2020 sono peggiorati rispetto all'anno precedente. Il blocco delle attività e le limitazioni alla mobilità nei primi mesi della crisi hanno causato un sensibile aumento delle esigenze di liquidità, che si è riflesso in un incremento della domanda di prestiti. Le misure pubbliche straordinarie di sostegno alla liquidità e al credito, congiuntamente al rinvio degli investimenti programmati, hanno consentito di soddisfare in gran parte tale domanda: a fine anno le disponibilità liquide effettive e potenziali delle imprese risultavano in forte aumento rispetto al 2019.

Le misure pubbliche di sostegno al credito bancario, rappresentate soprattutto dalle moratorie sui debiti e dal rafforzamento del sistema di garanzie pubbliche sul nuovo credito, hanno notevolmente sospinto i finanziamenti alle imprese pugliesi nel 2020. La crescita dei prestiti si è estesa a tutte le classi dimensionali e a tutti i settori, compreso quello edile, in calo dal 2013. La dinamica positiva ha riguardato unicamente le imprese classificate come non rischiose alla vigilia della pandemia, che erano le principali destinatarie delle misure di sostegno pubblico. Questi strumenti sono stati utilizzati più intensamente dalle aziende che, secondo nostre stime, non sarebbero riuscite a fronteggiare i propri impegni finanziari senza liquidità aggiuntiva, ma hanno avuto ampia diffusione anche fra quelle meno esposte al rischio di illiquidità.

Il mercato del lavoro e le famiglie.    Nel 2020 le ripercussioni sull'occupazione sono state mitigate dai decreti emergenziali, che hanno introdotto il blocco dei licenziamenti ed esteso la cassa integrazione a categorie di lavoratori prima escluse. L'occupazione si è pertanto ridotta in misura inferiore rispetto all'attività economica, il cui andamento si è invece riflesso in una forte contrazione delle ore lavorate e in un aumento del ricorso alla cassa integrazione. L'emergenza sanitaria e le misure di contenimento, deteriorando le prospettive occupazionali, hanno inoltre contribuito a ridurre il numero di lavoratori in cerca di occupazione, aumentando conseguentemente gli inattivi. Anche i redditi delle famiglie si sono ridotti, sebbene il calo sia stato molto limitato dalla crescita dei trasferimenti pubblici. La dinamica negativa dei redditi, le restrizioni alla mobilità e l'accresciuta incertezza hanno inciso sui consumi, che sono calati in misura più intensa rispetto al reddito, determinando un aumento del risparmio aggregato delle famiglie. Tale andamento si è riflesso in un forte aumento dei depositi, anche di quelli di minore ammontare. Il calo della spesa delle famiglie si è associato a un indebolimento della domanda di credito al consumo; le richieste dei mutui si sono lievemente ridotte rispetto al 2019, per effetto della flessione nel primo semestre dovuta all'andamento negativo del mercato immobiliare. Nel complesso i finanziamenti alle famiglie sono aumentati in misura modesta, sostenuti dalle moratorie sui debiti, che hanno frenato i rimborsi.

Il mercato del credito.    I prestiti all'economia pugliese hanno accelerato. In presenza di condizioni di offerta distese, la dinamica ha riflesso soprattutto l'andamento della domanda, che è risultata in forte accelerazione per le imprese e in rallentamento per le famiglie. Gli indicatori sulla qualità del credito hanno mostrato un quadro articolato. Il flusso dei nuovi crediti deteriorati è diminuito, beneficiando, oltre che delle misure di sostegno a imprese e famiglie, anche della flessibilità delle regole di classificazione dei finanziamenti. L'incidenza dei prestiti deteriorati sullo stock è calata per effetto sia dell'aumento dei finanziamenti complessivi sia del calo dei crediti in sofferenza, quest'ultimo riconducibile soprattutto alle operazioni di cessione. La perdurante incertezza sull'evoluzione del quadro macroeconomico ha determinato tuttavia un aumento degli accantonamenti da parte degli intermediari sui crediti in bonis, in previsione di un eventuale peggioramento della qualità dei prestiti.

Il clima di incertezza, le misure pubbliche di sostegno, l'aumento del risparmio delle famiglie e il rinvio degli investimenti del settore produttivo hanno favorito un'accelerazione dei depositi, particolarmente pronunciata per le imprese.

La finanza pubblica decentrata.    Durante la pandemia sono aumentate le risorse complessivamente a disposizione degli enti territoriali pugliesi, grazie a maggiori trasferimenti statali destinati a fronteggiare l'emergenza sanitaria e la crisi economica. Tali entrate, insieme a stanziamenti di risorse proprie della Regione e alla riprogrammazione dei fondi comunitari, hanno consentito di incrementare la spesa corrente. Fra le principali voci di spesa in aumento rientrano i trasferimenti alle famiglie per il sostegno al reddito e ai consumi, quelli alle imprese per il sostegno alla liquidità e la spesa sanitaria. L'aumento di quest'ultima è in larga parte riconducibile alle spese legate all'emergenza sanitaria, in particolare a quella per gli acquisti di beni e servizi e alla spesa per il personale, a sua volta cresciuta soprattutto per effetto delle nuove assunzioni. La crisi pandemica ha reso necessario rafforzare anche l'assistenza sanitaria territoriale, che maggiormente è stata coinvolta nella gestione dell'emergenza. Rispetto alla media nazionale in Puglia l'offerta di assistenza territoriale risulta sottodimensionata con riferimento alla gran parte dei servizi, nonostante un fabbisogno di prestazioni superiore.

Anche la spesa in conto capitale degli enti territoriali è aumentata nel 2020, sia nella componente degli investimenti, soprattutto in opere pubbliche, sia in quella dei trasferimenti. Per effetto di tale dinamica, il divario di spesa in termini pro capite rispetto alla media nazionale è divenuto positivo, dopo esser stato negativo negli ultimi venti anni.