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Nel 2020 la pandemia di Covid-19 ha determinato forti ripercussioni sul sistema economico lucano: il PIL si è ridotto intensamente, sebbene in misura lievemente minore rispetto alla media nazionale. In Basilicata i primi casi di Covid-19 sono stati accertati a marzo 2020 e il numero di nuove infezioni ha raggiunto

un picco intorno alla fine dello stesso mese, per diminuire progressivamente in seguito e riassorbirsi nei mesi estivi. I nuovi casi di contagio, anche a seguito della maggiore capacità di screening del sistema sanitario, sono tornati rapidamente ad aumentare in autunno, per raggiungere un nuovo picco in novembre, di intensità notevolmente superiore al primo; da febbraio 2021 si è verificata un'ulteriore recrudescenza della diffusione del virus, mitigata nei mesi primaverili di quest'anno anche dal progredire della campagna vaccinale. La diffusione del contagio e la mortalità sono state inferiori in Basilicata rispetto alla media nazionale soprattutto nella fase iniziale dell'epidemia.

Come in molti paesi colpiti dalla pandemia, in Italia sono state adottate stringenti misure di distanziamento sociale e di limitazione della mobilità. Nella fase iniziale di diffusione del virus gli interventi, sono stati adottati in modo uniforme a livello nazionale; con la risalita dei contagi da ottobre scorso le restrizioni sono state graduate sui territori in base a livelli crescenti di contagiosità del virus e di resilienza delle strutture sanitarie. Dal 6 novembre 2020, data di entrata in vigore delle nuove restrizioni, al 6 giugno 2021 la Basilicata è stata sottoposta a vincoli di mobilità e di chiusura delle attività commerciali e ricettive stringenti (zone "rossa" e "arancione") complessivamente per quasi diciassette settimane, un valore lievemente inferiore rispetto alla mediana tra le regioni italiane.

Le imprese.   Le conseguenze della pandemia nei settori produttivi sono state eterogenee nel 2020, riflettendo anche la diversa intensità delle restrizioni. Nel manifatturiero le vendite di auto prodotte in Basilicata sono calate nei mesi primaverili, per poi tornare a crescere nella seconda metà dell'anno; le prospettive per l'anno in corso rimangono incerte a causa di persistenti difficoltà di approvvigionamento sui mercati globali. Nell'estrattivo il valore della produzione è calato, a causa della forte contrazione dei corsi petroliferi innescata dalla crisi pandemica, ma si è contestualmente registrato un aumento delle quantità estratte riconducibile all'avvio dello sfruttamento del giacimento di Tempa Rossa. La flessione dell'attività ha riguardato in misura meno intensa le costruzioni e l'agricoltura. Nei servizi le restrizioni alla mobilità hanno inciso soprattutto nei comparti del commercio non alimentare e del turismo; il calo delle presenze, più intenso nel primo semestre del 2020, si è attenuato durante la stagione estiva a seguito dell'allentamento delle restrizioni di cui ha beneficiato soprattutto il turismo domestico.

Il mercato del lavoro e le famiglie.    Le ripercussioni della pandemia sull'occupazione sono state mitigate dai decreti emergenziali, che hanno introdotto misure di sostegno alle imprese e ai lavoratori, estendendo in particolare gli strumenti di integrazione salariale. Per tale ragione l'andamento negativo dell'attività produttiva si è riflesso nel 2020 in un calo delle ore lavorate più intenso rispetto a quello dell'occupazione. L'emergenza sanitaria e le misure di contenimento, deteriorando le prospettive occupazionali dei lavoratori, hanno contribuito ad accrescere il numero di inattivi e a ridurre i lavoratori in cerca di occupazione. I redditi delle famiglie sono diminuiti, sebbene il calo sia stato fortemente limitato dai provvedimenti pubblici di sostegno alle famiglie. La dinamica negativa dei redditi, le misure restrittive e l'accresciuta incertezza hanno inciso sui consumi, che sono diminuiti più intensamente rispetto al reddito, determinando un aumento del risparmio aggregato delle famiglie.

Il mercato del credito.    Nel 2020 la crescita dei prestiti all'economia lucana si è intensificata: l'andamento ha riflesso l'accelerazione dei prestiti alle imprese, che hanno beneficiato delle misure a sostegno della liquidità, tra cui le moratorie sui debiti bancari e il rafforzamento del sistema di garanzie pubbliche. I prestiti alle famiglie hanno invece rallentato rispetto all'anno precedente, risentendo del calo dei prestiti al consumo, penalizzati anche dalla minore propensione alla spesa. Gli indicatori sulla qualità del credito mostrano un quadro articolato. Il flusso dei nuovi crediti deteriorati è diminuito, beneficiando, oltre che delle misure di sostegno a imprese e famiglie, anche della flessibilità delle regole di classificazione dei finanziamenti. La perdurante incertezza sull'evoluzione del quadro macroeconomico ha determinato tuttavia un aumento degli accantonamenti da parte degli intermediari sui crediti non deteriorati, in previsione di un peggioramento della qualità dei prestiti. L'accelerazione del credito, l'aumento del risparmio aggregato delle famiglie e il rinvio degli investimenti delle imprese hanno sostenuto la crescita dei depositi bancari.

La finanza pubblica decentrata.    Durante la pandemia sono aumentate le risorse a disposizione degli enti territoriali, grazie ai maggiori trasferimenti statali destinati a fronteggiare l'emergenza sanitaria e la crisi economica. La spesa della Regione è lievemente aumentata soprattutto per effetto delle misure di sostegno a imprese e famiglie, che hanno beneficiato anche della riprogrammazione di parte dei fondi strutturali europei. La spesa dei Comuni ha invece registrato una forte flessione, risentendo del calo degli investimenti in opere pubbliche.

La crisi pandemica ha reso necessario il rafforzamento dell'assistenza sanitaria ospedaliera e di quella territoriale. Quest'ultima si caratterizza in regione per un fabbisogno di prestazioni superiore rispetto alla media nazionale, ma è in grado di offrire servizi con standard sostanzialmente in linea con la media del Paese.

La digitalizzazione dell'economia.    L'attuale pandemia ha evidenziato come lo sviluppo digitale sia un fattore indispensabile per sostenere l'innovazione e la competitività del sistema produttivo e finanziario di un territorio, oltre che per promuovere le competenze e l'inclusione sociale dei suoi cittadini. Alla vigilia della pandemia il livello di digitalizzazione della Basilicata risultava molto inferiore rispetto alla media nazionale, per effetto anche della bassa copertura delle reti, soprattutto nei comuni più isolati. Al ritardo contribuiscono inoltre la minor diffusione delle competenze informatiche nella popolazione e la bassa adozione di tecnologie digitali da parte delle imprese, riconducibile solo in minima parte a una diversa specializzazione settoriale e dimensionale di queste ultime. L'utilizzo di servizi digitali risultava inferiore anche in ambito bancario e nelle Amministrazioni pubbliche locali. La pandemia di Covid-19 ha favorito l'utilizzo del lavoro agile che tuttavia è risultato meno diffuso rispetto alla media nazionale.