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La pandemia di Covid-19, manifestatasi in Italia dai primi mesi del 2020, si è diffusa rapidamente anche in Liguria, determinando forti ripercussioni sul sistema economico regionale, sebbene con risultati differenziati tra i principali settori: il terziario, che in

regione riveste un peso particolarmente importante, è risultato più sfavorito dalle misure di limitazione alla mobilità necessarie al contenimento del virus e dalla minore spesa da parte di famiglie residenti e turisti; l'industria ha recuperato nella seconda metà dell'anno buona parte del calo produttivo registrato durante il lockdown primaverile, grazie alla rilevanza in regione di comparti con lunghi cicli produttivi, come la cantieristica, che risentono con ritardo delle fluttuazioni cicliche.

Le imprese.    Nel 2020 la produzione e le vendite in termini reali delle imprese industriali liguri sono lievemente diminuite. L'attività del settore edile è rimasta stabile sui livelli del 2019; vi ha contribuito la prosecuzione dei lavori alle principali opere infrastrutturali, tra cui il nuovo viadotto "Genova-San Giorgio" inaugurato in agosto.

Tra i comparti del terziario i flussi turistici si sono contratti significativamente, con una riduzione particolarmente intensa per le presenze straniere; i transiti crocieristici si sono pressoché azzerati. La movimentazione mercantile presso i porti liguri ha risentito delle iniziative di contenimento della pandemia introdotte dall'Italia e dai suoi principali partner commerciali. Nell'intermediazione immobiliare si è interrotta la crescita del numero delle compravendite che aveva caratterizzato i 6 anni precedenti. Gli esercizi commerciali e della ristorazione hanno sofferto, oltre che dei periodi di lockdown, dei minori afflussi turistici e della ridotta capacità di spesa delle famiglie.

La diminuzione del fatturato ha avuto conseguenze rilevanti sui risultati reddituali e sul fabbisogno finanziario delle imprese liguri; quest'ultimo è stato in gran parte soddisfatto dall'aumento dell'indebitamento bancario, più intenso per le aziende di piccole dimensioni. Il ricorso alle misure di sostegno della liquidità (moratorie e garanzie pubbliche sui nuovi prestiti) è stato ampio, specie da parte dei settori più esposti alla fase congiunturale sfavorevole, quali il commercio, l'alloggio e la ristorazione, i viaggi e il noleggio. Tali misure, insieme alla sospensione delle istanze di fallimento, hanno contenuto il numero di aziende in uscita dal mercato.

Il mercato del lavoro e le famiglie.    Le ripercussioni della pandemia sul mercato del lavoro, che negli anni più recenti aveva avuto una ripresa modesta nel confronto con il Nord Ovest e l'Italia, sono state significative. Gli effetti sono stati intensi per i lavoratori autonomi e i dipendenti a tempo determinato; le misure governative di sostegno hanno comunque contenuto l'impatto occupazionale complessivo, a fronte di un'ampia contrazione delle ore lavorate. Tra i lavoratori dipendenti la riduzione delle assunzioni nette ha colpito con maggiore severità i comparti commerciale, turistico e dell'intrattenimento, i giovani e le donne. L'emergenza sanitaria ha comportato, come nel resto del paese, un netto incremento dello smart working; malgrado la Liguria presenti un livello di digitalizzazione comparabile a quello medio italiano (cfr. il riquadro: Un indicatore della digitalizzazione dell'economia regionale), l'utilizzo del lavoro agile nel settore privato, specializzato nel terziario tradizionale con prevalenza di micro imprese, non ha raggiunto in media il livello osservato nelle aree territoriali di confronto.

La difficile situazione congiunturale e i periodi di limitazione agli spostamenti hanno ostacolato anche la ricerca di lavoro, determinando un aumento del tasso di inattività, con effetti più intensi per i giovani e le donne.

Il reddito disponibile delle famiglie ha subito le conseguenze della pandemia non solo nel livello, ma anche nella distribuzione; con riferimento ai soli redditi da lavoro, le disuguaglianze si sono fortemente accentuate. Il potenziamento del sistema di trasferimenti in favore di lavoratori e famiglie ha comunque contribuito a mitigare il calo del reddito disponibile. Come in Italia, anche in Liguria i consumi delle famiglie si sono ridotti in misura sensibilmente più ampia rispetto al reddito.

Le famiglie liguri hanno affrontato l'emergenza sanitaria in condizioni più solide rispetto alla media nazionale, con una ricchezza totale pari a circa 11 volte il reddito disponibile; nella gestione del loro portafoglio finanziario, nel 2020 si è accentuata la preferenza verso le attività più liquide, a causa dell'elevata incertezza del quadro economico, con un'accelerazione dei depositi in conto corrente.

Nel 2020 il credito alle famiglie ha rallentato, a causa del contenuto ricorso al credito al consumo, in connessione con la contrazione degli acquisti; il tasso di crescita dei mutui è rimasto invece pressoché invariato. Il grado di indebitamento delle famiglie liguri, dato dal rapporto tra i debiti finanziari e il reddito disponibile, si è innalzato, soprattutto per la diminuzione di quest'ultimo, rimanendo comunque su un livello inferiore rispetto al Nord Ovest e all'Italia.

Il mercato del credito.    Dopo la riduzione registrata nell'anno precedente, nel 2020 i prestiti bancari al settore privato non finanziario sono tornati a crescere grazie alla forte espansione dei finanziamenti al comparto produttivo, che ha beneficiato delle misure pubbliche di sostegno della liquidità. Queste ultime, insieme all'orientamento espansivo della politica monetaria, hanno contribuito a mantenere distese le condizioni di offerta. Dagli indicatori di deterioramento del credito non sono ancora emersi segnali di peggioramento, grazie alle misure di sostegno a imprese e famiglie e alla flessibilità delle regole di classificazione dei finanziamenti; la perdurante incertezza sull'evoluzione del quadro macroeconomico ha comunque determinato un incremento della rischiosità dei finanziamenti in essere.

La finanza pubblica decentrata.    Nel 2020 gli enti decentrati liguri hanno incrementato le voci di spesa dirette ad attenuare le conseguenze negative della pandemia per famiglie e imprese; vi si è associata una riduzione delle entrate extra tributarie e per tributi propri, a causa della fase congiunturale sfavorevole e in parte per le esenzioni introdotte.

L'attività degli enti è stata sostenuta dall'incremento dei trasferimenti ricevuti dallo Stato. Nel settore sanitario la dotazione di personale è stata rafforzata e si è fatto un maggiore ricorso a incarichi di collaborazione. In Liguria l'assistenza territoriale si caratterizza per il soddisfacente livello della prevenzione, dell'attività ambulatoriale e della disponibilità di strutture residenziali, ma è in ritardo nelle forme più moderne di assistenza, quali ad esempio la telemedicina.