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La pandemia di Covid-19, delineatasi in Italia dai primi mesi del 2020, si è diffusa rapidamente anche in Toscana, determinando forti ripercussioni sul sistema economico regionale, sebbene differenziate tra i principali settori. Le misure di distanziamento sociale e la chiusura parziale

delle attività hanno avuto pesanti ricadute: in base all'indicatore trimestrale dell'economia regionale (ITER), sviluppato dalla Banca d'Italia, il calo del prodotto toscano è stato di oltre il 9 per cento nel 2020, in linea con la stima di Prometeia e più intenso rispetto alla media del Paese. La riduzione si è attenuata nei mesi estivi per poi intensificarsi nello scorcio dell'anno, in concomitanza con la seconda fase del contagio e con l'introduzione delle nuove misure restrittive. L'indicatore coincidente Regiocoin-Toscana da noi elaborato evidenzia la flessione delle componenti di fondo dell'attività, specialmente nel secondo trimestre. Il quadro migliorerebbe nell'anno in corso, con la progressiva implementazione del piano vaccinale e l'allentamento delle misure restrittive.

Le imprese.   Il blocco delle attività produttive non essenziali e le restrizioni alla mobilità e all'interazione sociale, messe in atto nelle diverse fasi di evoluzione dell'epidemia, così come il forte calo della domanda, hanno avuto repentine e consistenti ripercussioni sull'economia locale, specializzata in settori particolarmente colpiti dalla crisi, quali la moda e le attività collegate al turismo, soprattutto straniero e delle città d'arte. Le imprese hanno subito una significativa riduzione del fatturato, specie quelle più piccole e quelle più internazionalizzate. Dopo il notevole sviluppo dell'export nel 2019, le vendite all'estero di produzioni regionali hanno registrato una forte flessione, in particolare nei comparti di moda e meccanica. Nelle attività terziarie i flussi turistici si sono pressoché azzerati tra marzo e maggio, per recuperare solo parzialmente nei mesi estivi e registrare un nuovo peggioramento in autunno. La contrazione dell'attività economica e dei viaggi ha altresì negativamente condizionato i traffici, di merci e di passeggeri. A causa dell'elevata incertezza circa l'evoluzione della pandemia, le imprese regionali hanno notevolmente ridimensionato l'accumulazione di capitale.
La Toscana sconta da oltre un ventennio un divario sfavorevole nei tassi di investimento rispetto a regioni simili per modello produttivo, che ne ha condizionato lo sviluppo. La minore propensione a investire, accentuatasi nella fase di ripresa economica, è ascrivibile alla specializzazione toscana verso settori strutturalmente caratterizzati da un minor tasso di accumulazione, come la moda e il turismo, e soprattutto alla più incisiva presenza in tutti i comparti produttivi di aziende di minori dimensioni e meno internazionalizzate.
Il ritorno su livelli di redditività soddisfacenti e il processo di deleveraging, che avevano contraddistinto le imprese regionali nell'ultimo decennio, sono stati interrotti dalla crisi pandemica. Le accresciute esigenze finanziarie, connesse col calo delle vendite, hanno indotto un aumento della domanda di credito, in larga parte soddisfatta attraverso misure pubbliche di sostegno. Ne è derivato un incremento del grado di indebitamento, stante anche l’impatto sul patrimonio di risultati reddituali più sfavorevoli.
L'operatività del Fondo di garanzia a favore delle imprese toscane è stata notevolmente ampliata, rimuovendo anche la previgente limitazione locale alla concessione di garanzie in subordine ai confidi. Gli interventi hanno riguardato soprattutto aziende più piccole, finanziariamente più fragili e operative nei comparti di specializzazione regionale maggiormente colpiti dalla pandemia. A parità di caratteristiche dimensionali, settoriali e di rischio, la propensione a ricorrere al Fondo da parte di imprese toscane è risultata più elevata, a motivo anche della maggiore rilevanza di relazioni creditizie pregresse che potrebbero averne facilitato l'accesso.

Il mercato del lavoro e le famiglie.   Gli effetti della crisi innescata dalla pandemia sull'occupazione regionale sono stati considerevoli e fortemente asimmetrici. Il calo degli occupati ha colpito maggiormente la componente femminile, il lavoro autonomo, i contratti a tempo determinato e i settori collegati al turismo. Per la prima volta dal 2014 è tornata a crescere la quota di giovani non occupati e non in istruzione o formazione. Il deterioramento delle condizioni sul mercato del lavoro si è negativamente riflesso sul reddito disponibile delle famiglie, che è calato nello scorso anno, interrompendo la fase di crescita in atto da oltre un quinquennio. La disuguaglianza nella distribuzione dei redditi e la povertà sono aumentate durante la pandemia, accrescendo i divari socio-economici; gli interventi pubblici hanno tuttavia contribuito ad attenuarne l’incremento.
La ricchezza netta delle famiglie toscane era lievemente salita alla vigilia della pandemia, attestandosi a 8,5 volte il reddito disponibile. Tuttavia, dal 2008 essa ha mostrato una flessione per la caduta di valore della componente reale, soprattutto abitativa. Nella componente finanziaria vi è stata nell'ultimo decennio una ricomposizione a favore principalmente delle attività più liquide, accentuatasi nella crisi pandemica. Pur in un contesto di condizioni di offerta favorevoli, il calo dei redditi e dei consumi ha notevolmente rallentato l'indebitamento delle famiglie. I finanziamenti al consumo sono rimasti stabili a fronte della moderata crescita dei prestiti per l'acquisto di abitazioni, sostenuti anche dalle moratorie bancarie. Le erogazioni di nuovi mutui si sono ridotte, frenate dalle mancate compravendite nel primo lockdown; sono invece cresciute le rinegoziazioni per surroga o sostituzione ed è proseguito il processo di ricomposizione verso mutui a tasso fisso.

Il mercato del credito.    Nel 2020 i prestiti all'economia toscana sono tornati a crescere, per il marcato recupero dei finanziamenti alle imprese, sospinti principalmente dalle garanzie pubbliche. In tale contesto le politiche di offerta sono rimaste accomodanti, con una generalizzata riduzione dei costi e un aumento delle quantità. Nonostante le condizioni economiche deteriorate dalla crisi, la qualità del credito non è peggiorata: il tasso di deterioramento è lievemente sceso, soprattutto per le imprese; vi hanno inciso sia le moratorie volte a posticipare i rimborsi sia l'utilizzo della flessibilità insita nelle regole per la valutazione dei prestiti. Tuttavia, la quota dei finanziamenti in bonis alle imprese per i quali si è registrato un aumento del rischio di credito è significativamente cresciuta, in connessione anche col diffuso utilizzo di moratorie, che potrebbe sottendere un ritardo nell'emersione di situazioni di difficoltà; ciò si è riflesso in un incremento del relativo tasso di copertura.
In risposta all'emergenza sanitaria, le modalità di erogazione dei servizi finanziari hanno subito una rapida evoluzione, con l'ampliamento dell'offerta digitale e il ricorso su tutto il territorio a orari di apertura al pubblico limitati o su appuntamento, che hanno consentito una marcata implementazione del lavoro agile anche in ambito bancario.

La finanza pubblica decentrata.    Nel 2020 la spesa corrente primaria è cresciuta in Toscana in connessione con maggiori spese sanitarie e trasferimenti a favore di imprese e famiglie; al contrario la spesa per investimenti ha ristagnato. In relazione alle nuove assunzioni realizzate per fronteggiare l'emergenza pandemica, la dotazione di personale sanitario è salita di oltre 7.000 unità (19 addetti ogni 10.000 abitanti). Le entrate non finanziarie degli enti territoriali sono aumentate: i trasferimenti dallo Stato sono cresciuti per compensare il mancato gettito tributario ed extra-tributario.

La digitalizzazione dell'economia.    Lo sviluppo digitale rappresenta un fattore indispensabile per sostenere la competitività di un territorio. La crisi pandemica ne ha evidenziato la rilevanza anche quale fenomeno di forte resilienza: la connettività, le tecnologie e le competenze digitali hanno rivestito un ruolo fondamentale nella prosecuzione delle attività lavorative, dei processi produttivi e nella fruizione di servizi pubblici e privati.
Il grado di digitalizzazione della Toscana risulta in media superiore a quello del Paese, sebbene emergano talvolta ritardi nella diffusione di tecnologie più avanzate, come la copertura del territorio con banda ultraveloce o l'utilizzo da parte delle imprese delle tecnologie digitali più innovative.