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Gli effetti della pandemia sull'economia piemontese sono stati molto rilevanti. In base all'indicatore ITER elaborato dalla Banca d'Italia, il PIL sarebbe sceso nel 2020 di poco più del 9 per cento, in misura appena superiore alla media italiana. L'indicatore Regio-coin Piemonte, dopo

il calo eccezionalmente intenso nel secondo trimestre, ha segnato un recupero vivace nei mesi estivi a cui è seguito un nuovo indebolimento nello scorcio dell'anno; l'andamento sarebbe tornato a migliorare nel corso del primo trimestre del 2021.

Le imprese.   La crisi pandemica ha avuto conseguenze differenziate tra i settori produttivi. L'industria è stata fortemente colpita dagli interventi di sospensione delle attività non essenziali di marzo e aprile e dal calo della domanda seguito allo scoppio dell'epidemia; nonostante l'intensa ripresa nel corso dell'estate, la produzione e il fatturato delle aziende sono scesi nel complesso del 2020 in misura molto significativa. All'andamento ha contribuito la marcata riduzione delle esportazioni che ha riguardato gran parte dei settori di specializzazione regionale. Risultati particolarmente negativi hanno caratterizzato il comparto tessile, che ha sofferto della rilevante contrazione dei consumi delle famiglie, e quello metalmeccanico, su cui ha inciso la flessione della domanda di macchinari.

Anche nel terziario i risultati sono stati eterogenei tra i comparti: quelli della ristorazione, del turismo e dei servizi alla persona e il commercio non alimentare sono stati particolarmente colpiti dalle misure restrittive susseguitesi nel corso dell'anno e dalla notevole diminuzione della spesa delle famiglie; per contro, un andamento meno sfavorevole è stato registrato per altre attività, come i servizi alle imprese. Nelle costruzioni la produzione ha risentito del blocco della maggior parte dei cantieri durante il lockdown del secondo trimestre; dall'estate tuttavia l'attività ha ripreso a crescere.

La crisi pandemica ha determinato anche un significativo ridimensionamento degli investimenti: il calo ha interessato circa i due terzi delle aziende.

La marcata diminuzione dei ricavi si è riflessa nella contrazione dei flussi di cassa e della redditività delle imprese. Il maggiore fabbisogno di liquidità che ne è derivato è stato in larga parte soddisfatto dall'espansione del credito e dal dispiegarsi degli effetti delle misure governative di sostegno alle aziende. I finanziamenti bancari sono tornati ad aumentare, a ritmi crescenti nel corso dell'anno. L'espansione, trainata dalla domanda in presenza di condizioni di offerta accomodanti, ha interessato tutte le classi dimensionali e le principali branche di attività economica. Il ricorso ai prestiti ha soddisfatto anche l'esigenza delle imprese di detenere un più elevato livello di scorte liquide per finalità precauzionali.

Per i prossimi mesi gli indicatori congiunturali disponibili prefigurano un miglioramento del quadro economico, pur in un contesto di elevata incertezza. Per il complesso del 2021 le imprese intervistate dalla Banca d'Italia prospettano una ripresa del fatturato, che tuttavia rimarrebbe su livelli inferiori a quelli precedenti la pandemia; vi si assocerebbe un'intensificazione dell'attività di investimento.

Il mercato del lavoro e le famiglie.    Le condizioni del mercato del lavoro si sono fortemente deteriorate per effetto della crisi pandemica. La riduzione del numero degli occupati è stata notevolmente inferiore a quella delle ore lavorate, grazie all'eccezionale ricorso agli ammortizzatori sociali, al blocco dei licenziamenti per motivi economici e alle misure di sostegno alle imprese. Come nel resto del Paese, il calo dell'occupazione si è concentrato tra i lavoratori dipendenti a termine e tra quelli autonomi ed è stato particolarmente intenso nel comparto del commercio, alberghi e ristoranti. Il numero di occupati a tempo indeterminato è rimasto stabile, grazie alle politiche di sostegno pubblico. Il saldo tra le posizioni di lavoro subordinato attivate e quelle cessate, dopo il forte peggioramento durante il lockdown primaverile, ha registrato un miglioramento dall'estate a cui è seguito un nuovo deterioramento nello scorcio dell'anno con il riacutizzarsi della pandemia. La partecipazione al mercato del lavoro si è notevolmente ridotta, più marcatamente per le donne. È tornata ad aumentare la quota di giovani che non studiano e non lavorano. Il ricorso allo smart working si è notevolmente intensificato ed è stato particolarmente diffuso nei servizi privati ad alta intensità di conoscenza e nel settore pubblico.

La crisi pandemica si è riflessa in misura significativa anche sui redditi delle famiglie, calati in misura più intensa della media italiana. La contrazione è stata largamente inferiore a quella del PIL, grazie alle misure disposte dal Governo a supporto delle famiglie. Alla diminuzione dei redditi si è associato un aumento della disuguaglianza nella loro distribuzione.

La riduzione delle disponibilità economiche delle famiglie, le misure di contenimento della pandemia, i timori di contagio e l'accresciuta incertezza hanno contribuito al calo particolarmente intenso dei consumi. La flessione è stata superiore a quella dei redditi; ne è derivato un aumento della propensione media al risparmio, che si è riflesso in un ampliamento della liquidità complessivamente detenuta dalle famiglie nei depositi. Tale incremento è riconducibile soprattutto ai conti di importo medio-alto.

In seguito allo scoppio della pandemia la dinamica dei prestiti alle famiglie si è bruscamente indebolita sia nella componente dei mutui sia soprattutto in quella del credito al consumo, riflettendo principalmente la contrazione della domanda. Nella seconda parte dell'anno l'andamento dei mutui si è intensificato, in connessione con il recupero delle transazioni nel mercato immobiliare; per contro, è proseguito il rallentamento del credito al consumo. L'incidenza del debito delle famiglie rispetto al reddito è aumentata, per il marcato calo di quest'ultimo, ma rimane comunque su livelli inferiori alla media nazionale, a sua volta bassa nel confronto internazionale.

Il mercato del credito.    La dinamica dei prestiti bancari al settore privato non finanziario si è notevolmente irrobustita lo scorso anno, sospinta dai finanziamenti alle aziende. Il flusso dei nuovi crediti deteriorati è rimasto su valori storicamente contenuti, beneficiando delle misure di sostegno ai redditi delle famiglie e all'attività d'impresa, delle moratorie e delle garanzie pubbliche. Primi effetti del peggioramento della congiuntura sulla qualità del credito emergono tuttavia dall'evoluzione del livello del rischio di credito che le banche associano ai prestiti non deteriorati.

L'emergenza sanitaria ha dato ulteriore impulso al processo di trasformazione delle relazioni tra gli intermediari e la loro clientela in atto da oltre un decennio, con la riorganizzazione della rete territoriale e un ruolo crescente assunto dai canali digitali.

La finanza pubblica decentrata.   Per fronteggiare l'emergenza pandemica lo scorso anno sono aumentate le spese della sanità, in particolare quelle per l'ampliamento del personale, avvenuto prevalentemente mediante assunzioni con contratti di lavoro a termine o altre forme di lavoro flessibile. La crisi sanitaria ha evidenziato anche l'importanza di disporre di un sistema sviluppato e capillare di assistenza territoriale, soprattutto in una regione come il Piemonte, caratterizzata da un'elevata incidenza della popolazione anziana.

È proseguita lo scorso anno la ripresa della spesa per investimenti degli enti territoriali piemontesi in atto dal 2018. È continuata anche la flessione del debito contratto da tali enti, che in termini pro capite rimane tuttavia nettamente più elevato di quello medio nazionale.

La qualità dell'azione pubblica rappresenta un fattore importante di competitività. Sotto questo profilo gli indicatori basati sulle percezioni dei cittadini piemontesi evidenziano un divario negativo rilevante nel confronto con un gruppo di regioni europee simili.

La digitalizzazione dell'economia.   La pandemia ha evidenziato la rilevanza dello sviluppo digitale, come fattore per sostenere l'innovazione e la competitività del sistema produttivo e per promuovere le competenze e l'inclusione sociale. Nostre elaborazioni indicano che prima della pandemia il grado di digitalizzazione in Piemonte risultava superiore alla media nazionale, grazie alla maggiore integrazione delle tecnologie informatiche nei processi produttivi e alle migliori competenze digitali delle persone; vi si associava un maggiore utilizzo dei servizi bancari online. Nel confronto europeo, tuttavia, la regione mostrava un notevole ritardo.