La presente informativa è resa, anche ai sensi dell’art. 13 del D. Lgs. 196/2003 “Codice in materia di protezione dei dati personali” (“Codice Privacy”) 
e degli artt. 13 e 14 del Regolamento (UE) 2016/679 (“GDPR”), a coloro che si collegano alla presente edizione online del giornale Tribuna Economica di proprietà di AFC Editore Soc. Coop. 

Leggi di più

I TWEET

Nel 2020 la pandemia ha determinato un’intensa flessione dei flussi turistici in tutto il territorio nazionale. Il calo ha riguardato in misura più pronunciata la componente internazionale e le aree maggiormente orientate al turismo culturale per la presenza

delle principali città d’arte o alle vacanze di tipo balneare o naturalistico. La crisi pandemica si è riflessa in un deterioramento delle condizioni occupazionali del settore e in una contrazione del fatturato delle imprese turistiche più marcati rispetto agli altri comparti; ne è derivata una forte domanda di risorse finanziarie e un aumento dei finanziamenti più accentuato rispetto alle altre imprese. A differenza degli altri settori, la crescita dei prestiti ha interessato anche le imprese che, alla vigilia della pandemia, erano caratterizzate da condizioni di bilancio meno solide. La crisi non si è invece ancora riflessa negativamente sul numero di imprese attive in connessione con l’elevata disponibilità di credito – sostenuta dalle misure pubbliche di sostegno alla liquidità delle imprese –, la moratoria sui fallimenti, l’elevato ricorso agli strumenti di integrazione salariale e, in generale, l’accesso alle agevolazioni fiscali e ai contributi a fondo perduto. La crisi ha colpito un settore nevralgico dell’economia italiana che nel decennio precedente si era progressivamente rafforzato. Il numero di occupati era cresciuto in misura più intensa rispetto al totale dell’economia e si confrontava con un calo nella media del terziario; l’espansione era stata più pronunciata nelle aree centro-meridionali.

Anche i principali indicatori di bilancio delle imprese turistiche erano progressivamente migliorati: il fatturato e la redditività operativa erano cresciuti più marcatamente rispetto agli altri comparti; tra le ripartizioni territoriali, il Nord Est rappresentava l’area con la più intensa espansione dei ricavi e i valori più elevati dei principali indici di redditività operativa. Ciononostante, alla vigilia della pandemia le imprese del comparto erano caratterizzate da un maggior livello di indebitamento e una minore liquidità rispetto alle altre aziende, denotando un grado di resilienza delle imprese turistiche inferiore alla media del settore produttivo. La più elevata leva finanziaria delle imprese turistiche nel periodo pre-pandemia, unitamente al più intenso ricorso ai finanziamenti bancari nel 2020 – che nel breve termine sono stati necessari a impedire che carenze di liquidità si trasformassero in situazioni di insolvenza –, potrebbe indurre in futuro il rischio di un eccessivo peso del debito. Il più elevato incremento, rispetto agli altri settori, dei prestiti in bonis classificati allo stadio 2 sulla base del nuovo principio contabile IFRS 9 e del tasso di copertura dei crediti deteriorati confermano l’aumento del rischio di credito percepito dalle banche.

I flussi turistici Tra il 2010 e il 2019 in Italia le presenze turistiche nelle strutture ricettive erano cresciute a un tasso medio annuo dell’1,5 per cento; l’espansione, che ha interessato tutte le ripartizioni territoriali, è stata più intensa nel Nord Ovest (2,1 per cento in media d’anno). Nel 2020 le misure adottate per fronteggiare la diffusione del coronavirus (quali le limitazioni agli spostamenti delle persone e i provvedimenti di chiusura di alcune attività dei comparti ricettivo, ricreativo e culturale) e la paura del contagio hanno determinato un drastico calo dei flussi turistici: le presenze si sono contratte del 52,3 per cento e la flessione ha interessato sia la componente nazionale (-33,8) sia, in misura più marcata, quella estera (-70,3), che nel 2019 rappresentava la metà delle presenze. I flussi turistici si sono sostanzialmente arrestati tra aprile e maggio del 2020; nei mesi estivi, in connessione con l’allentamento delle restrizioni, hanno registrato un parziale recupero, più intenso per la componente nazionale per la quale, nel mese di agosto, le presenze erano pressoché tornate sugli stessi livelli del 2019. Le presenze di turisti stranieri hanno invece mostrato una modesta capacità di ripresa rimanendo ad agosto su livelli inferiori di oltre la metà rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Da ottobre, con il riacutizzarsi dell’emergenza sanitaria e le successive restrizioni agli spostamenti, i flussi turistici hanno subito un’ulteriore battuta d’arresto, particolarmente marcata per la componente internazionale.

La flessione delle presenze turistiche nel complesso del 2020 è stata particolarmente intensa in tutte le ripartizioni territoriali (tra -59,3 per cento al Centro e -46,2 per cento nel Nord Est) risentendo soprattutto dell’andamento negativo della componente estera. Le presenze straniere si sono contratte in misura più marcata nel Mezzogiorno e al Centro (-81,4 e -80,4 rispettivamente), aree maggiormente orientate al turismo internazionale culturale (in particolare Toscana, Lazio, Campania, Sicilia, Basilicata e Umbria) o alle vacanze presso località balneari, montane, lacuali o altri luoghi rurali (in particolare le regioni del Mezzogiorno ad eccezione del Molise e della Basilicata). Nelle aree settentrionali il calo delle presenze straniere è stato di entità inferiore in connessione con il maggiore peso dei viaggi per motivi lavorativi (soprattutto in Emilia Romagna, Piemonte, Veneto e nelle province autonome di Trento e Bolzano) e del turismo internazionale di prossimità, componente che ha registrato una minore flessione.

Con riferimento a quest’ultimo aspetto, nel Nord del Paese l’andamento dei flussi turistici internazionali ha beneficiato soprattutto della maggiore tenuta delle presenze dei turisti tedeschi (la cui incidenza sul totale delle presenze nel Nord Est si è mantenuta superiore a un quinto anche nel 2020), francesi e svizzeri. Su questa maggiore tenuta potrebbe avere inciso da un lato la possibilità di raggiungere facilmente la località di destinazione attraverso mezzi di trasporto privati e, di conseguenza, con minore rischio di contagio e, dall’altro, la maggiore prossimità culturale che, nel periodo pre-pandemia, ha avuto un impatto positivo sui flussi turistici provenienti dai paesi limitrofi.

Il calo dei flussi turistici internazionali ha determinato una significativa contrazione della spesa dei viaggiatori stranieri. Secondo i risultati dell’Indagine sul turismo internazionale, nel 2020 la spesa complessiva dei viaggiatori stranieri si è ridotta del 60,9 per cento a livello nazionale; il calo è stato particolarmente marcato al Centro (Banca d’Italia, 2021). Le misure di contenimento della diffusione del coronavirus e la paura del contagio si sono riflesse in un drastico calo del traffico di passeggeri negli aeroporti italiani (-72,6 per cento a livello nazionale nel 2020). In tutte le aree territoriali la contrazione ha riguardato sia il traffico nazionale sia, in misura più accentuata, quello internazionale. L’andamento dei passeggeri nel corso dell’anno ha riflesso l’evoluzione della pandemia e le restrizioni alla mobilità delle persone: dopo il sostanziale azzeramento durante la prima ondata dei contagi nei mesi primaverili, il numero dei passeggeri era lievemente cresciuto in estate, raggiungendo ad agosto il 37 per cento del livello dello stesso mese del 2019 (con un minimo del 24 per cento al Centro e un massimo del 53 per cento nel Mezzogiorno); nei mesi autunnali, durante la seconda ondata della pandemia, il traffico è tornato a ridursi e a dicembre il numero di passeggeri era pari al 13 per cento di quello dello stesso mese dell’anno precedente. I dati più recenti relativi all’anno in corso indicano che la dinamica del traffico di passeggeri negli aeroporti è rimasta debole in tutte le ripartizioni territoriali (a livello nazionale, nei primi sette mesi dell’anno il numero di passeggeri è stato pari al 25 per cento rispetto a quello rilevato nello stesso periodo del 2019).