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Europol assiste gli Stati membri dell’UE nella lotta al traffico di migranti. Il suo ruolo consiste, tra l’altro, nel fungere da polo per lo scambio di informazioni. Tuttavia, Europol ha costanti difficoltà nell’ottenere accesso a tutte le banche dati pertinenti e nello sfruttare appieno le fonti

d’informazione esterne. Questa è la conclusione di una relazione speciale della Corte dei conti europea che raccomanda di migliorare gli scambi di dati e soprattutto di raggiungere la piena interoperabilità tra le banche dati.

Negli ultimi anni il traffico di migranti rappresenta per l’UE una sfida impegnativa in termini umanitari e di sicurezza” ha dichiarato Bettina Jakobsen, il Membro della Corte dei conti europea responsabile della relazione. “Europol costituisce un partner prezioso degli Stati membri nella lotta al traffico di migranti. Quale polo per lo scambio di informazioni, Europol deve avere accesso e utilizzare sistematicamente tutte le fonti di dati disponibili, il che per ora non avviene. Ci auguriamo che il nostro audit influisca sulla revisione del regolamento Europol attualmente in corso”.

Europol stima che circa il 90 % di chi attraversa le frontiere in modo irregolare sia aiutato da trafficanti di migranti, per lo più gruppi criminali coinvolti anche in altre attività illecite, come la falsificazione di documenti o la tratta di esseri umani. Le attività di contrasto al traffico di migranti sono però di competenza degli Stati membri. Europol funge da polo di coordinamento e di scambio di informazioni. Il valore del servizio fornito dipende in gran parte da quanto i partner di Europol sono attivi nello scambio di informazioni con tale Agenzia. La Corte rileva che gli Stati membri hanno gradi di partecipazione variabili e che comunicano talvolta dati incompleti.

Europol ha problemi nel negoziare accordi internazionali con i paesi non-UE prioritari per avere accesso ai dati operativi delle indagini penali nei paesi di origine e di transito. Non è in grado di raccogliere direttamente e analizzare le informazioni fornite da parti private per l’espletamento delle sue funzioni e non utilizza sistematicamente o non utilizza affatto i dati disponibili presso fonti esterne, quali il Sistema di informazione visti e i sistemi di codice di prenotazione (PNR). Europol ha inoltre problemi a scambiare i dati con altre agenzie/organismi dell’UE. In particolare, la Corte raccomanda a Europol di rafforzare la cooperazione con Frontex, instaurando lo scambio reciproco di dati, e con Eurojust, assicurando l’accesso indiretto alle banche dati. Infine, potrebbe anche essere utile ricorrere a strumenti informatici innovativi finora mai utilizzati da Europol, come l’estrazione di dati e l’intelligenza artificiale, per l’elaborazione e lo scambio di dati tra partner. Una riorganizzazione prevista della sua infrastruttura informatica generale offrirà l’opportunità per agire in tal senso.

In termini di performance, la Corte rileva che i partner di Europol apprezzano il sostegno strategico ed operativo da questa fornito, ma manca una misurazione generale dei risultati ottenuti da Europol nella lotta al traffico di migranti. Alcune procedure, inoltre, non sono sufficientemente strutturate: ad esempio, la definizione dei criteri di priorità per assegnare le risorse là dove sono più necessarie.