La presente informativa è resa, anche ai sensi dell’art. 13 del D. Lgs. 196/2003 “Codice in materia di protezione dei dati personali” (“Codice Privacy”) 
e degli artt. 13 e 14 del Regolamento (UE) 2016/679 (“GDPR”), a coloro che si collegano alla presente edizione online del giornale Tribuna Economica di proprietà di AFC Editore Soc. Coop. 

Leggi di più

I TWEET

Nella relazione speciale pubblicata in data odierna, la Corte dei conti europea invoca un rinnovato slancio per accelerare il dispiegamento nell’UE del 5G, il nuovo standard senza fili mondiale per le reti mobili. Gli Stati membri hanno sperimentato notevoli ritardi nell’attuazione delle

rispettive reti 5G e ciò sta ostacolando il raggiungimento degli obiettivi dell’UE in termini di accesso e copertura. Parallelamente, sostiene la Corte, sono necessari ulteriori sforzi per affrontare in modo coerente e concertato le questioni di sicurezza relative al dispiegamento del 5G.

I servizi 5G sono essenziali per un’ampia gamma di applicazioni utili a molti settori dell’economia dell’UE e della vita quotidiana dei cittadini. Secondo le stime, tra il 2021 e il 2025 il 5G potrebbe far aumentare il PIL dell’UE di un importo pari fino a 1 000 miliardi di euro, con un potenziale di creazione o trasformazione di ben 20 milioni posti di lavoro. Il 5G fornisce molte opportunità di crescita, ma comporta alcuni rischi: il numero limitato di fornitori in grado di costruire e gestire reti 5G accresce la dipendenza e i rischi associati all’ingerenza da parte di “attori statali ostili”.

Nel piano d’azione del 2016, la Commissione europea ha fissato al 2025 il termine ultimo per il dispiegamento del 5G in tutte le aree urbane e tutti i principali assi di trasporto. Nel marzo dello scorso anno, ha fissato un ulteriore obiettivo: realizzare la copertura 5G dell’intera UE entro il 2030. Tuttavia, la Corte rileva che solo metà degli Stati membri hanno incluso detti obiettivi nelle rispettive strategie nazionali in materia di 5G. La Commissione ha aiutato gli Stati membri a raggiungere questi traguardi tramite molteplici iniziative, orientamenti e finanziamenti. Non ha però mai definito in modo chiaro la qualità attesa dei servizi 5G. Ciò, sottolinea la Corte, potrebbe condurre a disuguaglianze nell’accesso e nella qualità dei servizi 5G nell’UE, ampliando ulteriormente il digital divide.

Tutti gli Stati membri (tranne Cipro, Lituania, Malta e Portogallo) hanno raggiunto l’obiettivo intermedio del 2020 di avere almeno una grande città con accesso al 5G. Molti paesi dell’UE sono però rimasti indietro con il dispiegamento delle rispettive reti 5G. La Commissione ritiene che, per 16 paesi dell’UE, la probabilità di raggiungere l’obiettivo del 2025 sia, nella migliore delle ipotesi, media (Austria, Repubblica ceca, Estonia, Germania, Irlanda, Lituania, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo e Slovenia) e, nella peggiore delle ipotesi, bassa (Belgio, Bulgaria, Croazia, Cipro e Grecia). Al novembre 2021, 23 Stati membri non avevano ancora recepito la direttiva dell’UE che, tra le altre cose, fissa termini ultimi per l’assegnazione delle bande pioniere per il 5G. Con l’attuale ritmo di attuazione, sottolinea la Corte, è molto probabile che gli obiettivi fissati dall’UE per questo decennio non verranno raggiunti.

Il dispiegamento del 5G porta con sé problemi di sicurezza. I fornitori facenti capo ai paesi dell’UE sono tenuti a rispettare le norme e gli obblighi giuridici dell’UE. Ma sei degli otto maggiori fornitori, ad esempio Huawei (Cina) e Samsung (Corea del Sud), non hanno la propria sede principale nell’UE. Nei paesi non-UE, la legislazione può differire notevolmente dalle norme dell’UE, ad esempio in termini di protezione dei dati personali. La Corte teme che gli utenti dell’UE possano essere soggetti a normativa non-UE laddove i centri di controllo siano ubicati al di fuori dell’UE. Quando la sicurezza del 5G è divenuta una delle principali preoccupazioni a livello dell’UE, la Commissione ha reagito rapidamente: il “pacchetto di strumenti dell’UE sulla cibersicurezza del 5G” è stato adottato nel gennaio 2020. Ciononostante, era già troppo tardi per alcuni gestori di reti mobili che avevano già scelto i propri fornitori.

La Corte osserva altresì che, nonostante la natura transfrontaliera dei timori circa la sicurezza del 5G, vi sono poche informazioni disponibili al pubblico sul modo in cui gli Stati dell’UE affrontano le questioni di sicurezza, in particolare per quanto concerne la problematica dei fornitori ad alto rischio. Ciò rende difficoltoso per gli Stati membri seguire un approccio concertato e limita anche le possibilità per la Commissione di proporre miglioramenti alla sicurezza delle reti 5G. La Corte ha constatato che nella pratica, poiché le misure contenute nel pacchetto di strumenti non sono vincolanti, gli Stati membri seguono approcci divergenti riguardo all’utilizzo di apparecchiature di fornitori specifici o alla portata delle restrizioni imposte ai venditori ad alto rischio. Per di più, se gli Stati membri dovessero escludere i fornitori ad alto rischio dalle proprie reti senza che venga previsto un periodo di transizione, ciò potrebbe generare elevati costi di sostituzione. Attualmente, non è chiaro se eventuali compensazioni per detti costi possano essere considerate aiuti di Stato, né se in tal caso siano conformi al diritto della concorrenza dell’UE.

Finora, la Commissione non ha valutato il potenziale impatto dello scenario in cui uno Stato membro costruisca le proprie reti 5G utilizzando apparecchiature di un fornitore considerato ad alto rischio in un altro Stato membro. Detto scenario, avverte la Corte, potrebbe incidere sulla sicurezza transfrontaliera e persino sul funzionamento dello stesso mercato unico dell’UE.