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Nel 2021 l'economia della Sardegna è cresciuta, beneficiando del miglioramento del quadro epidemiologico e del progressivo avanzamento della campagna vaccinale. In particolare la congiuntura è nettamente migliorata dai mesi primaverili: le stime basate sull'indicatore trimestrale

dell'economia regionale della Banca d'Italia (ITER) indicano un marcato incremento dell'attività economica in Sardegna da aprile a giugno, poi proseguito in misura più contenuta nel resto dell'anno. Alla crescita dell'economia hanno contribuito l'irrobustimento dei consumi, la risalita ancora debole degli investimenti e la ripresa della domanda estera, generalizzata a tutte le principali produzioni. Il recupero del prodotto è stato tuttavia ancora parziale e a fine 2021 il PIL regionale si è attestato, in base alle stime di Prometeia, su livelli inferiori di circa il 4,5 per cento rispetto al dato precedente la pandemia. Alla fine dello scorso anno una quota non trascurabile di attività produttive in regione rimaneva ancora condizionata dagli effetti della crisi sanitaria: secondo informazioni dell'Istat tratte dall'Indagine sulla situazione e prospettive delle imprese dopo l'emergenza sanitaria Covid-19, circa il 6 per cento delle imprese regionali dichiaravano di non aver ancora ripreso l'attività; nello stesso periodo del 2020 il dato era pari a poco meno del 10 per cento.

Dall'autunno scorso il quadro economico internazionale ha iniziato a indebolirsi, riflettendo una ripresa dei contagi causati dalla variante Omicron del coronavirus, le difficoltà nel reperimento di alcuni input produttivi e l'acuirsi di tensioni geopolitiche, culminate a fine febbraio con l'invasione russa dell'Ucraina. Queste frizioni si sono tradotte in un aumento marcato dei prezzi di alcune materie prime, soprattutto di quelle energetiche, il cui costo è incrementato ulteriormente con l'inizio del conflitto.

Le ricadute della crescita delle quotazioni dei beni energetici potrebbero essere più incisive per i settori le cui produzioni richiedono un utilizzo intensivo di energia. Secondo i dati dell'Istat in Sardegna la quota di valore aggiunto sul totale regionale relativa ai primi dieci settori per intensità energetica era nel 2019 in linea con quella del complesso del Paese (pari a circa l'8,7 per cento), risentendo da una parte della minore incidenza in regione di alcuni settori manifatturieri come quelli della chimica, della metallurgia e della lavorazione della carta, dall'altra di una più alta quota di valore aggiunto proveniente dalla fornitura di energia e dalla raffinazione dei prodotti petroliferi.

Le imprese.     Nel 2021 il quadro congiunturale del settore produttivo è migliorato, con intensità diverse, in tutti i comparti. Le principali produzioni dell'industria regionale si sono rafforzate e il fatturato è tornato ad aumentare: per quelle petrolifere ha inciso positivamente la maggiore richiesta di carburanti, sia sul mercato nazionale sia all'estero; si è irrobustita la domanda per le aziende dei settori alimentare, della chimica e dei metalli; la propensione agli investimenti delle imprese del comparto è risultata invece ancora debole. L'attività nelle costruzioni si è intensificata: sono salite le spese dei privati, anche per via degli incentivi fiscali, e quelle per opere pubbliche; questo andamento si è associato a quello del mercato immobiliare, caratterizzato da un incremento delle compravendite e dei prezzi di vendita. L'attività è cresciuta sensibilmente anche nei servizi, che erano stati i più colpiti dalle misure restrittive di contrasto alla pandemia, con un aumento del fatturato e degli investimenti. Nel turismo si è osservata una ripresa della domanda che ha coinvolto sia i visitatori italiani sia quelli stranieri, le cui presenze sono risultate tuttavia ancora distanti dal picco registrato prima dell'emergenza sanitaria. Questa dinamica si è accompagnata a un andamento positivo nel commercio e nei trasporti, dopo la contrazione dell'anno precedente.

È tornata ad aumentare la natalità netta delle imprese, per effetto della ripresa delle iscrizioni; le fuoriuscite dal mercato hanno invece continuato a ridursi. Nel corso dell'anno si è registrato un rafforzamento della redditività, sospinta dall'espansione delle vendite, su livelli simili a quelli precedenti la pandemia. La liquidità si è attestata su valori elevati, a seguito sia di condizioni di accesso al credito ancora distese, sia di una contenuta propensione agli investimenti, prevalentemente nel settore industriale.

Alla fine del 2021 l'aumento dei prezzi degli input energetici e delle altre materie aveva comportato un'espansione dei costi di produzione delle imprese, soprattutto nel settore manifatturiero, il più interessato da queste dinamiche. Nella prima parte dell'anno in corso questo andamento si è intensificato con lo scoppio del conflitto in Ucraina. Un fattore ulteriore di criticità per l'economia regionale potrebbe essere rappresentato dall'approvvigionamento di carbone destinato alla produzione di energia elettrica, negli ultimi anni quasi interamente proveniente dalla Russia e oggetto del blocco dell'import deciso dai paesi dell'Unione Europea.

I potenziali effetti negativi del conflitto sul settore dei servizi potrebbero essere legati al possibile rallentamento dei consumi delle famiglie per l'aumento del costo della vita, mentre risulterebbero meno significative le ricadute del venir meno della domanda turistica russa, la cui quota sul totale delle presenze è contenuta, pur risultando più alta la corrispondente frazione di spesa. In generale, la stagione nell'anno in corso beneficerebbe delle minori restrizioni di contrasto alla pandemia ma potrebbe risentire in parte della dinamica dei costi dei trasporti per il prezzo elevato dei carburanti.

Il mercato del lavoro e le famiglie.     Il miglioramento ciclico si è riflesso in una ripresa del mercato del lavoro regionale nel 2021. Il numero degli occupati è aumentato, recuperando tuttavia solo un terzo del calo osservato l'anno prima. La crescita della domanda di lavoro si è concentrata soprattutto nella componente a termine, sospinta dal buon andamento del turismo e dei servizi per il tempo libero. Alla dinamica delle posizioni a tempo indeterminato ha contribuito il numero ancora basso delle cessazioni, frenate dalle misure di sostegno all'occupazione e dal blocco dei licenziamenti, quest'ultimo peraltro rimosso nel corso dell'anno. Le migliori prospettive occupazionali e le minori restrizioni alla mobilità si sono associate a una maggiore partecipazione al mercato del lavoro soprattutto per gli uomini; quella delle donne, che era salita negli ultimi venti anni, riducendo il divario con quella maschile, è cresciuta meno, dopo la diminuzione marcata del 2020. All'aumento dell'offerta di lavoro è seguito un lieve incremento del tasso di disoccupazione.

I redditi delle famiglie sarde sono cresciuti e ancor più i consumi, determinando una riduzione del tasso di risparmio. Sono incrementati gli acquisti di beni durevoli e di servizi, in connessione anche con la ripresa del turismo. L'elevata incidenza di famiglie percettrici del Reddito o della Pensione di cittadinanza suggerisce il permanere di un'ampia quota di famiglie sarde in condizione di disagio economico. Gli effetti dell'emergenza sanitaria si sono riflessi anche sulle fasce di età più giovani, con un deterioramento dell'apprendimento degli studenti che, nel lungo periodo, potrebbe associarsi a più limitate opportunità occupazionali e a peggiori condizioni economico e sociali.

Il mercato del credito.      È proseguita nel 2021 la crescita del credito all'economia, seppure in rallentamento nella seconda parte dell'anno in connessione con l'indebolimento della domanda del settore produttivo, anche per via delle ampie disponibilità liquide, e la progressiva riduzione del ricorso ad alcune delle misure pubbliche di sostegno. I finanziamenti alle famiglie hanno accelerato, sospinti dalla vivacità del mercato immobiliare e dalla ripresa dei consumi.

Le misure varate dal Governo hanno permesso alle imprese di modificare la struttura del proprio indebitamento, con un incremento nell'ultimo biennio della quota di credito a medio-lungo termine; a questa dinamica si è associata inoltre una riduzione della frazione dei prestiti concessi alle aziende più rischiose.

Il tasso di deterioramento è rimasto su livelli contenuti e ha continuato a ridursi l'incidenza dei prestiti deteriorati in rapporto al totale delle esposizioni delle banche verso la clientela sarda; tuttavia, è aumentata anche nel 2021 la quota dei finanziamenti in bonis che hanno registrato un incremento del rischio di credito, soprattutto tra le imprese che avevano fatto ricorso alle moratorie.

La finanza pubblica decentrata.     È proseguita la crescita delle spese degli enti territoriali, sia per la parte corrente sia per quella dedicata agli investimenti, sostenuta ancora da un incremento dei trasferimenti destinati a fronteggiare l'emergenza sanitaria. Sono aumentate ulteriormente le risorse assorbite dal sistema sanitario, per l'ampliamento delle dotazioni di personale e per l'acquisto di beni e servizi. Gli investimenti degli enti sardi beneficeranno dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) messi a disposizione per una parte già nel corso dell'anno. Queste risorse, insieme a quelle degli altri finanziamenti di fonte comunitaria, mirano a incrementare il livello di digitalizzazione, a migliorare le reti e i servizi energetici, i trasporti, la sanità e l'edilizia scolastica.