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Nel 2021 l'attività economica umbra ha registrato un significativo recupero; vi hanno contribuito il progressivo allentamento delle restrizioni adottate per contenere la pandemia di Covid-19 e la robusta ripresa della domanda. Secondo l'indicatore trimestrale dell'economia regionale (ITER)

elaborato dalla Banca d'Italia, la crescita dell'attività economica stimata per lo scorso anno è del 6,5 per cento, in linea con l'andamento nazionale. Dopo il forte incremento del secondo trimestre rispetto al corrispondente periodo del 2020, profondamente condizionato dalla sospensione delle attività, il recupero è proseguito nella seconda parte dell'anno e ha consentito di colmare buona parte della perdita di prodotto accumulata durante la crisi pandemica.

Dal volgere dell'anno il contesto economico si è progressivamente deteriorato. Il rialzo dei contagi, più pronunciato che nel resto del Paese, ha penalizzato principalmente la spesa per i servizi. Le strozzature dal lato dell'offerta hanno ostacolato la produzione manifatturiera. L'eccezionale rialzo dei prezzi energetici, accentuatosi dopo l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia, ha ridotto i margini economici delle imprese e il potere di acquisto delle famiglie. Tali rincari sono destinati ad avere riflessi rilevanti sull'economia umbra: il consumo di energia di famiglie e imprese per unità di PIL è infatti tra i più elevati in Italia, pure se si considera solo la parte prodotta con combustibili fossili. Anche l'impatto del blocco delle vendite verso le aree coinvolte nel conflitto dovrebbe essere più marcato rispetto al resto del Paese per l'elevata quota delle esportazioni regionali che vi sono dirette.

Alla luce dell'accresciuta incertezza del contesto economico, le valutazioni delle aziende regionali sull'andamento del fatturato e i piani di investimento relativi al 2022 sono stati rivisti sensibilmente al ribasso.

Le imprese.     Nel 2021 l'industria ha registrato una forte espansione degli ordini e del fatturato. La crescita delle vendite, più accentuata nei comparti dei metalli e della meccanica, è stata robusta sia sul mercato interno sia su quello estero. Nell'edilizia l'incremento dell'attività è stato ancora più sostenuto e ha beneficiato degli incentivi fiscali, degli interventi di ricostruzione post-sisma e della maggiore spesa per opere pubbliche degli enti territoriali. Nei servizi l'attività è ripresa a crescere anche se è rimasta lontana dai livelli pre-crisi. Dopo una prima parte dell'anno caratterizzata da flussi turistici modesti, l'andamento delle presenze presso le strutture regionali ha preso vigore, fino a raggiungere un massimo storico.

Gli investimenti sono sensibilmente cresciuti, favoriti dal buon andamento della domanda e dall'ampia liquidità accumulata dalle imprese. Il loro ammontare è tuttavia ancora molto inferiore rispetto ai livelli che si registravano prima della recessione del 2008. Nei due decenni passati l'Umbria ha conosciuto un netto calo dell'accumulazione del capitale, che ha concorso a indebolirne la produttività. Vi ha inciso la difficoltà del tessuto economico regionale a indirizzarsi verso settori a più alto contenuto tecnologico e di innovazione.

Il mercato del lavoro.      La ripresa economica si è riflessa sui livelli occupazionali, cresciuti più che nel resto del Paese. L'incremento ha riguardato solo i lavoratori dipendenti. Le assunzioni nette sono aumentate per l'espansione dei contratti a tempo determinato. La dinamica dei rapporti a tempo indeterminato si è invece indebolita; vi ha contribuito l'incremento delle cessazioni, legato più alle accresciute dimissioni volontarie che ai licenziamenti, rimasti su livelli contenuti nonostante la rimozione del blocco.

All'incremento degli occupati si è associata una forte riduzione delle persone in cerca di impiego, accompagnata però da un elevato tasso di inattività. I giovani continuano a mostrare una disoccupazione molto più alta della media. Lo sviluppo dell'istruzione terziaria professionalizzante potrebbe contribuire ad attenuare questa penalizzazione. Il divario di genere nella partecipazione al mercato del lavoro in Umbria, sebbene tra i più contenuti in Italia, è ancora elevato e superiore alla media dei paesi dell'area dell'euro.

Le famiglie.     Il buon andamento del mercato del lavoro e del quadro epidemiologico ha favorito il miglioramento della fiducia delle famiglie e il recupero di circa la metà della flessione dei consumi del 2020. Dall'autunno l'aumento dell'inflazione ha determinato una nuova inversione di tendenza.

Alla sensibile crescita delle compravendite residenziali si è associato un maggiore interesse degli acquirenti per le zone periferiche e rurali. La crescente richiesta di mutui abitativi e di credito al consumo si è riflessa sulla dinamica dei finanziamenti.

Il mercato del credito.       L'aumento dei prestiti all'economia regionale si è attenuato dalla metà dello scorso anno. Vi ha inciso l'indebolimento della domanda da parte delle imprese, dopo la fase di forte espansione sostenuta dalle garanzie dello Stato. L'impatto della crisi sulla qualità del credito è stato contenuto dagli effetti della ripresa economica e degli interventi pubblici di sostegno a famiglie e imprese. Anche la raccolta ha rallentato, sia per le famiglie sia per le imprese, in relazione alla maggiore propensione alla spesa per consumi e investimenti.

La finanza pubblica decentrata.       Le ricadute della pandemia hanno continuato a influenzare profondamente i bilanci degli enti territoriali, innalzando il livello complessivo della spesa. Quella corrente è aumentata, soprattutto per finanziare gli acquisti di beni e servizi e gli interventi a favore di imprese e famiglie. La componente in conto capitale ha beneficiato della ripresa degli investimenti, che sono rimasti comunque su livelli contenuti. Un forte impulso alla spesa è atteso dall'utilizzo delle risorse messe a disposizione dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Gli interventi individuati sono diretti a colmare ritardi in alcuni rilevanti comparti di attività come il trasporto pubblico, la riqualificazione urbana, l'offerta sanitaria, l'edilizia scolastica e i servizi sociali e della prima infanzia.

Le scelte definite dal PNRR orienteranno la programmazione della politica di coesione, le cui risorse sono state attribuite tenendo conto del declassamento dell'Umbria tra le regioni "in transizione". L'attuazione dei programmi relativi al ciclo 2014-2020 si è confermata molto inferiore alla media nazionale, con un divario che si è ulteriormente ampliato.