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A partire dal secondo trimestre del 2021 il miglioramento della situazione epidemiologica e il graduale allentamento delle restrizioni alla mobilità hanno favorito la ripresa economica in Campania. Secondo l'indicatore trimestrale dell'economia regionale (ITER) elaborato dalla Banca d'Italia,

nel 2021 l'attività economica è aumentata del 6,0 per cento sull'anno precedente, un incremento in linea con quello del Mezzogiorno ma inferiore a quello dell'Italia. La ripresa dell'attività è stata molto intensa nel secondo trimestre per poi proseguire nella seconda parte dell'anno, sebbene a ritmi più contenuti. Rispetto al 2019 il recupero è stato tuttavia parziale: l'attività in regione è risultata inferiore di oltre il 3 per cento, un divario in linea con quanto registrato nel Mezzogiorno ma lievemente più ampio che in Italia.

Le imprese.      Il recupero dell'attività è stato consistente e generalizzato tra i principali settori dell'economia regionale. I risultati delle nostre indagini sulle imprese industriali e dei servizi evidenziano che è notevolmente cresciuta la quota di aziende con fatturato in aumento; la ripresa delle vendite risulta più diffusa tra le aziende dei servizi, maggiormente penalizzate dal calo di attività nelle fasi più acute dell'emergenza pandemica. Le presenze dei turisti stranieri, anche se in aumento dalla seconda metà dell'anno, sono state ancora molto contenute rispetto a quelle precedenti l'emergenza sanitaria. Anche la ripresa del traffico passeggeri portuale e di quello aeroportuale è stata ampia ma ancora insufficiente a recuperare i livelli del 2019. Nelle costruzioni l'aumento dell'attività è stato sostenuto dagli incentivi pubblici per le ristrutturazioni edilizie. Il miglioramento della situazione sanitaria e delle aspettative delle imprese nel corso del 2021 ha influito positivamente sugli investimenti delle aziende, ampliatisi in particolare nell'industria. Il rafforzamento del ciclo economico internazionale nel corso dell'anno ha favorito l'export regionale che ha più che recuperato il calo del 2020, interessando in particolare le imprese della farmaceutica, della metallurgia e della trasformazione alimentare.

La forte ripresa della domanda globale ha influito sulla disponibilità e sui prezzi di input produttivi e semilavorati comportando allungamenti nei tempi di consegna per questi beni e aumenti dei costi di produzione; l'impatto di questi ultimi per le imprese campane non è stato dissimile dalla media nazionale. In uno scenario caratterizzato dall'intensa crescita dei prezzi degli input e dal clima di incertezza indotto dal conflitto russo-ucraino, le aspettative delle imprese per il 2022 sono state riviste al ribasso: sia nei servizi sia nell'industria prevalgono le aziende che si attendono un calo del fatturato e un ridimensionamento degli investimenti.

Nella prima parte del 2021 il credito alle imprese ha continuato a crescere ai ritmi sostenuti della fine del 2020, per poi progressivamente decelerare. In un contesto di condizioni di offerta ancora distese, la domanda di finanziamenti si è stabilizzata sui livelli dell'anno precedente per effetto dell'ampliamento dei flussi di cassa, connessi al miglioramento congiunturale, e del permanere di ampie scorte liquide accumulate nel biennio; ne è stato favorito l'aumento dei depositi, che ha riguardato anche le aziende di minori dimensioni.

Il mercato del lavoro e le famiglie.       Nel corso del 2021 la ripresa dell'attività economica ha favorito l'aumento dell'occupazione che è stato superiore alla media nazionale; l'incremento è stato più intenso nell'edilizia. Il numero degli occupati è risultato tuttavia ancora inferiore di circa il 2 per cento a quello precedente la pandemia. Relativamente ai lavoratori dipendenti, la ripresa è stata alimentata soprattutto dall'aumento delle posizioni lavorative a tempo determinato, al netto delle cessazioni. Il saldo è stato positivo anche per i nuovi contratti a tempo indeterminato: a tale andamento hanno concorso sia il blocco dei licenziamenti, rimasto valido per ampia parte dell'anno, sia il ricorso alle misure di integrazione salariale, il cui utilizzo da parte delle imprese, sebbene in calo rispetto alle dimensioni eccezionali del 2020, è rimasto ancora significativo. Il più favorevole andamento congiunturale ha incentivato la partecipazione al mercato del lavoro, comportando un aumento del tasso di attività e di quello di disoccupazione.

Il miglioramento dell'occupazione e le misure di contrasto agli effetti della pandemia a favore dei nuclei familiari hanno favorito il recupero dei redditi. Rispetto al 2020 sono aumentati di oltre un decimo i nuclei familiari che hanno beneficiato del Reddito o della Pensione di cittadinanza e un consistente numero di famiglie ha avuto accesso al Reddito di emergenza. Nonostante la ripresa dei livelli produttivi e occupazionali, circa un sesto delle famiglie campane ha fatto ricorso a queste misure.

Nel corso del 2021 l'allentamento delle misure di restrizione per ampia parte dell'anno, insieme al miglioramento del clima di fiducia, hanno favorito la ripresa dei consumi. Nella parte finale dello scorso anno e nei primi mesi del 2022 la dinamica dei consumi è stata tuttavia temperata dai rincari dei beni energetici e alimentari e dei trasporti, che incidono maggiormente sulla spesa delle famiglie a più basso reddito. Nell'allocazione della ricchezza finanziaria le famiglie hanno manifestato ancora una preferenza per la liquidità, continuando ad ampliare i depositi. L'orientamento accomodante delle politiche di offerta del credito ha favorito l'indebitamento delle famiglie che si è riportato su ritmi di crescita prossimi a quelli pre-pandemici. L'aumento delle compravendite immobiliari si è accompagnato a quello dei mutui e il credito al consumo, stazionario alla fine del 2020, è stato trainato dai prestiti finalizzati all'acquisto di beni durevoli.

Il mercato del credito.      Nel 2021 i prestiti alle famiglie e alle imprese sono cresciuti a ritmi ancora elevati nella prima parte dell'anno; nel secondo semestre l'espansione si è attenuata per l'aumento più contenuto dei finanziamenti destinati alle imprese. Il permanere di condizioni di accesso al credito favorevoli ha consentito l'ulteriore riduzione dei tassi di interesse praticati alle imprese per i prestiti connessi a esigenze di liquidità. I principali indicatori relativi alla qualità dei prestiti si posizionano su livelli storicamente bassi per le famiglie e le imprese, anche grazie alla ripresa dell'attività economica e alle misure di sostegno.

La finanza pubblica decentrata.     Nel 2021 la spesa corrente degli enti locali è diminuita, per il calo degli acquisti di beni e servizi, cresciuti significativamente nella fase più acuta della pandemia; quella per il personale invece è aumentata, a seguito del rafforzamento delle strutture sanitarie regionali. Anche la spesa in conto capitale al netto di quella per investimenti è diminuita significativamente, per il ridimensionamento di alcuni contributi a favore di famiglie e imprese che erano cresciuti nel 2020. Gli investimenti diretti degli enti locali campani proseguono invece la ripresa avviata dal 2018, sostenuta anche dalla fase conclusiva dei Programmi operativi regionali (POR). Il livello degli investimenti pro capite resta lievemente inferiore alla media delle aree di confronto, nonostante il contributo delle politiche di coesione. Permangono divari nella dotazione di alcune infrastrutture economiche e sociali, con ripercussioni per la competitività delle imprese e il livello di servizi erogati dagli enti locali. Gli interventi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), insieme al potenziamento della capacità di investimento degli enti locali campani, dovrebbero consentire l'attenuazione di tali divari.

Durante il biennio 2020-21 gli enti locali della regione hanno ricevuto fondi aggiuntivi per circa 800 milioni di euro per fronteggiare le spese straordinarie e le minori entrate derivanti dall'emergenza sanitaria. Questo ha migliorato temporaneamente la loro situazione finanziaria, caratterizzata da diffusi ed elevati disavanzi, imputabili anche alla dimensione contenuta delle basi imponibili e alle forti disfunzioni nella riscossione delle entrate proprie. È proseguita la crescita del debito degli enti locali; per la gestione di quello del Comune di Napoli è stato di recente avviato un piano di contenimento (Patto per Napoli).