La presente informativa è resa, anche ai sensi dell’art. 13 del D. Lgs. 196/2003 “Codice in materia di protezione dei dati personali” (“Codice Privacy”) 
e degli artt. 13 e 14 del Regolamento (UE) 2016/679 (“GDPR”), a coloro che si collegano alla presente edizione online del giornale Tribuna Economica di proprietà di AFC Editore Soc. Coop. 

Leggi di più

I TWEET

L’Africa perde fino al 15% del suo Pil pro capite ogni anno a causa del cambiamento climatico. A lanciare l’allarme è stato Kevin Urama, capo economista ad interim della Banca africana per lo sviluppo (Afdb), sottolineando anche che dal 1850, alcuni Paesi sono riusciti ad

abbandonare il carbone e hanno utilizzato il gas come mezzo di transizione verso un’energia più pulita.

Il continente africano ha bisogno di circa 1,6 trilioni di dollari tra il 2022 e il 2030 per rispettare i suoi contributi determinati a livello nazionale1, ha detto Kevin Urama al Cairo durante una tavola rotonda organizzata a margine del Forum egiziano per la cooperazione internazionale che ha avuto luogo  sul tema “ Ruolo dei Paesi africani nella definizione dell’agenda climatica ”. L’esperto ha esortato i Paesi sviluppati a colmare il “divario finanziario per il clima”. “Collettivamente, i Paesi africani hanno ricevuto solo 18,3 miliardi di dollari di finanziamenti per il clima tra il 2016 e il 2019”, ha affermato Urama. “Il risultato è un divario finanziario per il clima fino a 1.288,2 miliardi di dollari all’anno dal 2020 al 2030″. Questi importi riflettono la realtà della crisi, deplora.

“Il cambiamento climatico sta colpendo gravemente l’Africa, mentre il continente contribuisce solo per il 3% alle emissioni globali”, ha sottolineato il capo economista della Banca. “La comunità internazionale deve rispettare il suo impegno a fornire 100 miliardi di dollari per aiutare i paesi in via di sviluppo e le economie africane a mitigare e adattarsi agli effetti del cambiamento climatico”. Investire nell’adattamento ai cambiamenti climatici nel contesto dello sviluppo sostenibile è, secondo Urama, il modo migliore per affrontare gli impatti dei cambiamenti climatici”. Secondo Urama “il gas deve rimanere una componente del piano del continente nell’ambito della graduale transizione verso l’energia pulita”.

La ministra dell’Ambiente egiziano, Yasmine Fouad, ha dal canto suo presentato la strategia nazionale egiziana per la mitigazione dei cambiamenti climatici e l’allineamento all’adattamento, che si basa su cinque pilastri chiave. Il primo pilastro si concentra su come adottare una traiettoria a basse emissioni di gas serra, che si concentri sui settori legati ai trasporti rinnovabili, al gas, all’industria e ai rifiuti. Il secondo pilastro riguarda l’adattamento e il modo migliore per rendere le comunità più resilienti. Il terzo e il quarto si concentrano sulla protezione delle aree costiere e sul miglioramento dell’accessibilità e della disponibilità dell’acqua.

L’ultimo riguarda la necessità di sviluppare sistemi più intelligenti e integrati. “Per combattere il cambiamento climatico, non possiamo fare affidamento esclusivamente sul governo o sul settore privato; concentrarsi piuttosto sull’integrazione tra governo, società civile e settore privato”, ha detto la ministra. (ICE LUANDA)