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Nel primo semestre del 2022 è proseguita la crescita economica in Friuli Venezia Giulia. In base all'Indicatore trimestrale dell'economia regionale (ITER) elaborato dalla Banca d'Italia, l'aumento del prodotto rispetto al corrispondente periodo del 2021 sarebbe prossimo al 6 per cento,

in linea con l'andamento nazionale. Vi hanno contribuito soprattutto i risultati positivi delle costruzioni e dei servizi, mentre nell'industria l'incremento è stato più modesto. Per la seconda parte dell'anno in corso, tuttavia, le aspettative formulate dalle imprese suggeriscono un peggioramento del quadro congiunturale.

L'attività nell'industria ha risentito, più che negli altri settori, dei problemi di approvvigionamento di input produttivi e dei rincari energetici. Nel primo semestre la domanda, interna ed estera, rivolta alle imprese regionali è rimasta sostenuta ed è stata soddisfatta anche ricorrendo alle scorte. Il valore delle esportazioni è salito di quasi un terzo, in buona parte a causa del forte incremento dei prezzi. Il sondaggio autunnale della Banca d'Italia, riferito ai primi tre trimestri dell'anno in corso, conferma il rallentamento dell'attività; le attese di breve termine delle aziende sono orientate alla stabilità di ore lavorate e fatturato. I programmi espansivi di spesa nominale per investimenti nel 2022, formulati dalle imprese industriali alla fine dell'anno precedente, sono stati perlopiù rispettati; i piani per il 2023 appaiono tuttavia piuttosto cauti a causa dell'elevata incertezza.

Nel primo semestre del 2022 è proseguita la robusta crescita delle costruzioni, sostenuta dagli incentivi fiscali (in particolare il Superbonus) e dall'intensificazione degli scambi sul mercato immobiliare. Nei servizi i risultati sono stati molto positivi sia per i trasporti, sia per i comparti legati al turismo, che hanno beneficiato del pieno recupero delle presenze rispetto all'anno precedente la pandemia.

Secondo le valutazioni delle aziende dell'industria e dei servizi partecipanti al sondaggio della Banca d'Italia, nonostante il significativo incremento dei costi di produzione, i risultati d'esercizio del 2022 sarebbero ancora positivi per la maggior parte degli operatori. Le imprese industriali, maggiormente esposte ai rincari, hanno potuto trasferirli sui prezzi dei prodotti finali più agevolmente rispetto a quelle dei servizi. Nel contempo, diverse imprese hanno rinegoziato le forniture e migliorato l'efficienza energetica, ricorrendo anche all'autoproduzione. La tenuta della redditività ha consentito il mantenimento di disponibilità liquide ancora ampie. Nel 2022 il credito bancario alle imprese ha accelerato rispetto alla fine del 2021, sospinto dal fabbisogno per investimenti e capitale circolante, ampliatosi anche a causa dell'inflazione.

Le condizioni del mercato del lavoro hanno proseguito nel miglioramento iniziato nella seconda parte del 2021. Nel primo semestre del 2022 l'occupazione ha così superato i livelli precedenti la pandemia e la partecipazione al mercato del lavoro è aumentata. Il saldo tra assunzioni e cessazioni di rapporti di lavoro dipendente nei primi otto mesi del 2022 è stato ampiamente positivo, sebbene inferiore a quello del corrispondente periodo dell'anno precedente. Una quota significativa di attivazioni nette è tornata a interessare i contratti a tempo indeterminato. Al saldo hanno contribuito tutti i settori e, in misura più intensa, il turismo. Il ricorso agli strumenti di integrazione salariale si è ulteriormente ridotto, accompagnandosi all'espansione delle ore lavorate.

Si stima che i consumi delle famiglie risulteranno ancora in crescita nel 2022 in termini reali, ma in rallentamento a causa dei forti rincari che hanno colpito soprattutto i beni alimentari ed energetici e del peggioramento del clima di fiducia dei consumatori. Nel primo semestre del 2022, i prestiti alle famiglie hanno continuato a crescere a ritmi stabili e sostenuti, soprattutto nella componente riferita ai mutui per l'acquisto di abitazioni.

A giugno 2022 i prestiti al settore privato non finanziario hanno accelerato, in particolare quelli alle imprese. La qualità del credito è rimasta pressoché invariata. I depositi bancari di famiglie e imprese hanno rallentato in maniera piuttosto marcata. I titoli a custodia presso le banche di famiglie e imprese sono significativamente diminuiti, anche per effetto della riduzione dei corsi dei titoli azionari e obbligazionari.