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Da circa venti anni l’Australia registra tassi di crescita sopra la media delle economie avanzate. Paese ricco di risorse naturali e caratterizzato da un elevato dinamismo economico,  a partire dagli anni 80’, l’Australia ha adottato significative riforme strutturali, dall’abbattimento del regime tariffario, allo sviluppo del settore finanziario, alla flessibilità del mercato del lavoro, alle privatizzazioni e liberalizzazioni dei monopoli pubblici, alla riduzione delle imposte sul reddito. Il risultato è la trasformazione della sua economia da protetta e poco competitiva ad aperta e votata all’export.

L’Australia e’ così diventata un’economia moderna e sofisticata, dominata dal settore dei servizi. La solidità dell’economia australiana e’ stata confermata dal limitato impatto generato della crisi economica globale. La manovra di Bilancio Federale per il 2010-11, hariconosciuto il buon andamento economico del Paese e confermato l’impegno del Governo a sostenere investimenti di lungo periodo quali la creazione di un Fondo per le Infrastrutture,  la creazione di un Fondo per le Energie Rinnovabili, investimenti nel settore sanitario per ca. AUD 2,2 miliardi, investimenti per AUD 1 miliardo per ammodernare la rete ferroviaria.

Il Governo ha inoltre annunciato la riduzione della tassazione dei redditi di impresa (dal 30% al 29%) e l’aumento della contribuzione pensionistica obbligatoria (dal 9% al 12%).

Durante la nostra intervista con David Ritchie , Ambasciatore di Australia in Italia, abbiamo approfondito il tema dell’economia del Paese e dei rapporti commerciali con l’Italia.

 

Il 2010 è stato l’anno della stabilità economica per l’Australia?

Il 2010 è stato certamente un anno difficile per l’economia globale, ma l’Australia ha continuato ad essere una felice eccezione tra i paesi industrializzati. Il fatto è che l’economia australiana è già molto stabile (registra una crescita costante dal 1992) e ciò la rende attraente agli investitori esteri. Ciò non significa che l’Australia recentemente non abbia avuto i suoi problemi, ogni paese ne ha, ma sono molto orgoglioso del fatto che l’Australia sia l’unico membro dell’OCSE a non essere in recessione durante la crisi finanziaria globale.

Nel 2010 l’Australia ha ottenuto una crescita del PIL del 2,6% e ha registrato un tasso di disoccupazione del 5,2%, dati eccellenti per un’economia industrializzata. Abbiamo avuto un’inflazione del 2,7%, che è stata frenata dall’aumento dei tassi di interesse: ribadisco che si tratta di un fenomeno insolito in un periodo di crisi globale, tuttavia indicativo della forza dell’economica. Abbiamo inoltre continuato ad attirare investitori esteri, non solo da fonti tradizionali negli Stati Uniti e nell’UE, ma sempre di più dal Sud-est asiatico ed in particolare dalla Cina.

Un recente rapporto dell’OCSE ha descritto bene la situazione: “L’Australia ha superato bene la recessione mondiale. Gestire l’exit strategy risulta meno problematico che in altri paesi, grazie ad una solida situazione fiscale e ad una prospettiva economica positiva”.

 

Il sostegno del Governo australiano è stato di grande aiuto all’economia australiana, in un momento in cui altri paesi si trovavano in crisi.  Quali sono le previsioni del Governo ora che si inizia a parlare di ripresa economica?

Come ho già menzionato, l’economia australiana è già forte in termini di crescita. All’inizio di agosto la Reserve Bank of Australia si è pronunciata sulle ultime previsioni, indicando una crescita del PIL del 3,25% nel 2011 e del 3,75% nel 2012, dati in linea con il tasso medio di crescita annuale del 3,3%, che l’Australia registra dal 1992.

È troppo presto per dire se la recente crisi finanziaria, che ha colpito duramente ed in particolare l’Europa, avrà effetto sulla crescita in Australia. Tuttavia, i nostri fondamenti economici rimangono molto forti. Ad esempio, è previsto che il nostro indebitamento netto superi di poco il 7% nel 2011-2012, un decimo rispetto al livello medio di indebitamento delle maggiori economie avanzate. Prendendo in prestito le parole del nostro Vice Primo Ministro e Tesoriere Wayne Swan: “I dati economici dell’Australia sono l’invidia del mondo industrializzato”.

Le inondazioni all’inizio del 2011 hanno rappresentato una tragedia per l’Australia, ma la caparbietà della nostra economia e l’atteggiamento “si può fare” degli australiani dimostrano che anche un disastro del genere può essere di stimolo, attraverso un aumento degli investimenti nelle infrastrutture. A tale proposito, vorrei cogliere questa occasione per ringraziare gli italiani per la loro generosa risposta a questa tragedia, in particolare società come Parmalat, Ferrero, Zegna, Ansaldo, Fiat, Benetton, Pirelli Tyres e Prysmian, tutte imprese che hanno importanti investimenti in Australia e che hanno contribuito economicamente o in altri modi ai problemi derivanti dalle inondazioni.

 

Gliinvestimenti ed il commercio tra Australia e Italia sono nuovamente su un binario positivo?

I dati del 2010 evidenziano un valore totale di 6 miliardi di dollari australiani in scambi commerciali bilaterali, con un rapporto di quasi 4 a 1 in favore dell’Italia ed un’ulteriore aggiunta di 1,3 miliardi di dollari australiani in servizi sul totale. Nel 2010 prodotti come carbone, lana, grano e pellami hanno dominato sull’insieme delle esportazioni australiane, costituendo più del 70% del totale, mentre la maggior parte delle importazioni australiane dall’Italia era rappresentata da medicinali, composti chimici, macchinari, pompe e relativi pezzi di ricambio, veicoli a motore, treni, prodotti alimentari, bevande e arredamento.

L’Italia è pertanto la nostra terza maggiore fonte di importazioni nell’UE, sebbene secondo me i dati non sono adeguati, considerando le dimensioni dell’economia italiana e le  enormi opportunità per le imprese italiane in Australia, nonché il fatto che l’Australia sia una base per il commercio e gli investimenti in Asia. Deve esserci un maggiore impegno nel portare  il commercio e gli investimenti bilaterali ad un livello che sia adeguato alla dimensione e all’importanza delle nostre due economie. Dobbiamo abbandonare il vecchio modo di pensare che, da una parte, considera l’Australia semplicemente “troppo lontana” e, dall’altra, non prende in considerazione il potenziale italiano come partner commerciale nell’UE.

Lasciate che vi dia un paio di esempi dei possibili benefici che si potrebbero ottenere, modificando tale percezione. Sono stato lieto, poco dopo il mio arrivo in Italia e per una piacevole coincidenza temporale, di poter celebrare insieme a Giandomenico Ghella l’annuncio dell’aggiudicazione attraverso una gara pubblica al Gruppo Ghella di un importante progetto infrastrutturale nel Queensland. Ciò ha incoraggiato altre società italiane di infrastrutture a valutare la partecipazione a gare in Australia e devo congratularmi con ANCE per l’impegno che mette nell’assicurarsi che i suoi membri siano al corrente di tali opportunità. In Italia vi sono eccellenti imprese di infrastrutture che operano in tutto il mondo. L’Australia ne avrebbe bisogno ed dispone dei fondi per un maggiore sviluppo infrastrutturale: la conclusione è scontata!

Un esempio molto recente di investimenti nell’altro senso è quello del Westfield Group, un’importante società australiana, che ha effettuato il suo primo investimento in Europa continentale, specificamente in Italia. Ha acquistato la quota del 50% di un progetto, in cui collabora con il partner italiano Gruppo Stilo, finalizzato alla costruzione di quello che diventerà uno dei più grandi centri commerciali d’Europa vicino l’aeroporto di Linate, a Milano. L’investimento della Westfield, circa 115 milioni di Euro, rappresenta un importante voto di fiducia nei confronti dell’Italia e delle opportunità commerciali che offre. Si stima che lo sviluppo del sito creerà 5000 posti lavoro ed un numero equivalente di impieghi quando sarà operativo.

Non è un segreto che sia un momento difficile per l’economia globale, ma il modo per andare avanti è incoraggiare maggiori scambi e investimenti, non innalzando barriere. Le due storie menzionate mi rendono ottimista nei confronti del futuro di questa relazione commerciale bilaterale.

 

Lei è Ambasciatore in Italia da un anno. Quali sono ora i suoi progetti?

Come ho già accennato, l’obiettivo principale è di promuovere, in qualunque modo mi sia possibile, il rafforzamento delle relazioni commerciali, parallelamente al consolidamento delle relazioni istituzionali. Mi sono reso conto di ciò durante la recente visita in Italia del Capo di Stato australiano, il Governatore Genererale Sig.ra Quentin Bryce, in occasione delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. La settimana che il Governatore Generale ha trascorso in Italia, visitando le comunità che da nord a sud in Italia sono state artefici di gran parte  dell’emigrazione in Australia, ha evidenziato gli stretti rapporti interpersonali tra i due paesi.

Mi auguro di poter assistere, durante il mio periodo di permanenza in Italia, ad una simile visita in Australia da parte di una figura istituzionale italiana di alto livello. Sono passati 13 anni da quando un presidente italiano ha visitato l’Australia, 10 anni da quando ci ha fatto visita un ministro degli esteri e non abbiamo mai ricevuto la visita di un primo ministro italiano. Gli 850 mila australiani che dichiarano le loro origini italiane sono ancora in attesa…

La non breve durata della visita del Governatore Generale non solo è servita a riconoscere l’importante influenza che ha avuto l’Italia nello sviluppo dell’Australia, ma anche per sottolineare i comuni interessi. Siamo entrambi membri del G20 ed abbiamo un comune interesse a collaborare per poter coordinare le politiche economiche nazionali. Inoltre, facciamo parte entrambi della missione NATO in Afghanistan e l’Australia si è recentemente unita all’Italia come membro del Gruppo di Contatto per la Libia. Siamo partner naturali in molteplici modi.

Per quanto riguarda il tempo che mi rimane da trascorrere qui in Italia, indubbiamente mi auguro di poter conoscere più approfonditamente l’aspetto regionale dell’Italia e favorire la promozione degli importanti legami interpersonali, potenziale punto di partenza per ulteriori scambi personali, culturali e commerciali.

Come la maggior parte degli australiani, amo lo sport, quindi mi permetta di concludere con un altro aspetto della nostra relazione bilaterale. Si stanno avviciando le Olimpiadi del 2012 a Londra e molti atleti australiani si alleneranno nella provincia di Varese presso lo European Training Centre (ETC) dell’Australian Institute of Sport, un investimento australiano significativo in Italia. La provincia ha ospitato per molti anni ciclisti e canottieri australiani e con l’apertura dell’ETC ora saranno rappresentati anche altri sport. La collaborazione ripaga, basti chiederlo al ciclista australiano Cadel Evans, il vincitore di quest’anno del Tour de France, il quale ha dedicato la sua vittoria ad Aldo Sassi del centro di allenamento Mapei nella provincia di Varese, dove si sono allenati molti ciclisti australiani.

 

TRIBUNA ECONOMICA