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Come spiega Anil Wadhwa, Ambasciatore di India in Italia in apertura dell’intervista rilasciata a Tribuna Economica (intervista pubblicata nell’edizione cartacea del giornale il 9/05/2016) , “nel 1991, l’India ha liberalizzato la propria economia”. L’anno scorso, “il Paese ha ricevuto circa 40 miliardi di dollari di investimenti esteri”. Il governo indiano ha aperto agli investimenti esteri numerosi settori, come “le assicurazioni, la difesa, le ferrovie, le banche e il retail. Ci sono altri settori come quello della coltivazione del tè, le miniere, i servizi di telecomunicazione (oltre il 49%), i servizi satellitari, il settore bancario e delle assicurazioni, i prodotti farmaceutici, nei quali l’approvazione da parte del governo centrale è richiesta mentre altri godono della procedura di approvazione automatica”. Esistono inoltre “incentivi di natura fiscale e non, offerti sia a livello del governo centrale che dei singoli stati per investimenti esteri in svariati settori”.

 

Ambasciatore Wadhwa, come si presenta attualmente l’economia del Paese?...

Nell’anno fiscale 2016-17, si prevede che l’economia indiana registrerà una crescita del 7,4% che rappresenta il tasso di crescita più alto tra le economie emergenti. Secondo il Fondo Monetario Internazionale (FMI), l’India rappresenta la punta di diamante tra le economie mondiali. Nell’arco degli ultimi due anni il governo attuale ha intrapreso numerose iniziative per attuare una riforma dell’economia al fine di agevolare gli investitori, locali ed esteri, che vogliono fare affari in India. Si prevede che, entro il 2032, il Paese diventerà un’economia da 10 trilioni di dollari.

 

… e i rapporti commerciali tra Italia e India?

L’interscambio tra i due Paesi è stato di 9324 milioni di dollari nell’anno finanziario 2014-15. L’Italia rappresenta l’1,23% del commercio complessivo dell’India con i paesi esteri. La recessione economica che, a livello generale, ha colpito l’Europa nel suo complesso, e quindi anche l’Italia, ha avuto un impatto sulle relazioni commerciali tra i due Paesi. L’Italia importa dall’India ferro e acciaio, combustibili minerali, macchinari, abbigliamento, prodotti chimici, prodotti lavorati in pelle, ed esporta verso l’India reattori nucleari, macchinari elettrici, sostanze chimiche organiche, lavorati in ferro ed acciaio, plastica, cellulosa, strumenti di precisione, prodotti farmaceutici, pellami non conciati, articoli in gomma, mobili, beni destinati alla progettazione, estratti per la conciatura e tinture.

 

A proposito di investimenti: come le aziende indiane investono verso l’estero e nello specifico verso l’Italia?

Mi risulta che, nell’ultimo anno, le aziende indiane abbiano investito oltre 2 miliardi di dollari al di fuori dei confini del Paese. Ci sono stati alcuni investimenti da parte di compagnie indiane in Italia tra i quali il più recente è stato l’accordo tra l’indiana Mahindra e l’italiana Pininfarina nel settore del design automobilistico.

 

Come si stanno diversificando gli Investimenti Diretti Esteri da e verso l’India?

L’India è attualmente la terza destinazione a livello globale in termini di attrattività per gli investimenti esteri. Il Paese ha ricevuto circa 40 miliardi di dollari sotto forma di investimenti esteri nel periodo aprile-dicembre 2015. Tra le aziende investitrici possiamo ricordare Amazon, Pepsi, Apple, il gruppo cinese Coolpad, Kellog, la coreana Posco, Foxconn, Bombardier, Hyundai-ROTEM, il gruppo tedesco Thyssenkrupp, la svedese IKEA ecc. Il governo indiano ha avviato delle riforme nel settore finanziario al fine di semplificarele norme che disciplinano i finanziamenti.

Il governo indiano è inoltre in procinto di introdurre permessi di residenza che permetteranno a importanti manager di aziende straniere, con investimenti superiori a 2 miliardi di dollari, di usufruire di soggiorni lunghi e tariffe agevolate. Gli IDE sono ammessi nei servizi (IT, industria ricettiva, telecomunicazioni), nel settore industriale e in quello infrastrutturale.

 

Qual è il ruolo delle Pmi in nel Paese?

Negli ultimi sessant’anni, il settore delle piccole e media imprese (PMI) ha mostrato un grosso fermento e dinamismo all’interno dell’economia indiana. Le PMI giocano un ruolo cruciale nel fornire numerose opportunità occupazionali a costi comparativamente inferiori, contribuendo inoltre alla industrializzazione delle zone rurali. Attualmente, l’India conta circa 36 milioni di piccole imprese che forniscono occupazione a oltre 80 milioni di persone. Il settore coinvolge oltre 6.000 prodotti e contribuisce per circa l’8% al PIL indiano, oltre a rappresentare il 45% della produzione manifatturiera complessiva e il 40% delle esportazioni del Paese.

Nonostante l’alta capacità intrinseca di crescita, le PMI in India stanno anche affrontando una serie di problemi tra i quali, l’obsolescenza tecnologica, le inefficienze nella catena delle forniture, una crescente competizione sia interna che esterna, carenze di capitale operativo, difficoltà nella riscossione puntuale dei pagamenti dovuti da grosse compagnie multinazionali, manodopera specializzata non sufficiente, cambiamenti nelle strategie di produzione e scenario dei mercati che presenta turbolenze e incertezze.

 

Quali sono le opportunità che il mercato indiano offre alle imprese italiane che vogliano sfruttare la propria competenza qualitativa e tecnologica per trovare nuovi sbocchi commerciali?

Attualmente, ci sono oltre 400 aziende italiane che fanno affari e hanno investito in India in differenti settori come, ad esempio, infrastrutture, energia, industria del tessile, food processing, industria della pelle, energie rinnovabili, ferrovie, trasporti marittimi, difesa, prodotti farmaceutici, edilizia, moda, arredamento, design ecc. L’India rappresenta un enorme mercato di beni di consumo. Le aziende italiane possono trarre vantaggio dalla vasta dimensione del mercato indiano, dai minori costi del lavoro, dalla abbondanza di manodopera specializzata se desiderano fare affari e investire in settori come infrastrutture, , strade e autostrade, ferrovie, aviazione, trasporti marittimi, sistemi aerospaziali, prodotti chimici, biotecnologie, componenti auto, media e intrattenimento, food processing, industria della pelle e del tessile, prodotti farmaceutici ecc. Negli ultimi due anni, il governo indiano ha intrapreso numerose iniziative per facilitare il campo degli affari per gli investitori stranieri. Le aziende straniere che hanno capacità e tecnologia possono avviare delle collaborazioni nei numerosi progetti annunciati dal governo indiano come la costruzione di 100 città intelligenti (smart cities), la digitalizzazione, lo sviluppo e l’ammodernamento di porti e aeroporti, le start-up ecc.

 

Come, l’Ambasciata indiana, può aiutare le aziende ad avere un primo contatto col mondo imprenditoriale indiano e valutare la possibilità di futuri e stabili investimenti?

L’Ambasciata indiana a Roma e il Consolato Generale dell’India a Milano sono disponibili a fornire supporto agli imprenditori e alle aziende italiane fornendo informazioni sul mercato per quanto riguarda settori specifici, assistenza nell’organizzazione di visite per incontrare le controparti, che siano aziende o funzionari dei vari ministeri indiani, aiuto nella definizione di programmi in occasioni di visite in India guidate da camere di commercio o associazioni industriali.

 

Tribuna Economica

 

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