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Italia, un partner credibile, coerente, generoso e sensibile all’intensificazione degli scambi culturali con la Cina - (Intervista di Tribuna Economica)

 

Nel 2014, per la prima volta nella sua storia, “la Cina è stata esportatrice netta di capitali, un risultato che è stato anche diretta conseguenza della strategia voluta dal Governo per sostenere l’internazionalizzazione delle imprese cinesi, ovvero la politica del “go global. Nell’ultimo biennio con oltre 125 miliardi di Euro, l’Italia è stata la seconda destinazione europea per gli investimenti cinesi”afferma durante l’intervista rilasciata a Tribuna Economica Ettore Francesco Sequi, Ambasciatore d’Italia a Pechino.

L’Italia è la seconda potenza manifatturiera in Europa, ed è “dotata di alcune tecnologia d’avanguardia a livello mondiale. Circa mille aziende fanno parte del cosiddetto mid-market (cioè con un fatturato da 100 milioni a 2 miliardi) i cui prodotti di punta sono al primo o al secondo posto mondiale in termini di share. Da parte nostra vi è la massima determinazione a mantenere, anzi ad accrescere il flusso di investimenti cinesi, puntando soprattutto alle attività produttive”.

 

(Intervista pubblicata nel numero cartaceo/digitale di Tribuna Economica del 5 settembre 2016; vai alla pubblicazione

 

Ambasciatore Sequi, G20, quali sono le aspettative?

La Cina ha investito molto nella presidenza del G20 con un programma innovativo che riflette la sua legittima ambizione di giocare un ruolo internazionale di protagonista. L’economia mondiale sta ancora subendo alcuni effetti negativi

della crisi finanziaria. Negli ultimi anni, lo sforzo si è concentrato sulla stabilità finanziaria globale e sulle riforme strutturali, obiettivi di primaria importanza, cui si aggiunge un obiettivo altrettanto rilevante: la riduzione dei livelli di disoccupazione. 25 milioni di disoccupati rappresentano infatti, secondo stime dell’International Labor Organization, l’eredità più dura degli ultimi 8 anni. È necessario tuttavia che l’impegno per conseguire risultati di lungo termine si realizzi tenendo anche conto della dinamica nel breve periodo. In questo senso, la presidenza cinese e’ puntuale almeno per due motivi. Il primo è legato al ruolo di potenza responsabile che la Cina vuole svolgere, importante in una fase di attenuazione del senso d’urgenza rispetto le prime fasi. Il secondo motivo è domestico: trovare un giusto bilanciamento

tra la correzione degli squilibri strutturali e il sostegno all’economia nel breve termine è l’impegno del governo cinese.

 

Rapporto Italia Cina, quali le prospettive?

L’interscambio commerciale tra Italia e Cina si è attestato nel 2015 su un valore vicino ai 38,6mld di euro, in crescita dell’8,5% circa rispetto all’anno precedente. Tuttavia il saldo evidenzia ancora un marcato squilibrio

a favore della Cina, da cui abbiamo importato merci per oltre 28mld di euro (+12,3%) mentre le nostre esportazioni restate sui livelli del 2014, attorno ai 10,5mld. Registriamo quindi un deficit prossimo ai 18mld, che impone la ricerca di correttivi volti a riequilibrare i flussi commerciali.

Esiste una forte volontà politica di giungere a questo risultato. Ed esistono le energie e il potenziale per centrare questo obiettivo. La Cina sta cercando di superare il modello di sviluppo fondato su investimenti ed esportazioni a basso costo per adottarne uno centrato su produzione di beni ad alto valore aggiunto e consumi interni: in questo ambito, i prodotti italiani –spesso caratterizzati da un alto tasso qualitativo e tecnologico – possono venire incontro ai gusti sempre più sofisticati dei consumatori cinesi.

Secondo un recente studio, nel 2015 la classe media cinese - con 109 milioni di adulti - ha superato per la prima volta quella degli Stati Uniti, a quota 92 milioni. Con una previsione di 250 milioni di cittadini mediamente benestanti nel 2022, la Cina diventerà il più grande mercato per i beni di consumo in assoluto. Spetta a noi saper intercettare le opportunità che questo straordinario fenomeno socioeconomico aprirà sul mercato cinese.

 

Come valuta le opportunità legate all’e-commerce per le aziende italiane che vogliono vendere in Cina?

Le transazioni su piattaforme e-commerce in Cina sono in rapido aumento e aprono molte opportunità ad aziende, anche straniere, che vogliano affacciarsi in questo mercato. Secondo dati del Centro studi cinese sul commercio, il 2014 è stato un anno particolarmente significativo: attraverso i siti dei principali operatori B2C, sono stati scambiati prodotti per più di 2800 miliardi di RMB (circa 403 miliardi di euro), pari al 10,6% del commercio al dettaglio nazionale cinese. Il settore è in continua crescita.

Le stesse principali piattaforme e-commerce locali hanno in più occasioni preso contatto con l’Ambasciata e le altre istituzioni italiane presenti in Cina per instaurare forme di collaborazione e per aumentare l’offerta di prodotti italiani sui loro siti.

 

Energia e ambiente: qual è la situazione nel Paese e come stanno investendo?

Il governo cinese ha lanciato un ambizioso programma di riforme strutturali sintetizzato nel 13° programma di sviluppo quinquennale (2016-2020). Nell’ambito del 13° programma ampio spazio è dedicato proprio all’energia e all’ambiente, due tematiche sempre più di attualità in Cina. Proprio per questa ragione, abbiamo inserito i settori energia e ambiente tra quelli prioritari nell’ambito della “Road to 50”, la strategia che abbiamo lanciato all’inizio del 2016 e che mira ad approfondire le relazioni bilaterali con l’orizzonte del 2020: anno in cui celebreremo il 50° anniversario delle relazioni diplomatiche, ed anno in cui sarà completato proprio il 13° programma quinquennale cinese.

 

Medicina e servizi sanitari sono sempre più importanti per i rapporti italo-cinesi: quali le prospettive?

La collaborazione in ambito medico-sanitario rappresenta un aspetto cruciale relazioni tra Italia e Cina. Il 2016 si è aperto per noi con la visita della Ministro Lorenzin che ha firmato con l’omologa Li Bin un Piano d’Azione triennale per rafforzare le iniziative congiunte in un settore cui Pechino tiene moltissimo, citate nel 13° Programma Quinquennale.

La Cina affronta nuove sfide demografiche e deve rispondere a una crescente domanda di servizi sanitari di qualità, con un occhio a due componenti: l’efficienza economica e l’equa distribuzione territoriale dei servizi e delle risorse.

L’Italia può contribuire a questo processo mettendo a disposizione della Cina le migliori pratiche di un sistema sanitario nazionale che le statistiche situano tra i primissimi al mondo per efficienza.

 

Che cosa abbiamo apportato alla Cina e con quale contributo nella società economica e civile?

In oltre 45 anni di relazioni diplomatiche l’Italia è stata per la Cina, sia al livello politico che economico, un partner credibile e coerente, generoso nell’epoca della cooperazione allo sviluppo e sempre sensibile all’intensificazione degli scambi culturali. Un contributo importante è venuto dalla comunità italiana in Cina, una comunità dinamica, intraprendente, ben inserita nel contesto locale.

Guardando al presente e al futuro c’è molto che possiamo continuare ad apportare. In questa fase di transizione della Cina da un’economia trainata dalle esportazioni a produzioni di maggior valore aggiunto, l’Italia si presenta come un sistema economico ricco di tecnologie di grande interesse per la Cina.

Negli ultimi anni abbiamo semplificato le procedure per l’ottenimento dei visti e aperto 11 nuovi centri visti in tutta la Cina (sono adesso 15 in totale). Continueremo a lavorare per potenziare i flussi turistici e per valorizzare il patrimonio culturale italiano e cinese, ad esempio con iniziative di gemellaggio tra i rispettivi siti UNESCO e la creazione di reti museali.

 

Tribuna Economica

 

(© Riproduzione riservata)

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