La presente informativa è resa, anche ai sensi dell’art. 13 del D. Lgs. 196/2003 “Codice in materia di protezione dei dati personali” (“Codice Privacy”) 
e degli artt. 13 e 14 del Regolamento (UE) 2016/679 (“GDPR”), a coloro che si collegano alla presente edizione online del giornale Tribuna Economica di proprietà di AFC Editore Soc. Coop. 

Leggi di più

La Turchia cerca di incrementare i legami politici e commerciali con il Golfo e diversificare il suo indebitamento diventando al tempo stesso una delle economie più dinamiche del mondo musulmano attraverso lo sviluppo della finanza islamica. 

L’ obiettivo e’ di triplicare la presenza di istituzioni conformi alla sharia entro il 2023. Le Participation Bank, come vengono definite tecnicamente le banche che non applicano interessi al denaro prestato, operano in conformita' a precisi dettami della dottrina islamica. Norme recentemente proposte dal Governo permetteranno a societa’ finanziarie e banche turche ed al Tesoro di emettere prestiti secondo le regole della finanza islamica consentendo l’accesso ad un mercato stimato più di $ 100 miliardi di dollari. La Turchia mira a trasformare Istanbul, la sua capitale economica e culturale, in un importante centro finanziario, con progetti di spesa per 350 miliardi dollari, concentrati soprattutto sulla finanza islamica. Quattro banche operano nel settore delle banche di partecipazione: Bank Asya, Türkiye Finans, Albaraka Türk e Kuveyt Türk, rappresentando il 5,3 per cento del settore bancario turco. Ad esse si aggiungono le banche statali, Ziraat Bank e Halkbank. Nel 2011, secondo dati dell'Unione delle Participation Bank, mentre l'intero settore bancario turco conosceva un crollo dei guadagni del 10%, le banche islamiche sono state le uniche a registrare una crescita e sono arrivate a dare lavoro a 13.857 persone. Il Tesoro turco ha anche cominciato a emettere sukuk, vale a dire bond conformi alla sharia, con i quali si punta ad aggredire anche il mercato internazionale, sempre piu' interessato alla finanza turca. La principale differenza tra queste banche e quelle occidentali, consiste nel fatto che non possono guadagnare sugli interessi (riba) e sulla speculazione (gharar). Infatti il Sacro Corano considera gli interessi una forma di usura e non consente che il denaro, restando fermo, possa generare altro denaro. Inoltre, la finanza islamica si differenzia da quella tradizionale occidentale per l'importanza attribuita al carattere sociale dell'investimento. Così ad esempio sono proibiti gli investimenti, oltre che nei settori delle armi o della droga, anche nei settori delle bevande alcoliche, della carne di maiale, delle riviste scandalistiche e in tutti gli altri settori in cui vigono i divieti dettati dalla legge coranica (ICE ISTANBUL)